SAAC BASHEVIS SINGER.
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LA FAMIGLIA MOSKAT.
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Parte 2.
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Titolo originale: The Family Moskat.
Traduzione di: Bruno Fonzi.
1989. TEADUE Editrice.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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PARTE TERZA.
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CAPITOLO PRIMO.
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1.
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Il quartiere di Gzhybov aveva di che parlare: Reb Meshulam Moskat
si era improvvisamente ammalato e sua nipote Hadassah era scappata
di casa con un giovinastro di provincia. Gli ebrei di Varsavia
erano certi che la causa della malattia del vecchio era la fuga della
ragazza come due e due fanno quattro. Nelle case di preghiera e nelle
case di studio chassidiche c'era gran confusione. C'era un gran chiacchierare
dappertutto: nei negozi di alimentari, tra le bancarelle del
mercato, i tavoli dei sarti, i deschetti dei ciabattini, nei negozi di
mobili di via Bagno, persino nella lontana via Nalevki. Nelle case dei
figli e delle figlie di Meshulam i telefoni cominciavano a squillare
fin dal mattino presto. Davanti alla casa del vecchio sostava in permanenza
la carrozza del dottor Mintz, e v'era una continua processione
di droshky. Il figlio maggiore di Meshulam, Joel e sua moglie,
Regina Ester, cos corpulenti entrambi, sbuffavano su per le scale.
Nathan, il secondogenito, aveva l'ordine di non muoversi dal capezzale
del malato. In aggiunta al diabete, Nathan aveva il cuore in cattivo
stato. Ma aveva persuaso Saltsha ad accompagnarlo in casa di
suo padre, e lei s'era portata dietro una borsa piena di medicine e di
pillole. La figlia maggiore di Meshulam, la vedova Perla, era fuori
citt, era andata a Lodz per affari, e gli altri le avevano mandato un
telegramma per farla tornare. Pinnie venne a piedi, di corsa. Sulla
porta incontr sua sorella Lia. La folla che si era radunata sul marciapiede
si apr per farli passare. Udirono che Pinnie diceva: Che
cos' successo? Che cos' successo? E videro Lia torcersi le mani,
mentre rispondeva: Che cosa importa quel che  successo? Quel
che gli occorre, adesso,  la misericordia di Dio.
Una folla di curiosi si era radunata intorno alla carrozza del dottor
Mintz, guardavano attraverso i finestrini i morbidi sedili imbottiti;
contemplavano il cocchiere gentile col cilindro e l'uniforme dai
bottoni d'argento, i cavalli con la coda tagliata, il mantello lucente,
la testa eretta. Arriv un'altra carrozza, quella del dottor Frankl, e
immediatamente si sussurr che se si era ritenuto necessario un consulto,
la situazione doveva essere critica.
Noemi apparve sul portone, rossa, eccitata, gridando con quanto
fiato aveva in corpo:
Che diavolo state a fare qui! Non lasciate entrare nessuno!
Come sta il padrone?
Andate via! Andate a casa! Vi manderemo un fattorino per farvi
il rapporto. Se ne stanno l come tante mummie. Fece un gesto
minaccioso.
Chiss quanti gliene ha rubati, la vecchia strega, disse la ragazza
del fornaio. Ha il fuoco in corpo.
Che ne  di Koppel, l'usciere? domand una donna. Si stringeva
il cesto con la spesa contro il ventre gravido.
Eccolo che arriva.
Koppel stava scendendo da un droshky. Diede qualche moneta
al vetturino, e prima che qualcuno avesse potuto dirgli una parola,
aveva salito le scale e la porta si era richiusa dietro di lui. Facchini,
carrettieri, operai e oziosi se ne stavano a guardare dal marciapiede
opposto, arrotolandosi sigarette, guardando curiosamente verso le
finestre dell'appartamento Moskat, e parlando ad alta voce.
Appena lui chiuder gli occhi, si scatener il finimondo.
Vorrei avere io tutti i soldi che coster questa storia.
Ne rimarr sempre un mucchio.
E si era preso anche una terza moglie, il vecchio caprone.
Non ti preoccupare. Avr anche lei un bell'osso da spolpare.
Dicono che la figlia di Nyunie sia scappata con un tale, disse
uno.
Che cosa!? Mamma mia, che cosa sento! esclam la ragazza
del fornaio fremente di eccitazione.
Quale? Come si chiama?
Hadassah.
La maledizione di Dio! La punizione del cielo! L'Onnipotente
si prende il suo tempo, ma quando stende la mano, razione doppia!
disse piamente la donna incinta. Loro si rimpinzano la pancia fino
a scoppiare, e buttano sul lastrico i poveracci, coi pochi cenci che
hanno. Che le loro ossa marciscano nella Geenna!
Ma che cosa dite! Reb Meshulam non ha mai buttato nessuno
sul lastrico.
Vecchi ebrei, oziosi che sapevano i fatti di tutti e seguivano tutti
i funerali, dissero che la colpa era tutta di Abram Shapiro, di quell'eretico,
di quel dissoluto, se la figlia di Nyunie si era allontanata dal
sentiero della grazia. Anche se tutti costoro parlavano come se sapessero
ogni particolare della vita intima delle ricche famiglie ebraiche
di Varsavia, la verit era che nessuno di loro sapeva con precisione
i guai che avevano colpito la famiglia Moskat. Fu soltanto verso
sera, quando lo shadchan Zeinvele Srotsker arriv alla casa di preghiera
di Bialodrevna, che si seppe qualche particolare. Hadassah
aveva un'amica, una ragazza gentile; luned mattina aveva detto a
sua madre che andava con quest'amica ad una festa a Praga, e avrebbe
poi passato la notte a casa sua. Non era la prima volta che Hadassah
trascorreva la notte con la shiksa, e Dacha non aveva sollevato obiezioni.
Come poi si era saputo, la ragazza, invece di andare a Praga
era andata alla stazione, dove l'aspettava questo ragazzo, uno studente
di Tereshpol Minor, figlio di un rabbino, ma un apostata. Tutto
era stato organizzato cos bene che i genitori di Hadassah avevano
scoperto la cosa soltanto il giorno dopo. Quando Meshulam aveva
saputo la notizia era svenuto. Aveva perso la favella, e met della
faccia era paralizzata. Anche alla madre della ragazza aveva preso
male, e ora le stavano mettendo borse di ghiaccio sulla testa. Era
stata informata la polizia, ma la coppia sembrava essersi volatilizzata.
Gli ascoltatori di Zeinvele erano rimasti ammutoliti dallo stupore.
 vero, i fedeli di Bialodrevna erano ormai abituati alle emozioni.
La figlia del loro stesso rabbino non s'era forse allontanata dal sentiero
della virt? Cosa non era successo, a Varsavia, dopo la rivoluzione
del 1905! Giovani chassidim avevano gettato via il loro gabbano,
si erano tagliati la barba, avevano scioperato, si erano fatti
sionisti. Figlie di buona famiglia si erano innamorate di studenti
universitari ed erano fuggite con loro a New York, a Buenos Aires,
o in Palestina. Madri di famiglia avevano buttato via la parrucca e
si lasciavano vedere da tutti in capelli nudi. Erano questi libri profani
stampati in yiddish, s che chiunque poteva capirli, che avevano
avvelenato il cervello, della gente perbene. E queste scuole
riformate, dove da qualche tempo i genitori mandavano le loro figlie,
altro non erano che sentine di paganesimo e di sfrontatezza.
Comunque, chi mai avrebbe immaginato che sarebbe accaduta una
cosa simile alla figlia di Nyunie, alla nipote di Meshulam Moskat!
Era la prova che nessuno, ormai, poteva pi essere sicuro dei propri
figli. E il modo in cui Meshulam aveva reagito era la prova che, con
tutti i suoi errori, egli rimaneva tuttavia un ebreo di vecchia scuola,
un vero chassid.
Ah,  la fine del mondo, sospiravano.
Quasi ogni fedele aveva in casa un figlio od una figlia, che stava
cadendo vittima di queste nuove mode. Si portavano a casa romanzi
dalle biblioteche. Partecipavano a ogni sorta di riunioni. C'erano
oratori che tuonavano che gli ebrei non dovevano aspettare la venuta
del Messia, ma ricostruire la patria ebraica con le loro mani.
Ragazzi e ragazze si riunivano segretamente nelle cantine, nelle soffitte,
e cospiravano contro lo zar. La verit era che gli ebrei erano
perseguitati sempre pi. Guadagnarsi la vita diventava di giorno in
giorno pi difficile. Come sarebbe andata a finire? Rimaneva soltanto
una speranza: la venuta del Messia, ma presto, finch restava
qualche pio ebreo.
Zeinvele Srotsker era seduto su un banco, le mani sulle ginocchia,
la testa china. La fuga di Hadassah significava una grossa perdita
per lui. Il suo onorario sarebbe stato di cinquecento rubli. Il periodo
pasquale si avvicinava... E anche lui aveva una figlia da maritare.

2.

Nella stanza da letto di Meshulam, la fiamma della lampada era
stata abbassata al minimo. Al capezzale sedeva un'infermiera dell'ospedale
ebraico. Il malato era tenuto sollevato con due guanciali.
Teneva gli occhi chiusi. La sua faccia incavata era del colore della cartapecora.
Di quando in quando i radi peli della sua barba avevano un
fremito, i pomelli agli zigomi gli si arrossavano.
Rosa Frumetl apr la porta e guard dentro. In un sussurro domand
all'infermiera se il malato si fosse svegliato. L'infermiera
scosse la testa, e Rosa Frumetl si ritir chiudendo la porta.
Nelle altre stanze si affollavano i figli, le figlie, i generi, le nuore,
i nipoti Moskat. E v'era inoltre un certo numero di persone che
nessuno pareva conoscere, e che avevano fatto in modo d'introdursi
nell'appartamento. I due figli di primo letto del vecchio, Joel e
Nathan, erano seduti su due poltrone in soggiorno. Joel si pettinava
con le dita la barba color ambra tagliata alla Francesco Giuseppe.
Ogni tanto estraeva dal taschino del panciotto un grosso orologio
d'oro, faceva diligentemente scattare le tre calotte, e guardava
il quadrante. Non aveva niente da fare, qui; doveva badare ai suoi
affari, lui. Continuava a suggerire a Regina Ester che forse era il
caso di andarsene. Ma ogni volta lei gli rispondeva che non sarebbe
stato bene. Mormorava qualcosa a proposito del testamento, ma lui
non riusciva assolutamente a immaginare che importanza potesse
avere, ai fini dell'eredit, che loro stessero o non stessero l. Fumava
un sigaro dopo l'altro. Pensava oziosamente che se fosse vissuto
quanto suo padre, avrebbe avuto ancora una ventina d'anni davanti
a s, mentre se fosse morto sulla settantina, gli restavano appena
una decina d'anni o poco pi. A che pro, dunque, rifletteva
filosoficamente, tutto questo agitarsi per il denaro? Giusto per i
figli. E chi poteva dire se non avrebbero aspettato intorno al suo
letto di morte allo stesso modo che lui e i suoi fratelli stavano
aspettando intorno a quello del loro padre? Toss fuori una nuvola
di fumo e disse a suo fratello Nathan: Vanit delle vanit, tutto
 vanit.
Una presa di tabacco, rispose Nathan e ingoi una delle sue
pillole.
Nathan seguiva la sua routine come se fosse stato in casa sua.
Saltsha gli aveva tolto le scarpe ed infilato ai piedi un paio di pantofole,
quindi glieli aveva appoggiati su un poggiapiedi. Gli portava
continuamente roba: t con saccarina, poich non poteva mangiare
zucchero per via del diabete, uno spicchio d'arancia, fegatini di
pollo, un bicchierino d'acquavite. Invece di lasciar vagare i suoi
pensieri su cose spiacevoli, lui stava scartabellando un almanacco
che conteneva un calendario perpetuo ebraico e portava le date delle
fiere nelle citt russe. Conteneva anche delle descrizioni della
Cina, del Siam, dell'India, e di altri lontani paesi, e notizie sul
freddo intenso delle regioni vicine al Polo Nord, dove la notte ed il
giorno duravano sei mesi. Come facevano gli ebrei di quei paesi a
osservare il Sabbath? si domandava Nathan. Dovranno regolarsi
con l'orologio, decise. Prov l'impulso di parlarne a Saltsha, ma in
presenza di Joel si vergognava di parlare di qualunque cosa. Com'
complicato il mondo, pens. Immaginare una cosa simile!
Pinnie vagava oziosamente da una stanza all'altra, il cappello di
sghimbescio, il cappotto sbottonato. Non aveva mangiato nulla dalla
mattina presto. Per due volte Hannah gli aveva telefonato di
tornare a casa a pranzo, ma lui non si era mosso. Parlava con tutti,
coi parenti, i fratelli, i servi, persino con gli estranei. Bisogna
che faccia qualcosa, si diceva. Non si pu lasciare tutto cos in
disordine. Ma non riusciva ad immaginare che cosa potesse fare.
Finalmente and nello studio di suo padre e frug nelle carte di
un cassetto della scrivania: appunti strappati, lettere di rabbini,
di mercanti, di parenti; contratti estinti da un pezzo; ricevute di
yeshivah e di scuole talmudiche; colonne di cifre di significato
oscuro. Come riusciva a tener a mente tutta questa roba, pap? si
domandava Pinnie. Chiss come lo derubava, Koppel. Cerc di aprire
la cassaforte, ma era chiusa.
Lia, la figlia minore di Meshulam, era seduta in cucina e parlava
di Hadassah con Noemi. Noemi diceva che quel giovanotto che
Rosa Frumetl aveva incaricato di rivedere il manoscritto le aveva
fatto una cattiva impressione sin dal principio. Non si era mai fidata
di questi provinciali, lei, si approfittavano di tutto quel che gli veniva
a tiro e poi tagliavano la corda. Ogni tanto Koppel veniva in
cucina, per accendere una sigaretta ai carboni della stufa e a scambiare
qualche parola con Lia. Noemi sapeva che Koppel era ancora
innamorato di Lia. Ogni volta che lui veniva in cucina, li lasciava
soli, e andava a raggiungere Manya, eternamente occupata
nei suoi solitari. Manya non era ancora sicura se l'uomo del suo
destino sarebbe stato biondo o bruno.
La pi sconvolta per la malattia di Meshulam era Hama. Non
gliene andava bene una, a lei. Prima aveva lasciato Abram, e adesso
ecco che suo padre era moribondo. I fratelli e le sorelle avrebbero
arraffato tutto e a lei non sarebbe rimasto un centesimo. Temeva
che il vecchio avesse diseredato non soltanto Abram, ma lei stessa
e le sue figlie. Ma soprattutto, in questi ultimi giorni, aveva ricominciato
a provare l'antico affetto per suo padre. Ora se ne stava
in una stanza con Rosa Frumetl, sentendo che la sua nuova matrigna
si trovava in certo modo nella sua stessa situazione, nella stessa
incertezza se Meshulam si fosse ricordato di lei, nel testamento. Le
due donne piangevano, si soffiavano il naso, e si esortavano a vicenda
a mangiare qualcosa.
Adele si era chiusa nella sua stanza. Il suo patrigno era abbastanza
avanti con gli anni, e c'era da aspettarselo che un giorno o l'altro
sarebbe morto. Ma che quel provinciale di Asa Heshel avesse avuto
l'improntitudine di scappare con Hadassah, questa era una cosa di
cui non riusciva a capacitarsi. Non che fosse gelosa, neanche per sogno,
anzi, gli augurava buona fortuna a tutti e due. Ma ad ogni modo,
perch negarlo, era come se avesse ricevuto uno schiaffo in piena
faccia. Si pentiva amaramente d'aver acconsentito a farlo lavorare al
manoscritto di suo padre. Si vergognava di avergli parlato come gli
aveva parlato, di essersi addirittura offerta di dargli lezioni. Si era
abbassata, e tutto quel che ne aveva ricavato era che lui le aveva riso
in faccia. Era cos che le era sempre successo, a Brody, a Vienna, e
ora qui a Varsavia. In fatto di uomini aveva una bella fortuna, lei.
Era proprio cos brutta, o aveva qualche difetto di cui non si rendeva
conto?
Se ne stava allungata sul letto. Ebbene, cos sia. Si sarebbe adattata
al suo destino. Si sarebbe abituata all'idea di non aver mai un marito,
bambini, una casa sua. Sarebbe vissuta sola. D'un tratto le venne
in mente suo padre, il cui corpo si stava riducendo in polvere nel
cimitero di Brody.
Pap, tu s che mi volevi bene! mormor. Tu eri l'unico!

3.

Mentre Meshulam Moskat giaceva nel suo letto di malato, Rosa
Frumetl, Lia, Noemi e Koppel si aggiravano per la casa guardinghi,
ciascuno sospettava che l'altro fosse in possesso delle chiavi della
cassaforte. Ciascuno si domandava dove il vecchio potesse aver nascosto
i gioielli appartenuti alle sue due prime mogli, come pure i
brillanti e le pietre preziose che, sapevano, egli aveva accumulato
in questi ultimi anni. A un certo momento, quando gli altri non
c'erano, Noemi aveva cercato di forzare lo sportello della cassaforte
con un attizzatoio, ma lo sportello non s'era mosso. In quella
confusione, certo non sarebbe stato difficile arraffare qualche pezzo
d'argenteria, dei candelieri, dei vassoi, ma Noemi non era tipo da
scendere cos in basso. Poi c'erano delle casse piene di pellicce, manicotti,
vestiti di seta, di satin, di velluto, tutti ben conservati in naftalina.
Ma bisognava esser pazzi, per darsi la pena di prendere quelle
anticaglie.
Comunque, Noemi aveva fatto in modo di mettere insieme una
piccola fortuna, pi di settemila rubli, e alla fine decise di rimanere
onesta. Lei e Manya non perdevano d'occhio nessuno. Lia non dissimulava
le sue ricerche. Guardava dentro i bauli, vuotava gli armadi,
passava in rivista mucchi di carte, scuoteva ogni indumento appartenente
al vecchio, e chiavi non si trovavano.
Frattanto, i figli e i generi di Moskat, che amministravano gruppi
di fabbricati, cessarono di versare a Koppel le pigioni incassate.
Era ormai antica consuetudine presentarsi all'ufficio del vecchio il
venerd successivo all'otto di ogni mese, per il rendiconto. In tali
occasioni, sulla scrivania si ammonticchiavano alte pile di banconote
e mucchi di monete d'argento e di rame. Ciascun amministratore
presentava una lista degli inquilini morosi. Meshulam era noto per
non aver mai sfrattato nessuno, pure si parlava continuamente di
sfratti e di azioni legali. Joel arrivava sempre con qualche notizia a
proposito di stabili posti in vendita e che si potevano comprare quasi
per niente, e Meshulam ordinava a Koppel di prender nota dell'indirizzo,
e di recarsi a dare un'occhiata allo stabile dopo il Sabbath.
Koppel continuava ad andare in ufficio ogni giorno. Sedeva alla
sua scrivania, fumava sigarette, leggeva i giornali, e sbadigliava.
I vecchi dipendenti che godevano di una pensione si presentavano
col cappello in mano a domandare rispettosamente notizie del padrone.
Koppel rispondeva che non c'era niente di nuovo. Anche
Yechiel Stein, il contabile, aveva dovuto mettersi a letto; arriv sua
figlia a lamentarsi che ormai da due settimane non gli era stato pagato
il salario e non avevano pi un centesimo per mangiare. Al che,
Koppel rispose: Se stesse in me, ve lo pagherei. E aggiunse che
nemmeno lui aveva ricevuto il suo salario.
Si alz dalla sedia, si piant davanti alla finestra e guard nel cortile.
Tutto stava andando alla malora. Le scale che portavano ai piani
superiori erano mezzo cadenti. I vetri mancanti alle finestre erano
stati sostituiti con pezzi di cartone o con cenci. Gli inquilini
impoveriti, non avendo i soldi per comprarsi il carbone, bruciavano il
legname appartenente a Reb Meshulam. Centinaia di volte Koppel
aveva detto che bisognava buttar fuori quei parassiti, demolire i
fabbricati, e ricostruire un gruppo di case decenti. Ma negli ultimi
anni non era pi stato possibile persuadere il vecchio a far qualsiasi
cambiamento.
S, una volta tutto era diverso. Quando Koppel era stato fatto
usciere, Meshulam si dava a vaste imprese. Il denaro pioveva da tutte
le parti. Meshulam costruiva case, speculava in Borsa, acquistava
partecipazioni, faceva investimenti. A quei tempi, Koppel era sempre
in movimento. Viaggiava in seconda classe, pernottava negli alberghi,
beveva in compagnia di ricchi commercianti, di signori polacchi.
I figli di Meshulam tremavano davanti a lui, le sue figlie e le
sue nuore lo trattavano con riguardo. Commercianti e rappresentanti
cercavano d'ingraziarselo con regali. In realt, era col denaro che
si era fatto a quei tempi ch'era riuscito a comprarsi quella casa di
due piani a Praga, dove ora abitava, e ad accumulare le migliaia di
rubli che ora aveva in banca. A quei tempi aveva sperato che un
giorno sarebbe diventato il genero di Meshulam. E non aveva perso
quella speranza nemmeno quando Lia era stata sposata a quel vedovo,
quel bigotto di Moshe Gabriel.
Ma poi, oltrepassati i settanta, Meshulam aveva ritirato le corna.
Aveva liquidato la maggior parte delle sue partecipazioni, e si era tenuto
soltanto gli immobili. Aveva depositato i suoi capitali alla Banca
Imperiale di Pietroburgo, che pagava un interesse assai basso, o
comprato obbligazioni il cui corso non aveva subto variazioni, col
passar degli anni, e che pagavano dividendi modesti. Secondo i calcoli
di Koppel, il vecchio doveva possedere un milione tondo, oltre
a ci che teneva in cassaforte e agli altri tesori che aveva nascosto
chiss dove.
Pi d'una volta Koppel aveva pensato che la cosa pi sensata sarebbe
stata di sputare su tutta la faccenda, e di andarsene per i fatti
suoi. Avrebbe potuto mettersi a fare l'agente immobiliare, o anche
vivere comodamente con quanto aveva. Sua moglie Basha non era
certo una spendacciona; dei quindici rubli settimanali che lui le dava
per le spese di casa, le avanzava sempre qualcosa. I figlioli, Manyek,
Shosha, Yppe e Teibele, venivano su bene e non gli davano preoccupazioni.
Manyek studiava in una scuola commerciale. Shosha era
una vera bellezza. Yppe purtroppo zoppicava un poco, e doveva portare
un tirante alla gamba sinistra, ma per lei era gi pronta una dote.
Teibele era ancora piccolo. S, Koppel poteva proprio permettersi
di mandarli al diavolo, i Moskat, dal primo all'ultimo. Per doveva
ancora sistemare un mucchio di conti con loro.
Il suo sentimento per Lia non era diminuito col passar degli anni,
anzi era diventato pi forte. Lia aveva gi una figlia grande. Se Masha
si fosse sposata, Lia poteva essere nonna tra un anno. Ma agli
occhi di Koppel era ancora una ragazza. Ogni volta che la vedeva,
col suo petto alto, i fianchi rotondi, l'orlo di merletto della sottoveste
che spuntava sotto la gonna, il desiderio di lei lo sopraffaceva.
Ella conduceva una vita perfettamente rispettabile, ma Koppel sapeva
bene che mordeva il freno. Moshe Gabriel non era il marito
per lei; solo pochi giorni prima, lei aveva detto a Koppel: Metter
fine a questa storia. Mi trattengo soltanto perch non voglio dare
questo dispiacere a mio padre.
Ma per divorziare da sua moglie e sposare Lia, Koppel avrebbe
avuto bisogno di un mucchio di soldi. E perci doveva rimanere in
contatto con la famiglia. Per anni aveva lavorato allo scopo di farsi
nominare dal vecchio suo esecutore testamentario. Spesso si era immaginato
marito di Lia e a capo delle imprese della famiglia. Avrebbe
viaggiato in una carrozza con le ruote gommate; sarebbe divenuto
membro del Consiglio della Comunit, sarebbe andato alle funzioni
del Sabbath nella grande sinagoga. Avrebbe combinato i matrimoni
dei nipoti Moskat, che avrebbero unito i pi grossi patrimoni ebrei
della Polonia. Avrebbe fondato una banca. La Banca Moskat e Berman.
Avrebbe avuto un seggio in Borsa, il governatore generale lo
avrebbe tenuto in considerazione, avrebbe portato il cilindro. Sarebbe
andato con Lia a passar le acque nei posti eleganti.
Ma nulla era andato secondo le sue speranze. E questa improvvisa
malattia di Meshulam era il tocco finale. Era chiaro che il vecchio
non aveva fatto testamento. Koppel non avrebbe preso un centesimo.
Per di pi, Lia aveva cominciato a sospettare che lui non era
poi cos potente, dopo tutto. Gli aveva detto qualcosa a proposito
della chiave della cassaforte, e aveva accennato che sarebbe stata disposta
a combinare un qualche accordo per lui. Ma Koppel aveva fatto
mostra di non capire. Pensare che avevo creduto che tu sapessi
tutto, aveva detto Lia. Pensavo che Koppel Berman non era
un tipo qualunque.
E Koppel, arrossendo, aveva risposto: Per chi mi avevi preso,
per un mago?

4.

Un giorno, verso la fine del pomeriggio, Koppel se ne stava seduto
in ufficio fumando una sigaretta dopo l'altra. Con la punta dello
stivale dischiuse un cassetto della scrivania, quello pi in basso. Lo
apr. Dentro c'erano dei timbri, una bottiglia d'inchiostro di china,
alcuni bastoncini di ceralacca, della carta gommata, una congerie di
oggetti. In fondo al cassetto c'era un piccolo barattolo. Koppel lo
prese e lo apr. Dentro c'era la chiave della cassaforte di Meshulam;
Koppel la riconobbe dai dentini seghettati e dal fusto largo. Ne prov
una tale scossa che si dimentic perfino di sorprendersi. Era certo
un duplicato, pens; non era stata mai usata. La soppes sul palmo
della mano. Ormai, la cassaforte l'avranno ripulita, immagino,
pens. Ma tanto vale darvi un'occhiata, a ogni buon conto.
Si mise il cappotto e la bombetta, prese la sua borsa, e usc. Per
le scale accese un'altra sigaretta. La prima cosa  mantenere la calma,
riflett. Altrimenti non si combina niente. In cortile, la
moglie del portiere lo salut, e gli disse qualcosa a proposito dell'oca
che lui l'aveva incaricata d'ingrassargli per la Pasqua. Koppel rispose
che per Pasqua c'era ancora un bel pezzo. Continua pure a
ingozzarla.
Si diresse verso la Gzhybov. Il sole stava tramontando. Nell'aria
v'era un sentore di primavera precoce. In fondo alla piazza era caduto
un cavallo e si era rotto una zampa, intorno si era radunata una folla.
Di fronte alla casa di Meshulam la ragazza del fornaio litigava con
una cliente che pretendeva di tastare ogni panino prima di sceglierlo.
Le scale erano al buio, la lampada non era stata ancora accesa.
Koppel suon il campanello, e Manya venne ad aprire con l'eterno
mazzo di carte in mano. Lo guard con i suoi miopi occhi obliqui.
Oh, siete voi, Koppel.
S. Che notizie ci sono? Come sta il secchio?
Non auguro di meglio ai suoi nemici.
Dov' Noemi?
 uscita.
Questa era una buona cosa. Noemi gli aveva tenuto continuamente
gli occhi addosso, in questi giorni, neanche fosse stato un ladro.
Per dissipare qualunque eventuale sospetto sulle sue intenzioni,
cominci a scherzare con Manya.
E cos, sempre con quelle carte in mano! disse, bonariamente.
E che altro potrei fare?
Dicono che chi  sfortunato alle carte  fortunato in amore.
Io sono sfortunata in tutt'e due.
Koppel la guard con aria estimatrice. Manya si avvolse pi
stretta nello scialle; non voleva aver niente a che fare con un uomo
sposato.
Adesso accendo la luce, disse.
Non ti disturbare. Strofin un fiammifero e accese un'altra
sigaretta. Manya torn in cucina. Koppel tossicchi sommessamente.
A quanto pareva, non c'era nessuno in casa, tranne il malato e l'infermiera.
Le stanze erano tutte al buio. Spinse la porta dello studio.
Le gelosie erano per met abbassate, e dalla strada penetrava la debole
luce dei lampioni a gas. Strisce di luce correvano attraverso il
soffitto perdendosi negli angoli bui della stanza. Lo sportello della
cassaforte riluceva cupamente, come uno specchio nero. Koppel ascoltava
intento, trattenendo il fiato. Trasse di tasca la chiave. O adesso
o mai. Cerc d'infilare la chiave nella toppa, ma non entr, scivol
di lato con un acuto stridio contro lo sportello di acciaio. Avrebbe
voluto accendere un fiammifero, ma non ne ebbe il coraggio. Tutti i
suoi sensi erano tesi. Tast la serratura con la punta delle dita: era
stata riempita con cera o mastice. Trasse di tasca un temperino e la
ripul. Quindi introdusse la chiave. Questa volta entr. La gir verso
destra. La serratura stridette, ma lo sportello non si mosse. Lo
tir a s con forza, e finalmente cedette. La cassaforte era piena fino
a straripare, poich nonostante il buio, egli vide mazzetti di carte
rotolare fuori uno dopo l'altro alla rinfusa, come in un sogno.
Erano inconfondibilmente banconote. Si riconoscevano benissimo.
Da quel momento, tutto si svolse molto in fretta. Koppel s'inginocchi
sul pavimento, sciolse le cinghie della sua borsa, l'apr
completamente, e cominci a riempirla di banconote. In pochi momenti
la capace borsa fu piena; dovette faticare per chiuderla. Si
riemp di banconote le tasche interne ed esterne della giacca, le tasche
dei calzoni. Prese su la borsa, stupito del peso: non aveva immaginato
che la carta potesse pesare tanto. Mentre riagganciava la fibbia,
il pernetto d'acciaio gli punse profondamente un dito sotto l'unghia.
Sta' a vedere che morir di tetano, pens. Si mise il dito
in bocca e lo succhi. Non devo lasciare tracce di sangue. Si
sentiva come un assassino che cancellasse le tracce del suo delitto.
Rimase per un momento immobile, pensando di aver udito dei
passi. Con mani tremanti richiuse lo sportello e gir la chiave. Usc
nel corridoio. Nella penombra gli parve d'intravedere la pallida sagoma
di un volto.
Manya, chiam.
Non vi fu risposta. La forma svan come se la sua voce l'avesse
esorcizzata. Sul pavimento vide una banconota. Possibile che gli fosse
caduta? Si chin per raccoglierla, ma era soltanto una vaga traccia
di luce riflessa sul pavimento. Sono troppo agitato, pens.
Sentiva le tempie pulsargli, e il sudore colargli sotto il colletto. Si
mise a camminare rumorosamente. Apr la porta della stanza di
Meshulam. Una lampada ardeva debolmente. Sul soffitto oscillava
l'enorme ombra di una testa. L'infermiera, con la sua cuffia bianca,
si volt verso di lui portandosi un dito alle labbra.
Fuori, la luce delle scale non era stata ancora accesa. Non incontr
nessuno, uscendo. Che cosa gli sar preso, a tutti quanti?
pens. Come mai lasciano solo il vecchio? Frasi sconnesse,
parole ebraiche da lungo tempo dimenticate, gli attraversavano la
mente. Per un poco rimase indeciso sulla direzione da prendere, se
dovesse andare verso la Tvarda o la Gnoyna. S'incammin verso la
Tvarda. Scivol, e fu l l per cadere. Un gruppo di fedeli stavano
uscendo da una casa di preghiera. Un venditore ambulante andava
offrendo raganelle per il Purim.(1) Si era gi cos vicini alla festa? si
domand Koppel. Pass un droshky, e Koppel gli fece segno. Salendo,
urt un ginocchio contro lo scalino. Sedette, posando la borsa
accanto a s. Per dove? domand il vetturino, e Koppel,
attonito, si accorse che non riusciva a ricordarsi il proprio indirizzo.
Passate il ponte di Praga, disse.
Il vetturino si gratt la nuca, fece schioccare la frusta e volt la
carrozza. Comp la manovra cos bruscamente che Koppel fu quasi
proiettato gi dal sedile. D'un tratto si ricord del mastice con cui
era stata riempita la toppa della serratura. Chi poteva averlo fatto?
Noemi! Ecco ci che lo avrebbe scoperto. Sono perduto! Faranno
delle indagini, e tutto sar scoperto! Farei meglio a saltar gi e a fuggire.
No, devo dominarmi. Non devo perdere la testa.
In un lampo, vide con chiarezza l'errore che aveva commesso.
Avesse almeno avuto tanto buon senso da raccogliere i pezzetti di
mastice e rimetterli nella toppa! Ormai era troppo tardi. Noemi, di
sicuro, era gi tornata a casa e aveva telefonato alla polizia. Forse,
a casa avrebbe trovato le guardie ad aspettarlo. Gli avrebbero messo
le manette. E gli avrebbero preso tutto. Tutta Varsavia avrebbe riso
della sua caduta. Sarebbe marcito in prigione per il resto della
sua vita. Si sent addosso un sudore freddo. Addio Koppel Berman,
il braccio destro di Meshulam Moskat, rispettabile possidente di
Varsavia, padre di bambini perbene. Eccolo l, Koppel Berman il
ladro, che fuggiva in un droshky con la refurtiva. Perfino il vetturino
se n'era accorto! Che cos'altro poteva significare quel modo
curioso di piegare le spalle inclinando la testa da un lato? Ud in
distanza il fischio di un poliziotto, lungo e tremulo. Gi lo stavano
inseguendo.
Chiuse gli occhi e aspett. Questa  la fine, pens. Che cosa
avrebbe detto Lia?
Sent un dolore acuto al dito che si era punto. Gli batteva. Apr
gli occhi e alla luce di un lampione vide una macchia nera sotto
l'unghia. Magari un po' di ruggine era entrata nella ferita.
Il droshky si arrest d'improvviso, al passaggio di un tram. Si
trovavano in via Senatorska. Dalla Vistola giungevano raffiche di
vento freddo. D'un tratto gli parve di essersi svegliato da un sonno
pesante.

NOTE.

1. Festa delle Sorti. Celebra la liberazione degli ebrei in Persia ad opera
della regina Ester. (N.d.T.).

5.

Come il droshky si avvicin al ponte di Praga, i nervi di Koppel
si calmarono. Nessuno lo inseguiva. Probabilmente Noemi non era
ancora tornata a casa, e nessuno aveva visto i pezzi di mastice. Magari
era stato il vecchio stesso a riempire il buco della serratura,
assai prima che si ammalasse. E seppure a qualcuno fossero venuti
dei sospetti, ne sarebbe passato del tempo, prima che chiamassero
la polizia. Si asciug il sudore dalla fronte. Prese di tasca il pacchetto
delle sigarette, e abilmente accese un fiammifero nonostante il
vento che soffiava dalla Vistola. Si appoggi alla spalliera, allung
le gambe, si prese in grembo la pesante cartella, e chiuse gli occhi.
Sul ponte c'era una gran confusione. I tram passavano scampanellando.
Automobili, pesanti carri andavano avanti e indietro. I
carrettieri urlavano e schioccavano le fruste. Il vetturino si volt
verso Koppel. Dove andiamo, padrone?
Koppel gli disse il nome di una strada ad un isolato da casa sua.
Il vetturino diede di frusta ai fianchi del cavallo. Enormi nuvole
scure con bagliori rossastri correvano rapide nel cielo, scoprendo
ogni tanto uno spicchio di luna. Il droshky pass davanti alla casa
di Koppel. Questi guard il portone. Non v'era nessuno in attesa.
Si rialz il bavero e si cal ben bene il cappello in modo da non essere
riconosciuto da qualche vicino. Not che in casa sua v'era una
sola finestra illuminata; Bashele continuava a fare economia di
combustibile esattamente come nei primi anni del loro matrimonio,
quando lui guadagnava dieci rubli la settimana.
Eccoci qua, padrone... Uuaaa! disse il vetturino. Koppel
scese, gli diede mezzo rublo, e segu con lo sguardo la carrozza che
si allontanava. Poi, lentamente, si avvi verso casa.
Sulla porta del suo appartamento, rimase per un poco in ascolto.
Udiva Bashele armeggiare in cucina, mugolando tra s. Era tutto
normale. Entr. In cucina faceva caldo. Dalle pentole fumanti s'innalzava
un odore fragrante. Bashele era china sui fornelli. La sua
figura si manteneva snella e giovanile. Aveva una faccia larga,
occhi limpidi, e un naso leggermente schiacciato. Era la figlia di un
venditore ambulante, e quando Koppel l'aveva sposata faceva la
domestica. Non sapeva nulla degli affari del marito. Era sempre in
faccende, cucinava, puliva, inventava sempre nuovi modi per risparmiare.
Il suo unico divertimento era di guardare le compagnie
di giocolieri che venivano a dar spettacolo nel cortile, o ascoltare i
cantastorie ambulanti. Nei pomeriggi di sabato andava regolarmente
a trovare sua sorella nella citt vecchia. Tutto il vicinato la conosceva
per una moglie fedele ed una madre amorosa. Quando Koppel
decideva di passare una notte fuori di casa, le diceva che doveva
fare un viaggio per il suo padrone, e Bashele si asteneva sempre
dal chiedere particolari. Non sapeva nemmeno che la casa dove
abitavano era di suo marito; Koppel le aveva detto semplicemente
che Meshulam l'aveva registrata a suo nome.
 un affare legale, le aveva detto. Non andare a parlarne
in giro. E lei non aveva mai detto neanche mezza parola.
Il mio Koppel sa badare ai suoi interessi, diceva alle vicine,
credete a me.
Quando Koppel entr in cucina, era china sulla stufa, volgendo
le spalle alla porta, ma sapeva che era lui. Conosceva il suo passo;
lo aveva riconosciuto mentre saliva le scale, e si era accorta che
aveva sostato un poco prima di aprire la porta.
Sei tu, Koppel? disse.
Si volse verso di lui, e manc poco che la pentola le cadesse di
mano.
Dio del cielo, sei pallido come la cera. Peggio di un morto!
Chi  pallido? Ma che vai dicendo!
Pallido come il gesso! Non ti senti bene? Ti duole qualcosa?
Non mi duole proprio niente.
Che cos'hai in quella borsa?  cos piena che sta per scucirsi.
Koppel trasal.  venuto nessuno? domand.
No. Chi doveva venire?
I bambini dove sono?
E chi lo sa? Staranno giocando in qualche posto, a consumarsi le
scarpe.
Koppel and nella buia stanza di soggiorno, la stanza grande,
come la chiamavano in famiglia. Senza accendere un lume arriv a
tastoni nella sua stanza. Era qui che trascorreva il sabato, a lavorare
ai suoi conti e a pensare a Lia. Accese una sigaretta, e poi una bugia
per accendere la lampada a nafta. Nonostante i continui sforzi di
Bashele per rassettarla, la stanza sembrava un caravanserraglio. C'era
un paio di stivaloni gialli da equitazione che Koppel non aveva mai
messo, una canna da pesca, una sella, una collezione di bastoni da passeggio
di tutte le fogge, tre pendole antiche che nonostante tutti i
suoi sforzi per regolarle non segnavano mai la medesima ora. Su un
tavolo era posato un mandolino. Alle pareti pendeva un calendario, e
quadri d'imperatori, di cacciatori, di generali e di cantanti d'opera.
L'aria sapeva di cuoio e di tabacco. Koppel chiuse la porta e tir il
chiavistello. Apr la borsa e guard le banconote che ne straripavano.
Con mani tremanti vuot le tasche dai mazzetti di denaro. Una sola
occhiata gli bast per rendersi conto che aveva preso molto pi di
quanto avesse pensato. Gran parte delle banconote erano tenute insieme
con un nastro o con un elastico. Uno di questi mazzetti era
composto di fogli da cento rubli; soltanto quello doveva ammontare
sui cinquemila rubli.
Un tesoro! mormor tra s.
La sua voce suon estranea a lui stesso. Aveva l'impressione di una
presenza, l vicino a lui, che stesse a osservarlo. La fiamma della lampada
ondeggi come disturbata da una raffica di vento. I vetri della
finestra tremavano. Koppel si mise a contare il denaro, ma continuamente
perdeva il conto. Avrebbe voluto inumidirsi la punta delle
dita, per contare meglio, ma aveva la bocca assolutamente secca. In
piedi in mezzo alla stanza, si guardava intorno. Doveva nascondere
il denaro, in fretta, al pi presto! Ma dove trovare un posto che
nessuno potesse scoprire, in caso di perquisizione? Un baule non andava
bene, n la cornice della stufa. N in soffitta, dove tenevano i
piatti e gli utensili di Pasqua. Forse avrebbe potuto sollevare una
tavola del pavimento, e nascondere il denaro l sotto. Ma era un
vecchio trucco che la polizia conosceva bene.
Si accost allo specchio e si osserv. Mascalzone, disse alla
sua immagine. Ladro. Bashele aveva ragione, era bianco come il
gesso. I capelli gli si appiccicavano alla testa per il sudore. Mi ammaler,
pens. Roviner tutto e tutti. D'un tratto ud sbattere la porta
d'ingresso e un rumore di rapidi passi. Eccoli! La polizia! Corse
al mucchio del denaro e vi si chin sopra con le braccia allargate come
a proteggerlo. Di nuovo sent una fitta lancinante al dito.
Qualcuno buss forte alla porta. Chi c'? grid in polacco, ma era
Bashele, venuta a dirgli che la cena era pronta.
Perch ti sei chiuso dentro? gli disse, attraverso la porta. La
minestra si fredda.
...
CAPITOLO SECONDO.

1.

La sparizione di Hadassah aveva suscitato una serie di interminabili
litigi tra suo padre e sua madre. Nyunie smise di dormire nella stanza
matrimoniale; la domestica gli sistem un letto sul divano dello
studio. Rimaneva alzato fino a tardi, leggendo un libro che descriveva
come la terra si fosse staccata dal sole e quindi raffreddata;
come i primi esseri viventi erano sorti dal fango e si erano sviluppati
attraverso generazioni, da microbo a pesce a scimmia, finch si
era formato l'uomo. A confronto delle migliaia di milioni di anni
durante i quali il sistema solare si era formato dalle nebbie del
cosmo, gli anni che lui, Nyunie Moskat, aveva strisciato sulla faccia
della terra non erano che una piccola goccia in un oceano di
eternit. Dove adesso c'era Varsavia, magari c'era stato, chiss?
un mare. E dove oggi erano profondi abissi, magari un giorno sarebbero
sorte delle grandi citt. Anche le stelle ed i pianeti potevano
non essere eterni; si spegnevano e poi morivano. Il gran calderone
della natura era in eterna ebollizione e partoriva eternamente
nuovi mondi, nuove specie, nuove forme di vita.
Leggendo queste cose, Nyunie dimenticava per un poco di avere
una moglie malata e sgradevole, che la sua unica figlia era scappata
e non aveva notizie di lei da oltre due settimane, che suo padre
giaceva sul suo letto di morte, e che lui, Nyunie, non aveva
combinato niente nella vita. Per anni aveva cercato di strapparsi
da Varsavia, e dalla famiglia, e viaggiare, vedere il mondo,
imparare delle cose. E invece era rimasto qui, seppellito in via Panska.
Un giorno uguale all'altro: si alzava, osservava il rituale del
mattino, faceva colazione, scambiava qualche parola con Moishele,
il suo segretario, sull'esazione delle pigioni e prima che se ne
accorgesse era di nuovo ora di andare alla casa di preghiera per le
funzioni serali. Durante la giornata, dopo il pasto meridiano, dormiva
saporitamente, ma la notte si voltava e si rivoltava sul
guanciale, con la mente affollata di pensieri. Da quando Hadassah
se n'era andata, Dacha aveva preso l'abitudine di parlare nel
tono lamentoso e cantilenante di una povera vecchierella. Ogni
parola che gli diceva era come un dardo acuminato. Nyunie vedeva
pi che mai chiaramente che suo padre, in combutta con gli
shadchan, lo aveva rovinato per tutta la vita.
Non una moglie, una peste, pensava. Uno spaventoso errore.
Chiuso nello studio, se non altro si risparmiava la vista della
faccia dolente della moglie e le sue eterne lamentazioni. Aveva
smesso di preoccuparsi per Hadassah.  pi in gamba di quanto
sia stato io, concluse. Avessi avuto io il suo coraggio! Aveva
deciso che appena avesse avuto notizie di lei le avrebbe mandato
trenta rubli ogni mese finch non avesse finito gli studi all'universit.
Chiss? Magari sarebbe riuscito a farle una visitina in Svizzera.
Che cosa c'era di male, nel mettersi abiti occidentali e cercare
di farsi un'istruzione? Forse non aveva sentito anche lui
l'attrazione del grande, libero mondo fuori della Polonia?
Dacha non dormiva. Era sul letto, seduta, appoggiata a tre
guanciali di piume. Ne aveva di preoccupazioni, lei, non come
quell'idiota di Nyunie che passava la notte sul divano dello studio.
Ci nonostante si sentiva offesa. Non era un uomo, quello,
era un maiale, pensava. Sua moglie si ammala e lui se la svigna.
L'unica cosa che gli interessa  di riempirsi la pancia.
Magari se la faceva con qualche donna, fuori. Chiss? Con gli uomini...
con qualunque uomo... non si pu mai dire.
Era quasi l'alba quando si assop. Si svegli verso le dieci, pi
esausta di quando si era addormentata. Il postino non aveva portato
nulla. La ragazza era scomparsa come una pietra gettata in
uno stagno. Com'era quel versetto di Giobbe? Nudo sono uscito
dal seno di mia madre, e nudo torner in seno della terra.
Shifra le port del t col latte ed un panino imburrato, ma Dacha
bevve soltanto un po' di roba calda. Non aveva appetito. Nyunie
era gi uscito. Dove andasse gironzolando quello sciocco, quello
sventato, lei non aveva la minima idea. Probabilmente si vedeva
con quell'altro bel campione di suo cognato Abram. A mezzogiorno
Dacha avrebbe dovuto essere nello studio del dottor Mintz,
che la stava sottoponendo a una cura elettrica e le faceva iniezioni
di stricnina. Le aveva detto che se non stava attenta, la sua salute
sarebbe stata in serio pericolo.
Non  la figlia che mi d pensiero, aveva detto il dottor
Mintz,  la madre.
Shifra rimase a casa da sola. Mise sulla stufa il pasto pomeridiano:
un pezzo di bue per s, un quarto di pollo per la padrona e
and in salotto. Si sedette, si avvolse in uno scialle e si scald ai
raggi del sole invernale che penetravano dalle finestre. Si rialz
le sottane molto sopra le ginocchia per prendere il caldo del sole
sulle cosce, e si apr la camicetta sul petto come aveva visto fare alle
ragazze delle famiglie ricche in villeggiatura. La fuga di Hadassah
aveva comunicato a Shifra un certo senso di dissolutezza. Se ragazze
come lei potevano imitare le maniere dei gentili, allora perch
non poteva farlo anche lei che non era nient'altro che una serva?
Suon il telefono e lei and a rispondere. Era per lei: un certo
Itchele, un carrettiere che aveva conosciuto di recente. Voleva
portarla a teatro sabato sera. Shifra sorrise modestamente allo
specchio attaccato al muro vicino al telefono.
Perch vuoi portarmi a teatro? disse, civettuola. Perch
sono carina?
Lo sai bene, il perch.
Ma va'! Non te ne importa niente di me, insist Shifra,
sentendo che quella era un'avventura piccante. Tu pensi soltanto a
quella ragazza di Praga.
Non ci penso pi da un pezzo.
Shifra non era molto sicura se valesse la pena di prendere sul
serio questa sua ultima conquista. Non che costui non si guadagnasse
da vivere, ma era tipo un po' chiacchierato. Si diceva che una
ragazza che doveva sposare aveva rotto con lui all'ultimo momento;
che era uno che se la faceva con i malviventi di via Krochmalna. Lei
non aveva nessuna fiducia in questi tipi dalla lingua sciolta, le scarpe
lustre e gli occhi sfuggenti. Per andarci una sera al cinema, o farsi
invitare una volta in pasticceria, potevano andar bene. Ma quando
si veniva a parlare di matrimonio, una ragazza doveva tenere gli
occhi ben aperti.
Itchele avrebbe voluto tirarla in lungo, ma Shifra sent suonare
alla porta. Riappese il ricevitore ed and ad aprire.
Chi ? disse.
Polizia, si rispose.
Shifra si sent tremare le gambe. Forse Itchele ne aveva combinato
qualcuna. Apr la porta per uno spiraglio, e vide un ufficiale
basso e tarchiato in uniforme grigio argento, il berretto a visiera, e
le spalline. Apr la porta completamente e diede un grido. Hadassah
era davanti a lei. Aveva un'aria emaciata, il cappotto strappato,
era senza cappello, e i capelli in disordine. Portava sotto il braccio
un pacco malamente avvolto. Aveva un'aria timida e timorosa come
una servetta di provincia. Di slancio, Shifra le prese tra le mani
le guance livide.
Abita qui Nahum Leib Moskat? disse l'ufficiale leggendo il
nome su un pezzo di carta.
S, sta qui.
Dov'?
Non  in casa, in questo momento.
Sua moglie?
 fuori anche lei.
Conoscete questa ragazza? L'ufficiale indic Hadassah, quasi
toccandole il petto con la mano inguantata.
Mio Dio,  la mia padroncina! esclam Shifra.
Come si chiama?
Hadassah.
Ga-da-sa, ripet l'ufficiale pronunciando il nome alla russa.
Quando torna a casa il vostro padrone?
Non lo so. Stasera.
Voi chi siete?
La donna di servizio.
Da. Torner domattina alle nove. E voi... si volse ad Hadassah,
voi non uscite da questa casa, capito? Do svedania.
L'ufficiale port elegantemente una mano all'elsa della sciabola,
alzando due dita verso la visiera, si volt e scese le scale. Shifra cominci
a torcersi le mani e a muovere le labbra, ma per qualche
momento non riusc ad articolare parola.
Caro Padre del cielo! eruppe finalmente. Che cosa vedono i
miei occhi! Perch restate l in piedi?
Hadassah, dopo la partenza dell'ufficiale, era rimasta l esitante,
poi entr nell'ingresso. V'era qualcosa di rigido, di gelido, nei
suoi movimenti. And nella sua stanza, seguita da Shifra. Rimase
immobile presso la porta, sempre stringendo il suo fagotto, lo sguardo
fisso dinanzi a s.
Signore Iddio, che cosa  successo? gemette Shifra. Hadassah
non diede risposta. Vuole che le faccia un bicchiere di t?
Hadassah scosse il capo. Forse vuole rinfrescarsi un po'?
Hadassah la guardava stranamente.
No. Non ora, rispose.
Shifra si sent un brivido freddo gi per la schiena. And in salotto
e si premette contro la stufa. Oi, gevald, continuava a
mormorare. Chiss, adesso che tornano a casa... Sar peggio che
a Yom Kippur!(1)
Quando torn nella stanza di Hadassah, la ragazza si era allungata
sul letto, ancora col cappotto addosso. La faccia voltata contro
il muro. Shifra non pot capire se fosse sveglia o addormentata.
Aveva le suole sfondate, le calze tutte rotte. Sul tavolo era posato
il fagotto, ora aperto. Shifra ne vide il contenuto: una giarrettiera,
un pettine rotto, un tozzo di pane nero. Shifra rimase a fissare
quella roba. Non aveva mai visto un pane simile, da queste parti,
nemmeno quello dei soldati era cos. Sembrava duro come un sasso,
grossolano, pieno di crusca. Si sent un nodo alla gola. Era il pane
che davano ai carcerati.

NOTE.

1. Il giorno dell'Espiazione. (N.d.T.).

2.

Erano circa le quattro quando Dacha torn a casa. Suon il
campanello e dovette aspettare un pezzo prima di udire la voce di
Shifra.
Chi ?
Sono io.
La ragazza apr lentamente la porta.
Signora, c' una lettera di Hadassah, disse, dopo una certa
esitazione.
Una lettera! Quando  arrivata? Dammela!
 nella stanza di Hadassah.
Dacha percorse il corridoio e apr la porta. Hadassah era balzata
su e stava seduta, tutta raggomitolata, sulla sponda del letto,
a capo basso. Il lato della faccia ch'era stato appoggiato al cuscino
era arrossato. Quando Dacha entr, ella fece un movimento come
per alzarsi, ma ricadde gi. Il volto di Dacha si fece di fiamma,
come per ira.
Dunque, sei viva! disse alla fine.
Hadassah non diede risposta.
Bene, ora che sei qui, sei qui, prosegu Dacha in tono aspro,
sorpresa ella stessa di ci che stava dicendo. Guard dietro di s e
vide Shifra in piedi sulla soglia della porta aperta. Chiuse la porta
sbattendola. Provava il desiderio di stringersi al petto la figlia, e
nel tempo stesso di afferrarla per i capelli.
Quando sei arrivata? le domand.
Di nuovo Hadassah rimase zitta.
Sei diventata muta?
Sono arrivata oggi... prima...
Cielo santissimo, guarda come sei ridotta! Chi me l'avesse detto,
che ti avrei visto in questo stato! esclam Dacha in tono cantilenoso.
Era come se attraverso le sue labbra parlasse la sua defunta
madre, la pia moglie del rabbino di Krostinin.
Rimase a guardare la figlia per un pezzo. Aveva il cappotto tutto
sporco, due bottoni strappati, e con essi era andato via un pezzo
di stoffa. Aveva la scollatura del vestito strappata. I capelli tutti
sporchi. Lo sguardo di Dacha cadde sul fagotto.
Che cos' questo pane? domand.
Pane, ripet Hadassah.
Questo lo vedo anch'io.
Dacha usc dalla stanza sbattendo la porta dietro di s. Shifra
era ancora l fuori.
Quando  arrivata? Com' venuta?
L'ha portata un ufficiale di polizia.
Un ufficiale di polizia? Il che vuol dire che  stata in prigione!
Si direbbe di s.
E che cosa ha detto?
Ritorner domattina alle nove.
Chi altri c'era?
C'era il portiere con sua moglie per le scale.
E tutti i vicini saranno usciti fuori a dare un'occhiata.
Immagino di s.
Non c' pi niente da nascondere, ormai. Che tutto il mondo
conosca la mia vergogna, disse Dacha con gli occhi lucidi. Del
resto, non sar pi per molto di questo mondo.
Oh, signora, non dica cos!
Zitta. Prepara il bagno, presto.  tutta sporca. Non far entrare
nessuno.
Sta suonando il telefono.
Non andare a rispondere.
Shifra and nel bagno a scaldare l'acqua. Dacha and in soggiorno.
Cominci a passeggiare su e gi a braccia conserte. Tutta la
sua stanchezza era svanita d'un tratto; si sentiva piena di forza,
ora. Incespic su uno sgabello e lo scaravent lontano con un calcio.
Parole sconnesse le salivano alle labbra: Funerali... ospedale...
incinta... bastardo... Disse pi forte: E quell'idiota, tutto il
giorno fuori, Dio sa dove. Provava l'impulso di mettersi a urlare
con quanto fiato aveva in corpo; a vomitare imprecazioni e bestemmie.
Il telefono suon di nuovo.
And a rispondere.
Chi parla?
Cara Dacha, sono io, Abram.
Che cosa vuoi?
Ti prego, Dacha, ascoltami.  a proposito di Hadassah. 
importante.
Niente  pi importante, ormai. L'hai assassinata. Scrdati
della sua esistenza.
Ascoltami, ti dico. Ho ricevuto una cartolina...
Che cartolina del diavolo! Assassino, ladro, mascalzone!
Scusami, Dacha, ma parli come un carrettiere!
Tu sia maledetto per quel che ci hai fatto! Che le tue figlie possano
finire com' finita la mia! Satana! Assassino! Sbatt gi il
ricevitore, che cadde sul pavimento.
Entr Shifra. Signora, disse, ho acceso la stufa.
Andasse tutto a fuoco! Riempi la vasca. C' un po' di sapone
verde?
S, signora.
Cerca un sacco. Mettici dentro tutti i suoi vestiti e buttalo
nell'immondizia.
Dacha torn nella stanza di Hadassah. La ragazza si era tolto il
cappotto. Sotto, il vestito era tutto sporco. Sul collo magro ed emaciato
si notavano dei lividi scuri. Se ne stava in piedi presso il com,
e quando la madre entr nella stanza trasal e fece un passo indietro.
Dacha prese il tozzo di pane e lo soppes nel palmo della mano.
Pesante come un macigno.
Hadassah non si mosse.
Che cosa fai l in piedi come una mummia? Che cosa guardi?
Dove sei stata? Raccontami. In quali fogne ti sei cacciata? Chi ti ha
stracciato il vestito?
Nessuno.
Lui dov'? Dov' andato? Che cosa ti ha fatto? Lo grider ai
quattro venti!
Mamma!
Non sono tua madre! Ti ho cancellato, hai capito? Che cosa ti
ha fatto? Dimmi la verit!
Mamma!
Dobbiamo sapere che cosa dire al dottore. Magari non sar troppo
tardi. Ah, signore Iddio!
Non ho bisogno del dottore.
E di chi hai bisogno allora? Della levatrice?
Shifra si fece sulla soglia. Signora, disse, l'acqua  pronta.
Vieni! Se non altro ti toglieremo i pidocchi di dosso.
Posso fare da sola.
Ti vergogni? Esseri come te non hanno pi da vergognarsi di
niente.
Dacha si era fatta verdastra in volto, aveva gli occhi fiammeggianti,
le tremavano le labbra. Il suo naso ricurvo aveva un'aria minacciosa.
Afferr Hadassah per le spalle con tutt'e due le mani e la spinse
in avanti.
Muoviti, ti dico! grid. Muoviti, bestia svergognata!
Hadassah si lasci spingere senza opporre resistenza. Non sono
pi viva, sono morta, pens. Vogliono lavare il mio cadavere.
Lasci che la madre le togliesse il vestito, l'abito, la sottoveste, le
mutande, le calze. Shifra cacci tutto in un sacco e apr i rubinetti.
Mentre la vasca si riempiva, Hadassah rimase immobile, in piedi sul
pavimento di pietra, battendo i denti. Chin la testa e chiuse gli occhi.
Dentro di s continuava a ripetersi che era morta, che nulla poteva
pi farle male, di nulla poteva pi vergognarsi.

3.

Il dottor Mintz, che Dacha aveva chiamato per telefono, sottopose
Hadassah ad una lunga visita. Le ascolt il cuore ed i polmoni, le
tenne il polso con le sue tozze dita, guardando l'orologio. Dopo molte
riflessioni ed esitazioni, annunci che Hadassah sarebbe dovuta
tornare in sanatorio. Ma che per un paio di settimane non bisognava
muoverla. In questo frattempo doveva osservare un riposo assoluto,
e non doveva vedere nessuno.
Il medico, basso e tarchiato, con una testa enorme e folti baffi,
prese la sua valigetta, indoss il cappotto dall'ampio bavero di pelliccia
e il professorale cappello di peluche a larghe falde.
La cosa principale, disse,  di non farle n domande n
rimproveri.
Dottore, mi prometta che si rimetter completamente.
Non sono il Padretrno, e nemmeno uno dei vostri rabbini miracolosi.
Si far il possibile.
Scese mezza rampa di scale e si ferm per riposarsi. Lui stesso non
aveva il cuore troppo in ordine.
Intorno alla sua carrozza s'era raccolto un gruppetto di donne, la
testa coperta con uno scialle. Si adunarono intorno a lui, lamentandosi
di vari mali, dolori, infermit femminili. Il dottor Mintz si fece
largo agitando l'ombrello.
Lasciatemi in pace, scimunite! Io sono pi ammalato di voi,
gridava, battendo il piede. Nessuna di voi  moribonda!
Si iss nella carrozza, sedette, si appoggi alla spalliera, tir fuori
un taccuino e una matita, e nella sua curiosa scrittura che lui
soltanto poteva decifrare, si prese appunto di parlare a qualcuno del
governo a proposito di Asa Heshel, che forse stava marcendo in
qualche puzzolente prigione. Anche lui, un tempo, era stato un
povero studente chassid, e anche lui aveva avuto una storia con
una ragazza di famiglia ricca. Chi l'avrebbe sognato, a quei tempi,
che sarebbe diventata quella megera che era oggi! Hadassah non
sarebbe vissuta cos a lungo. Troppo malata.
Hadassah era stata lasciata sola in camera sua. Com'era strano,
e nel tempo stesso familiare, questo calore, questo benessere.
Sentirsi tutta pulita, in questa camicia di seta bianca; queste
lenzuola immacolate e la stufa accesa che riscaldava la stanza, i
paesaggi e i ritratti che la guardavano dalle pareti! Sul comodino
c'erano delle fette d'arancia, una ciotola di fiocchi d'avena,
una tazza di cioccolato. Non c'erano cimici, qui, n v'erano carceriere
a tormentarla. Non le sembrava vero. S, avrebbe potuto morire
in pace nel suo letto, ora.
Chiuse gli occhi, e poi li riapr. Quanti giorni erano passati, da
quando era tornata a casa? Dormiva tutto il giorno, eppure continuava
a sentirsi stanca. Il tempo sembrava scorrere cos in fretta. Era
giorno, e poi notte, e poi di nuovo giorno. Sentiva l'orologio battere
le tre, e un momento dopo, sembrava, lo sentiva battere le nove. I
suoi sonni avevano qualcosa dell'incubo. Le pareva di volare come
un pipistrello, e poi precipitare nello spazio come una pietra. Forme
fantomatiche le sussurravano all'orecchio, in un rozzo miscuglio di
russo, polacco e yiddish. Abram e Asa Heshel sembravano fondersi
in un'unica immagine bifronte. Suo padre e il dottor Mintz si fondevano
e si separavano. Le pareva di viaggiare verso un paese straniero,
ma i confini sembravano allontanarsi sempre pi, poi si avvicinavano,
ma cambiavano forma, prima montagne, poi un fiume. Sua
madre apr la porta, guard dentro, e disse:
Copriti, bambina mia. Prenderai freddo.
Quando  Purim?
Che domanda! A Dio piacendo, la settimana prossima.
Come sta zio Abram?
Lo sa il diavolo. Chi se ne cura!
Come sta il nonno?
Che i suoi nemici non stiano meglio.
Hadassah avrebbe voluto chiedere se c'erano notizie di Asa
Heshel, ma se ne astenne. Si volt verso il muro e si riassop. Aveva
la curiosa sensazione che le stesse crescendo la testa, le diventasse
enorme, gonfia d'aria come un pallone, e che anche le dita le diventassero
spesse ed enormi. Sobbalz. Doveva essere gi buio, fuori,
poich le lampade erano accese. Sua madre, con le spalle curve, in
un lungo vestito nero, teneva un termometro.
Sempre uguale, nessun cambiamento, disse come tra s.
Mamma, che ora ?
Sono le dieci.
 ancora oggi?
Perch, credevi che fosse ieri? Qua, prendi la medicina.
 sveglia? Ud la voce di suo padre, e lo vide entrare nella
stanza. Le parve come si fosse rimpicciolito. La guard e sorrise.
Una bella delinquente, ud che diceva.
Doveva essersi addormentata di nuovo, poich quando riaffior
alla coscienza la stanza era totalmente al buio. Non riusc a ricordarsi
dove si trovasse. Si alz a sedere e si port le mani alla fronte.
S, sono in prigione. Tutto  perduto! Trattenne il fiato e
ascolt, tesa. Dov'erano andate tutte le altre donne? Non udiva
nessun rumore. Erano morte, oppure erano state rilasciate tutte?
Allung una mano. Le sue dita toccarono un bicchiere. Lo prese e se
lo port alle labbra. Era t, freddo e zuccherato, con un po' di limone.
Ingoi la freschezza dolce del liquido, assaporando nella bocca
arida il gusto del limone. D'un tratto fu riassalita dal ricordo di tutto
quel che era successo: dell'incontro con Asa Heshel alla stazione
di Muranover; il viaggio in terza classe fino a Reivitz; la notte trascorsa
nella stazione fredda in mezzo ai contadini ucraini; il viaggio
in un carro fino a Krasnostav; la taverna affollata di vetturini, di
commessi viaggiatori e di chassidim; il lungo tragitto fino a Kreshev
e l'attesa nel mulino del gentile, un uomo bruno, che doveva far
loro attraversare il confine con l'Austria. Il villaggio, ricordava, si
chiamava Boyari. Asa Heshel non si era fatto la barba. Si era arrampicato
sul fienile e si era messo a leggere. Un contadino era arrivato
con la notizia che le guardie al confine erano state cambiate, e
che bisognava di nuovo corrompere quelle nuove. Poi la lunga camminata
nel cuore della notte verso il fiume San completamente gelato.
L'uomo che faceva da guida aveva detto loro che era soltanto
un chilometro, ma c'erano volute ore di marcia estenuante. Si erano
trascinati attraverso campi gelati, foreste, paludi. Si era messo a
piovere, e lei si era inzuppata fino alle midolla. Il vento aveva portato
via il cappello ad Asa Heshel. Lei aveva perso una soprascarpa.
Dei cani abbaiavano. Qualcuno aveva acceso una lanterna, poi si
era fatto di nuovo tutto buio. D'un tratto avevano udito dei gridi
e degli spari. Si erano gettati faccia a terra. Asa Heshel la chiamava.
Un soldato l'aveva afferrata per una spalla e l'aveva spinta verso
una garitta dove un altro soldato era in attesa con la baionetta in
canna. Lei aveva pianto e implorato che la lasciassero andare, ma
quelli l'avevano guardata, duri come pietre, e avevano detto: La
legge  legge.
Era stata portata sotto scorta a Yanov, poi a Zamosc, Izbitsa,
Lublino, Piask, Pulavy, Ivangorod, Zhelabov e Garvolin. A Yanov
aveva diviso la cella con un'assassina, che le aveva raccontato come
avesse tagliato la testa alla suocera con una falce. In altre citt era
stata in compagnia di ladre e di prostitute. Aveva conosciuto una
prigioniera politica, una ragazza di Zamosc. A Varsavia aveva trascorso
una notte al settimo commissariato. La mattina dopo l'avevano
portata al quarto commissariato, e di l, l'ufficiale di polizia
l'aveva accompagnata a casa.
Ora, l, nel buio, ricordava tutto. Il loro piano per fuggire in Svizzera
era fallito. Asa Heshel era scomparso chiss dove. Lei era gravemente
ammalata, e disonorata. No, non valeva pi la pena di vivere.
Aveva una sola preghiera da rivolgere a Dio: di riprendersela il
pi presto possibile. Si rilass, allung le gambe e cerc d'immaginare
come sarebbe stato sentirsi sfuggire la vita. Mentalmente disse
addio a sua madre, a suo padre, ad Abram, ad Asa Heshel. Era viva
o morta? Non lo sapeva.
...
CAPITOLO TERZO.

1.

Era consuetudine della famiglia Moskat celebrare il Purim in casa
di Meshulam, dove tutti quanti, figli, figlie, generi, nuore e nipoti
si radunavano per celebrare la festa. Anche quest'anno, nonostante
il vecchio fosse in letto malato, non si venne meno alla consuetudine.
Noemi e Manya si diedero gran da fare, preparando dolci, tartine,
e strudel, nonch la tradizionale cicerchiata e i tortelli. Nathan
lesse forte il Libro di Ester. Rosa Frumetl accese due candelotti.
Manya abbass dal soffitto il grande candelabro e accese lo stoppino.
Si era creduto che Meshulam non si sarebbe mosso dal letto per
tutta la celebrazione, ma con gesti inequivocabili il vecchio fece capire
che intendeva presiedere alla festa di famiglia. Lo vestirono e
fu portato nella stanza da pranzo su una sedia a rotelle. Alla luce
delle candele la sua faccia era gialla come lo zafferano spruzzato sulla
pagnotta di Purim, a forma di treccia. Il malato indossava una vestaglia
di seta ricamata. In capo portava uno zucchetto di velluto. Aveva
le ginocchia coperte con uno scialle perch non prendesse freddo.
I piedi calzati con pantofole erano appoggiati a un piccolo sgabello.
Nathan port una bacinella con dell'acqua e un ramaiolo di rame;
Joel vers l'acqua sulle mani del padre e gliele asciug con un tovagliolo.
Noemi e Manya servirono un carpione con salsa agrodolce,
minestra, polpettine di carne con salsa d'uva, e conserva di
albicocche.
V'erano anche delle hamantashn, le paste triangolari ripiene di semi
di papavero, mandorle, noci, e canditi. Da bere c'era vino, visniak,
e idromele. Da mezzogiorno in poi vi fu una processione di fattorini
che portavano regali di Purim da parte di parenti, amici e conoscenti.
Rosa Frumetl e Noemi badavano che a ciascuno fosse data una
mancia adeguata, e che appropriati regali venissero mandati a ciascun
donatore. Meshulam era seduto a capotavola, lo sguardo fisso
dinanzi a s. Udiva e capiva tutto, ma la sua lingua sembrava incollata
al palato, e provava una certa riluttanza a emettere suoni
incomprensibili; o fare cenni con la testa. Vedeva benissimo che Pinnie
cacciava la manica dentro il sugo, e che il nipote di Joel, un bambino
di quattro anni, si stava rimpinzando di frutta e di dolci. Avrebbe
certo fatto indigestione, si sarebbe rovinato il suo piccolo stomaco,
pensava il vecchio. Gli sarebbe piaciuto poter dire: Ehi, tu,
bricconcello, basta cos!
V'era una continua processione di poveri, di mendicanti, e di giovinastri
mascherati. Rosa Frumetl si era preparata venticinque rubli
in monetine. Ne aveva fatto delle pile su un vassoio che si teneva
davanti. E dava denaro ai ragazzini della vicina scuola ebraica, agli
incaricati delle organizzazioni di beneficenza, delle cucine per i poveri,
degli orfanotrofi, e ai mendicanti questuanti a beneficio personale.
Costoro si presentavano con fare arrogante, pronti a reagire
se l'elemosina era sotto le loro aspettative. Gettavano a Meshulam
uno sguardo sprezzante, come a dire che riceveva la giusta punizione
per aver negato agli umili il dovuto guiderdone. I commedianti
di Purim entravano cantando. Portavano barbe finte ed alti cappelli
di carta con appiccicata la Stella di David. I loro occhi eccitati
rilucevano dietro i buchi della maschera. Alcuni portavano spade e pugnali
di cartone. Cantavano, e accennavano goffi passi di danza, e si
scambiavano a fondi con le loro spade finte. Un gruppo di giovinastri
recit una scena su re Assuero e la regina Ester. Quando Meshulam
stava bene, pagava a questi attori il loro compenso e li scacciava
subito; non aveva pazienza per queste cose. E poi, tra questi
invasori di Purim c'era sempre qualche ladruncolo. Ma ora non
c'era nessuno che protestasse. Assuero se ne stava l con la sua lunga
barba nera e una corona di carta in testa. Agitava il suo scettro
dorato verso la regina Ester. Due carnefici eseguivano la pantomima
della decapitazione della regina Vasti, che portava grandi corna, e
sotto il vestito della quale spuntavano un paio di scarpacce da ragazzo.
Haman, con un paio di enormi baffi neri e un tricorno in
testa, rendeva omaggio a Mardocheo, mentre Zeres, sua moglie, gli
vuotava un pitale in testa. Meshulam udiva le voci dei commedianti,
ma non riusciva a capir nulla dei loro sproloqui. Gli altri ridevano
e battevano le mani. Nathan emetteva urla d'ilarit, il pancione gli
andava su e gi, tossiva e sputacchiava mezzo strozzato. Saltsha gli
corse vicino e gli batt sulla schiena. Meshulam guardava tutti con
aria sprezzante.
Una manica di scemi! D'idioti! pensava.
Era pieno di pentimenti, ora: per essersi sposato due volte con
donne di famiglia ordinaria e aver generato figli privi di qualit; per
non essere stato pi esigente nella scelta dei generi; per essersi reso
ridicolo sposandosi per la terza volta; e pi di tutto per non aver
redatto un testamento particolareggiato, con la nomina di un esecutore,
e regolarmente sigillato, lasciando una parte consistente delle
sue ricchezze in beneficenza.
Ormai era troppo tardi. Costoro avrebbero dissipato la sua fortuna
sino all'ultimo centesimo. Avrebbero litigato, si sarebbero sbranati
a vicenda. Koppel avrebbe rubato tutto ci che poteva. Abram
li avrebbe abbindolati tutti quanti. Hama sarebbe rimasta senza un
soldo. Gli avevano detto che Hadassah era tornata, ma non aveva
capito esattamente come stavano le cose. Da dove era tornata? Che
fine aveva fatto quel tale con cui era fuggita? Come avrebbero potuto
sposarla, ora che si era disonorata? Ricordava un passo dell'Ecclesiaste:
Tutto  vanit e oppressione dello spirito. Alz gli occhi
e guard verso la finestra. Il sole era tramontato, ma il cielo era ancora
chiaro, con nubi impregnate di sole. Sembravano come orgogliosi
velieri, scope fiammeggianti, finestre di porpora, strane creature.
Al centro brulicava e ribolliva un'ampia pozza luminescente,
gialla e verde, come zolfo bollente, che gli ricord il fiume di fuoco
nel quale la sua anima avrebbe dovuto purificarsi. Una mano fatta
di luce, di vapori e di spazio, accennava, si agitava, disegnava intricati
geroglifici, scrivendo un qualche messaggio segreto.
Ma che cosa questo significasse nessun figlio d'uomo poteva
sperar di capire. Sarebbe riuscito, lui, Meshulam Moskat, a scoprire
finalmente la verit delle cose, dall'altra parte?
Alla tua salute, pap! Che tu possa rimetterti presto! Era
Joel che parlava, portandosi alle labbra un bicchiere di vino.
Meshulam non fece alcun moto. Guarda come si stava inzeppando,
quel sacco senza fondo. Non era ancora abbastanza grosso, il
suo pancione? Meshulam fece una smorfia e un cenno con la testa,
Noemi e Pinnie lo spinsero di nuovo nella sua stanza. Lo issarono
sul letto e tirarono su la coperta. Rimase sveglio per un pezzo,
osservando il crepuscolo che avanzava. Le nubi si erano diradate, solo
qualche cirro rimaneva nel cielo. Cominciarono ad apparire le
stelle. Da dietro le guglie della chiesa di fronte, che ancora riflettevano
il bagliore del sole al tramonto, sorse una luna gialla. Come
quando era ragazzo, Meshulam vedeva ancora nella pallida faccia
della luna i lineamenti di Giosu. Che cosa gli importavano pi,
ormai; le cose del mondo? Aveva un solo desiderio, vedere gli splendori
dei pi alti mondi che, iridescenti di luci segrete, sovrastavano
i tetti della Gzhybov.

2.

Nei primi anni di matrimonio, Abram trascorreva la serata di
Purim in casa di Meshulam. Ma da quando avevano litigato, osservava
la festivit in casa sua. Hama e Bella confezionavano la torta al
miele e le hamantashn. I suoi cognati venivano a sera tarda, dopo la
celebrazione in casa del vecchio, cantavano, mezzo ubriachi, e si
trattenevano fino a notte inoltrata. Le donne e le ragazze ballavano
tra loro. Gli uomini bevevano birra. Abram si metteva un vestito
vecchio di Hama, una vecchia parrucca da matrona e una
blusa imbottita con un cuscino, e fingeva di essere sua moglie che
andava dal rabbino per sistemare un litigio col marito. In uno stridulo
falsetto protestava che Nyunie, quel fannullone di suo marito,
non guadagnava un soldo, e passava tutto il suo tempo nella
casa di preghiera. Inoltre aveva il vizio di intingere le dita dentro
le casseruole sui fornelli. Abram si rimboccava le maniche:
Rabbino! Sono una madre di otto figli! Guardate in che stato
mi riduce le braccia, con i suoi pizzicotti!
Vergogna! Copritevi quelle braccia! Sfacciata! gridava Pinnie
nella parte del rabbino.
Via, rabbino, date uno sguardo, non vi far nessun male, alla
vostra et!
Questa scenetta si ripeteva ad ogni Purim, ma non mancava mai di
suscitare nelle donne la pi sviscerata ilarit. Cadevano una nelle
braccia dell'altra, urlando. E il mese dopo l'inquilino del piano di
sotto si rifiutava di pagare la pigione adducendo che con tutti
quei salti gli avevano prodotto delle crepe sul soffitto.
Oppure si rappresentava un altro spettacolo. Abram si fingeva
posseduto da un dybbuk, e veniva portato da Pinnie, il rabbino,
per essere esorcizzato. Pinnie gli domandava quali peccati avesse
commesso in vita sua. E Abram rispondeva in tono mortificato.
Ahim, rabbino, quali peccati non ho commesso!
Hai mangiato carne proibita? domandava Pinnie severamente.
Soltanto quand'era buona.
Te la sei fatta con altre donne?
E con chi, se no, con uomini?
Hai digiunato a Yom Kippur?
Soltanto qualche bistecca di maiale fra i pasti.
E poi?
Ho fatto una visita alla figlia sposata del rabbino.
E l, che cosa hai fatto?
Il rabbino era in shul, e cos ho spento le candele ed abbiamo
recitato i salmi.
Al buio?
Li sapevo a memoria.
Le donne arrossivano e ridacchiavano. La faccia di Joel diventava
rossa come una barbabietola. Emetteva un forte Ah! e il
sigaro gli cadeva dalla bocca aperta.
Anno dopo anno, Pinnie predicava lo stesso sermone burlesco.
Dimostrava che il biblico Mardocheo era in realt un chassid varsaviano.
Haman, in realt, era Rasputin, Vasti era la zarina, Ester era
una cantante d'opera amante di Abram. Con disinvolta dialettica deformava
in tal modo i passi biblici, s da dimostrare che Mardocheo
doveva essere stato un venditore di aringhe. Le donne ridevano
a crepapelle alle gesticolazioni di Pinnie e alla sua vocetta pigolante.
A tarda notte sedevano a un altro pasto a base di cicerchiata,
idromele e carni fredde con rafano. Poi tornavano a casa, ridendo e
parlando rumorosamente, bussando alla porta degli appartamenti
vicini e svegliando i bambini. In cortile, Nathan si metteva a cantare
un inno di Purim, e a ballare col portiere. Una volta, Nyunie
era uscito sul balcone a vuotare un boccale di birra. Un poliziotto
che passava ne aveva avuto il berretto inzuppato. Era venuto di
sopra deciso ad arrestarli tutti. Avevano dovuto fargli scivolare qualcosa
in mano per tacitarlo.
Ma quest'anno, dopo la diserzione di Hama, la casa di Abram era
deserta. Nel tardo pomeriggio, egli scese gi, compr una bottiglia di
vino e un mazzo di fiori, poi prese un droshky e si fece portare a
casa di Ida. Figlia di una famiglia pia e benestante, Ida era stata
abituata a gioiose celebrazioni di Purim. Ma ora anche lei era sola.
Zosia era andata a far visita ad un'amica. Ida stava leggendo un libro.
Quando Abram entr, non alz nemmeno il capo.
Buon Purim, disse Abram. Perch sei cos cupa?  festa.
Proprio una bella festa, per noi! rispose Ida.
Nel corso degli anni, da quando Ida aveva lasciato suo marito, lei
e Abram si erano lasciati pi di una volta. I suoi amici l'avevano avvertita
che quell'uomo non valeva niente. Leon Prager, suo marito,
non aveva mai perduto la speranza che un giorno o l'altro Abram sarebbe
sparito dalla scena, e che Ida sarebbe tornata con lui. La bambina,
Pepi, che quando i genitori si erano separati aveva tre anni,
da allora non aveva pi casa. Un po' stava con la madre a Varsavia,
un po' col padre a Lodz, oppure con la nonna, o in collegio. Certe
volte Ida era partita da Varsavia, mandando ad Abram lunghe lettere
di addio, implorandolo di lasciarla in pace. Ma lui faceva sempre
in modo di riprendersela. La tempestava di lettere e di telegrammi, o
la raggiungeva nei luoghi dove aveva cercato rifugio. Ida giurava che
Abram l'aveva stregata. Non avevano mai pace, n insieme, n
separati.
Meshulam li paragonava ad un cane ed una cagna attaccati insieme.

3.

Abram lasci Ida la mattina dopo, verso mezzogiorno. Decise di
prendere un tram anzich un droshky; aveva soltanto tre rubli, in
tasca, e non sapeva da chi sarebbe riuscito a farsi imprestare altro
denaro. Ma proprio nel momento in cui emergeva dal cortile pass
un droshky. Vi sal, e disse al vetturino di portarlo alla Zlota. Si accese
un sigaro. V'era un sole primaverile; nei rigagnoli scorrevano
rivoletti d'acqua. Dai boschi di Praga spirava un debole venticello.
Come il droshky attraversava il ponte, Abram not che il ghiaccio
della Vistola si stava fondendo. Guardando gli spezzoni di ghiaccio
gli pareva che il ponte si muovesse. Dalla parte di Varsavia, il sentore
di primavera era anche pi accentuato. Alto sul suo piedistallo,
re Sigismondo brandiva la sua spada di bronzo. Le sirene bevevano
sitibonde ai loro calici vuoti. Di fronte al castello stazionavano colonne
di soldati in formazione. Stava suonando una banda militare.
Ufficiali gridavano ordini con voci taglienti. Un funerale cattolico si
stava snodando attraverso la folla radunata per assistere alla rivista;
il feretro era coperto con drappi neri.
Un bel momento, per morire, riflett Abram. Proprio quando
tutto si risveglia a nuova vita.
Il droshky si ferm vicino a casa sua. Abram scese, sal le scale.
And in camera sua, si stese sul letto, e si addorment. Il rumore
della porta d'ingresso che si apriva lo risvegli dal suo sonno pesante.
Si alz con uno sforzo. Entr Hama. Era verdastra in volto,
e aveva grosse borse sotto gli occhi, i pomelli arrossati, come l'avessero
presa a schiaffi. Fece per dire qualcosa, ma dalle labbra non
le usci alcun suono. Poi cominci a singhiozzare:  morto! Pap
 morto!
Abram rest a bocca aperta. Dove? Quando?
Stamattina. Si  addormentato... come un bambino.
Ondeggi, come fosse sul punto di cadere. Abram corse a
sostenerla.
Via, smettila di piangere, ora, borbott. Era molto vecchio.
Era mio padre! Hama ruppe in un'altra crisi di pianto. Dio
Signore, che cosa sar di me, adesso! Sono sola al mondo! Sola come
una pietra!
Hama, clmati. Qua, siediti.
Che cosa sar di me? Caro Dio, perch non sono morta con
lui!
Abram la fece sedere su una sedia. Si mise a passeggiare avanti e
indietro per la stanza. SI, diceva.  cos. Tutto ha una fine.
Hama si soffi il naso. E tu... e tu che ci avevi litigato! piagnucol.
E adesso, lui  l, disteso, con i piedi verso la porta.
Che Dio mi punisca, se gli sono mai stato nemico!
Caro Dio, che cosa far adesso? Sono sola!
Sciocca! Sarai ricca! Che sciocchezze vai dicendo? Sarai proprietaria
di case, e in pi avrai un duecentomila di liquido.
Non li voglio! Non voglio niente! Ah, perch non sono morta
con lui!
Ma che cosa vai dicendo! Hai due figlie da maritare.
Che vita  la mia? Niente! Peggio di quella di un cane. D'un
tratto si strapp dalla sua sedia. Abram! Tu mi hai coperta di
vergogna, ma adesso basta! url. Adesso basta!  finita!
Fece un movimento come se volesse gettarsi su di lui. Abram fece
un passo indietro.
Non so che cosa tu voglia, balbett un po' impaurito.
Abram! Non posso andare avanti cos! Uccidimi, battimi, strappami
dei pezzi di carne, ma non lasciarmi sola! Tese le braccia
verso di lui. Per amor di Dio, abbi piet di me!
Ora si era messa a singhiozzare con spasmi convulsi. E d'un tratto
si butt per terra e gli abbracci le gambe, quasi facendolo cadere.
Hama, per amor di Dio, che cosa fai!
Abram, ti prego, ti supplico! Ricominciamo tutto da capo... Io...
non posso...
Alzati!
Facciamo che questa casa torni a essere una casa perbene. Che
le bambine sappiano che cosa sia avere un padre.
Abram sent un'ondata di calore salirgli al volto. Gli occhi gli si
riempirono di lacrime.
Va bene, va bene.
E verrai al funerale?
S. Alzati, su!
Oh, Abram, ti voglio bene, lo sai. Ti voglio tanto bene!
Lui si chin e l'aiut a rialzarsi. Lei rimase stretta a lui. Abram
sent le lacrime di lei bagnargli il volto. Sentiva uno strano calore
emanare da lei. D'un tratto prov un desiderio da lungo tempo dimenticato
verso questa donna spezzata, la madre delle sue figlie.
Abbass la testa e la baci sulla fronte, sulle guance, sul mento. Gli
parve d'un tratto lampante che non era nemmeno il caso di parlarne,
di divorziare da lei, quali che fossero le conseguenze. Quanto
rimaneva loro da vivere, l'avrebbero vissuto insieme, specialmente
ora che il vecchio era morto, e che lei avrebbe avuto una ricca
eredit.

4.

Bench l'uso ebraico volesse che i riti funebri si svolgessero nel
giorno stesso della morte, il funerale di Meshulam Moskat ebbe luogo
soltanto due giorni dopo. La ragione del ritardo fu che i funzionari
della Comunit ebraica volevano a ogni costo annullare il contratto
in base al quale, dietro pagamento di duemila rubli, Reb Meshulam
era diventato proprietario di una tomba a due posti nel cimitero
di Gensha. I funzionari dell'associazione per le pompe funebri lamentavano
che Meshulam li aveva imbrogliati su un piccolo particolare
del contratto, e, secondo il Talmud, un errore annulla l'accordo.
Ora chiedevano che gli eredi versassero un'addizionale di diecimila
rubli.
Joel fu preso da una rabbia cos furiosa che si abbandon a violente
minacce: avrebbe fatto causa, li avrebbe fatti arrestare; ma i
funzionari gli risero in faccia.
Faccia pure, dissero. Siamo pronti a tutto.
Dopo molte discussioni fu raggiunto un compromesso: la famiglia
acconsent a versare un'addizionale di tremila rubli. Le dispute e le
trattative durarono per pi di un giorno; tutti i circoli chassidici di
Varsavia discussero il caso. Davanti agli uffici della Comunit sostava
una vasta folla. Ogni tanto arrivava un droshky, da cui discendeva
un anziano o qualche altro importante esponente della Comunit.
La gente scrollava le spalle.
No, non val proprio la pena essere un milionario!
Per come la vedo io, quando una cosa  venduta  venduta.
Una persona perbene non cerca di far un affare anche con la
kehillah.(2)
Quando la questione con la kehillah fu sistemata, giunse un telegramma
da Bialodrevna: avvertiva che il rabbino si metteva subito
in treno e che il funerale doveva essere sospeso fino al suo arrivo.
Nella confusione del momento, la famiglia si era dimenticata d'informarlo
della morte di Meshulam. E questo comport un ulteriore
ritardo.
Per tutto il tempo in cui vi rimase la salma, la casa era diventata
un manicomio. Noemi e Manya facevano ci che potevano per tener
fuori gli estranei, ma la folla dei curiosi era tale che manc poco
scardinassero la porta. La salma era distesa sul pavimento del soggiorno
cosparso di paglia, avvolta in un sudario nero; ai lati del capo
ardevano due candele infilate in candelieri d'argento. Lo specchio
era coperto e le finestre semiaperte. Vegliatrici dell'organizzazione
Vigilanti della Morte sedevano su bassi sgabelli cantando i salmi.
Coloro che avevano avuto dei contrasti col vecchio venivano a
chiedere il suo perdono. Sullo sfondo del nero sudario, la testa di
Meshulam sembrava piccola, quasi la testa di un bambino. Rosa
Frumetl andava attorno piangendo e snasando. Si era tolta la parrucca
e portava uno scialle sopra i capelli tagliati corti. Adele se ne
stava chiusa nella sua stanza. I figli, le figlie, i generi, le nuore, i
nipoti del vecchio andavano e venivano. La cassaforte nello studio
era stata sigillata. I familiari tenevano gli occhi aperti affinch le
orde dei visitatori non rubassero nulla.
Guardate che folla, si lamentava Noemi. Si direbbe che li
abbiamo mandati a chiamare.
Non si riuscir pi a pulirla, la casa, dopo tutta questa marmaglia,
soggiungeva Manya. Un branco di pezzenti!
Quando si seppe che era in arrivo il rabbino di Bialodrevna, la
Gzhybov si fece nera di gente, che ondeggiava avanti e indietro
come un mare. I tram non riuscivano pi a passare, e dovevano deviare
per via Mirovska, in direzione dell'ospedale ebraico. Un passeggero
scroll le spalle seccato: Ma dove siamo? In Palestina?
Oltre a quello di Bialodrevna, giunsero per il funerale altri rabbini
chassidici, quello di Novominsker, quello di Amshinover,
quello di Kozhenitzer. Akiba, che aveva da poco divorziato da Gina,
era in una carrozza con suo padre, il rabbino di Sentsimin. Sedeva
su un cuscino che si era portato con s, per evitare che la sua persona
avesse contatto col tessuto di lana e cotone della carrozzeria,
un tessuto misto proibito dalla legge mosaica. V'erano molti poliziotti
per mantenere l'ordine. Gridavano con quanto fiato avevano
in corpo, e picchiavano la gente con l'elsa della sciabola. Alcune
scuole talmudiche che avevano ricevuto sussidi dal vecchio avevano
mandato i loro allievi per marciare in testa alla processione.
V'erano donne che piangevano, come se il morto fosse stato un
loro stretto parente. La maggior parte dei negozianti della Gzhybov
avevano chiuso le loro botteghe. Dato che un funerale di queste
dimensioni avrebbe richiesto una quantit di droshky, ne erano
arrivati da tutte le parti di Varsavia. Qualche vecchio bavoso lamentava
che il morto non aveva affatto meritato onoranze come
queste.
Verso le due il corteo cominci a muoversi. I cavalli, ricoperti
da una gualdrappa nera con due buchi per gli occhi, avanzavano
lentamente. Le carrozze si snodarono per l'intera lunghezza delle
vie Gzhybov, Tvarda, Krochmalna, e Gnoyna. I cavalli s'impennavano
e nitrivano. Ragazzini si appendevano dietro le carrozze, e
i vetturini li facevano sloggiare a suon di frustate. Non c'era evento
di cui gli ebrei di Varsavia godessero di pi quanto un grande funerale.
Molto tempo prima che il corteo vi giungesse, una gran folla
era gi in attesa al cimitero. I ragazzi salivano in piedi sulle pietre
tombali, per vedere meglio. I balconi lungo la via Gensha erano
gremiti di gente. Necrofori col berretto a visiera e la giacca coi
bottoni di metallo lucido portavano tavole e pale. Storpi e mendicanti
assediavano i cancelli e il viale che portava alla tomba. Gli
spettatori ai balconi e alle finestre temevano che la pressione della
folla avrebbe rovesciato la bara, o che qualcuno della plebaglia,
nella confusione, sarebbe precipitato nella tomba aperta. Ma gli
ebrei di Varsavia erano abituati a queste scene di folla. Poich,
nonostante la gran confusione, tutto si svolse secondo la legge e le
consuetudini. La salma fu preparata per l'interramento, avvolta
nei suoi sudari, e in uno scialle di preghiera. Sugli occhi vennero
posati dei cocci. Tra le dita venne inserito un ramoscello, in modo
che il morto, alla venuta del Messia, potesse scavarsi la via verso la
Terra Santa. I presenti tirarono un sospiro. Le donne ruppero in
fragorose lamentazioni. Il becchino recit i passaggi che la tradizione
richiedeva:

Egli  la Roccia, la Sua opera  perfetta; poich tutte le Sue
vie sono giuste: un Dio di verit e senza iniquit, equo e giusto
Egli .

Dopo che la fossa fu riempita di terra, i figli di Moskat recitarono
il kaddish. Coloro che stavano intorno alla tomba strapparono ciuffi
d'erba dal terreno e se li gettarono dietro le spalle. Abram era
l, accanto ad Hama e alle loro due figlie. Mentre il corpo veniva
calato nella tomba, dai suoi occhi sgorgarono lacrime. Hama singhiozz
convulsamente per tutta la durata del rito.
Moshe Gabriel era rimasto un po' in disparte, in silenzio. Il suo
sguardo era fisso verso il cielo sgombro di nubi.  gi lass,
pensava. Si  liberato del fardello della carne. Dovr passare attraverso
le prove della purificazione, ahim, ma raggiunger il paradiso.
Gi ora i suoi occhi possono vedere ci che nessuno di noi
pu vedere. Stepha, Masha, e le altre nipoti moderne portavano
abiti neri e cappelli drappeggiati con veli neri, secondo la moda.
Erano fresche e piacenti, nonostante quel cupo abbigliamento,
e i giovani le bersagliavano con frequenti occhiate. Lia lasci cadere
il fazzoletto; Koppel glielo raccolse. Alcuni, usciti dal cimitero,
si recarono alle case di preghiera. Altri se ne andarono al ristorante,
o in pasticceria. Quando la folla si dirad, i rimasti poterono
contemplare incantati i rabbini forestieri, alcuni con la barba
nera, altri con la barba rossa, con cappelli da lutto e soprabiti di
seta foderati di pelliccia. I loro riccioli laterali ondeggiavano al
vento. Sciarpe di lana gli avvolgevano il collo. Ciascuno era attorniato
da mazzieri e servitori. Sospiravano, fiutavano prese di tabacco
da enormi tabacchiere, si scambiavano cerimoniosi saluti,
ma parlavano ben poco. Esistevano annosi dissidi tra le varie comunit
chassidiche. Quando il rabbino di Bialodrevna vedeva il rabbino
di Sentsimin, voltava la faccia dall'altra parte; ora che Akiba
e Gina si erano divisi, il rapporto che si era stabilito in virt del
matrimonio dei loro figli era venuto meno. Ci nonostante, Akiba,
da quello sciocco bietolone che era, si accost al rabbino di Bialodrevna
e disse: La pace sia con voi, suocero mio.
L'altro scroll le spalle con impazienza e borbott: La pace
sia con te.

NOTE.

2. Amministrazione della Comunit ebraica di una citt. (N.d.T.).

5.

I figli Moskat osservarono la shiva, la prescritta settimana di lutto,
nell'appartamento dov'era vissuto il morto. Sedevano tutti e
quattro Joel, Pinnie, Nathan e Nyunie, su bassi sgabelli, con le
sole calze ai piedi. Gli specchi alle pareti erano ancora coperti,
sul davanzale della finestra era posato un piccolo bacile con dell'acqua,
e un cencio di lino inzuppato, affinch l'anima del morto
potesse compiere le sue rituali abluzioni. Un lucignolo commemorativo
ardeva in una lampada di vetro. Al mattino presto e nel
tardo pomeriggio veniva un gruppo di uomini per recitare le
preghiere.
I quattro figli Moskat andarono a trascorrere il Sabato ciascuno
in casa propria, e il sabato sera, come apparvero le prime tre
stelle, tornarono in casa del vecchio per terminare il periodo di
lutto. Ma, dopo quell'interruzione, le cose andarono un po' diversamente.
Joel e Nathan cominciarono a discutere di questioni pratiche:
il patrimonio del padre, il testamento, i depositi bancari, il
contenuto della cassaforte. Giunse Koppel da Praga, e tutti si misero
a fare conti su pezzi di carta. Perla, Lia e le cognate, Ester e
Saltsha, andarono in un'altra stanza per parlare in privato. I gioielli
appartenuti alle prime due mogli di Meshulam erano scomparsi;
sospettavano che li avesse presi Rosa Frumetl.
 certo opera sua. Non c' alcun dubbio. Ha proprio gli occhi
da ladra, osserv Lia.
Dove potr averli nascosti? disse Saltsha.
Ci sar qualcuno che le tiene mano.
I litigi e le lotte vere e proprie cominciarono un paio di giorni dopo.
I dubbi sussurrati diventarono aperte accuse. Le donne esigevano
che Rosa Frumetl pronunciasse un solenne giuramento che non
li aveva lei, i gioielli. Rosa Frumetl scoppi immediatamente in un
fiume di lacrime, protestando la sua innocenza e snocciolando la sua
illustre prosapia, e alzando le mani al cielo chiam Dio a testimonio
della falsit di quelle accuse e della malvagit delle sue accusatrici.
Ma quanto pi piangeva, tanto pi le altre si convincevano
della sua colpevolezza. Koppel la invit a andare con lui nella biblioteca
e chiuse la porta a chiave.
Le mogli hanno diritto di prendere quel che vogliono, disse
abilmente, e le figlie hanno il diritto di lamentarsene. Si dichiar
pronto a rilasciarle un impegno scritto, a nome delle figlie, che
non appena i gioielli fossero venuti fuori, a lei sarebbe stata
immediatamente consegnata la sua parte. Ma Rosa Frumetl pieg le
labbra in una smorfia sprezzante e disse: Non so che farmene delle
vostre promesse. Voi non siete meglio di loro.
Il testamento non firmato, che era stato trovato nella scrivania
del vecchio, diseredava Hama, e stabiliva che la sua parte doveva
essere divisa tra Stepha e Bella tre anni dopo il loro matrimonio.
Meshulam disponeva anche dei legati a opere di beneficenza. Dopo
molte discussioni la famiglia decise di non tener conto di questo
testamento, in considerazione del fatto che negli ultimi anni il vecchio
aveva avuto troppe cose per la testa. Ma prima che si giungesse
a questa decisione, Abram e Nathan furono l l per venire alle
mani. Poi Joel sostenne che lui, come primogenito, secondo la legge
mosaica aveva diritto a una quota doppia. Pinnie chiese gli venisse
versato, aumentato degli interessi composti, il capitale assegnatogli
dal padre in occasione del suo matrimonio, e da lui mai incassato.
Gli altri gli domandarono se aveva una carta, un documento,
che lo comprovasse, e Pinnie grid: L'avevo, ma l'ho perso, non
so pi dove sia.
In questo caso sei uno scimunito, disse Joel.
Se io sono uno scimunito, tu sei un ladro! ribatt Pinnie.
Molti anni prima, Meshulam aveva intestato un palazzo a nome
della sua prima moglie. Perla, la vedova, la maggiore delle figlie,
sosteneva che questo palazzo doveva andare a lei, a Joel e a Nathan,
come eredit della loro madre. Rosa Frumetl produsse un
documento, nero su bianco, redatto a Karlsbad prima del loro matrimonio,
in base al quale Meshulam dichiarava di lasciarle un palazzo
e di fornire una dote a sua figlia. Batt il pugno sul tavolo e
dichiar che li avrebbe convocati tutti quanti dinanzi a un tribunale
rabbinico.
Dalla rabbia, Joel morsic il sigaro.
Non ci fate nessuna paura, con i vostri rabbini, dichiar.
Dunque non c' un'oncia di timor di Dio, nel vostro cuore?
rispose lei.
La divisione del patrimonio, secondo ogni apparenza, sarebbe
stata una faccenda lunga e difficile. V'erano decine di documenti
da preparare, atti e certificati da copiare, stime di edifici e di terreni,
ricerche in archivi. Tutti i componenti la famiglia sapevano
che Noemi teneva depositata nelle mani di Meshulam una somma
rilevante, ma, nonostante la sua nota scaltrezza, non aveva avuto
la previdenza di farsene rilasciare una ricevuta. E ora gli altri dovevano
stare alla sua parola, quanto ai particolari dell'investimento.
Frattanto, per comune consenso, Koppel continuava ad amministrare
gli affari della famiglia. Il venerd successivo all'otto di ogni
mese, i figli e i generi Moskat versavano a lui le pigioni incassate.
Ben presto si resero conto che Koppel gli era necessario quanto era
stato necessario al loro padre. Joel e Nathan venivano all'ufficio
ogni mattina, e Koppel gli portava bicchieri di t e gli faceva un
resoconto degli affari in corso.
Abram tuonava che Koppel avrebbe rubato tutto ci che gli fosse
capitato sottomano. Diceva che i suoi cognati erano degli asini.
Ma nessuno faceva caso a lui. Anzi, cercavano di persuaderlo a
far pace con l'usciere, ma Abram sogghignava.
Giammai, finch vivr! gridava.
In questa nuova situazione, Abram aveva di nuovo qualche soldo
in tasca. Non incassava pi le pigioni, questo  vero, a questo provvedevano
Hama e Bella, ma ogni venerd riceveva quaranta rubli per
le spese di casa. Comper qualche regalo per Ida e cominci a pensare
seriamente di fare i preparativi per il suo viaggio all'estero.
Due o tre sere la settimana andava a trovare Hertz Yanover.
Anche Adele si preparava a lasciare la Polonia. Ora che il patrigno
era morto aveva un solo desiderio: andarsene dalla Polonia il pi
presto possibile, e riprendere gli studi anche se non aveva una
chiara idea di che cosa o del perch dovesse studiare. Dopo un consiglio
di famiglia, i figli Moskat stabilirono di assegnarle uno stipendio
di dieci rubli la settimana, e di accantonarle una dote di
duemila rubli, che le sarebbe stata versata se si fosse sposata entro
i prossimi diciotto mesi.
In un piovoso pomeriggio di maggio, di ritorno dalla biblioteca
municipale, Adele trov ad attenderla una lettera col bollo della
Svizzera. Strapp la busta. Era di Asa Heshel, scritta in polacco,
con una scrittura disuguale, su una pagina di taccuino.

Stimatissima signorina Adele (cominciava la lettera),
forse lei non si ricorder di me. Sono quel giovane che lavorava
al manoscritto del suo defunto signor padre, e che purtroppo fugg
come un ladro prima di aver ultimato il lavoro. S, sono ancora
vivo. Posso facilmente immaginare che cosa avrete pensato di me,
lei, sua madre, e tutti gli altri. Spero che sar almeno in grado,
un giorno, di restituire il denaro che mi fu pagato per quel lavoro.
Non avrei osato disturbarla, se non mi trovassi in una situazione
molto difficile. Quando attraversai il confine persi tutta la mia roba,
compreso il taccuino degli indirizzi. Gli unici che ricordavo erano
il suo e quello di Madame Gina dalla quale alloggiavo. Ho scritto
a quest'ultima, ma la lettera mi  tornata indietro; purtroppo
non sapevo il suo cognome di ragazza.
Mi permetto di chiederle un importantissimo favore. Potrebbe
comunicarmi l'indirizzo di Abram Shapiro?  una cosa di grande
importanza per me, e le sar sempre gratissimo della sua gentilezza.
Naturalmente, non penso che a lei interessino minimamente le
mie vicende personali. Le dir soltanto che abito qui a Berna, in
casa di un signore galiziano, che prima risiedeva ad Anversa.
Insegno ai suoi bambini l'ebraico, e altri argomenti ebraici. Posso anche
seguire dei corsi all'universit, come libero uditore, e mi preparo
per gli esami di ammissione. Ho abbandonato da un pezzo
ogni ambizione e sono rassegnato al mio destino; l'unica cosa che
mi rimane  il desiderio di apprendere. La Svizzera  bella ma
purtroppo io non provo alcun godimento nella natura. Sono sempre
solo, come se vivessi nella luna.
Le porgo mille ringraziamenti anticipati per la sua cortesia, e
col pi profondo rispetto, mi firmo. Suo
Asa Heshel Bannet.

Adele si chiuse a chiave nella sua stanza e si mise immediatamente
a rispondere alla lettera. Copr otto pagine della sua ornata
scrittura, piena di punti interrogativi ed esclamativi. Il tono passava
dal leggero al serio. Accluse un fiore di lilla e una sua fotografia,
sul rovescio della quale scrisse: Un memento a un Don Chisciotte
di provincia da parte di una Dulcinea senza successo.
Dimentic del tutto di accludere l'indirizzo di Abram.
...
PARTE QUARTA.

CAPITOLO PRIMO.

1.

Lettera di Adele a sua madre.

Mamma carissima,
sono passate due settimane da quando ti ho telegrafato per comunicarti
il mio matrimonio. In questo frattempo ho ricevuto
da te un telegramma e due lettere. Ogni giorno avevo l'intenzione
di scriverti, ma sono stata cos occupata che non ho letteralmente
avuto un momento per me stessa. Ma ora ti racconter
tutto.
Quando partii da Vienna, andai in Svizzera. Come sai, era
mia intenzione riprendere l'universit. Sapevo che Asa Heshel
era a Berna, ma non ci pensavo nemmeno. Non mi sarei mai sognata
che le cose sarebbero andate come sono andate. Tutto sommato,
ci conoscevamo cos poco, e siamo due tipi cos diversi.
Quando lo avevo visto per la prima volta in casa di Nyunie Moskat,
non mi aveva fatto nessuna particolare impressione. Comunque,
quando arrivai in Svizzera pensai di andare a trovarlo per
dargli notizie dei comuni conoscenti di Varsavia. E poi pensavo
anche di potergli essere di qualche aiuto. D'un tratto salta fuori
che era sempre stato innamorato di me. Appena mi ha visto,
praticamente mi si  gettato addosso. Era evidentissimo che Hadassah
era completamente uscita dai suoi pensieri. La cosa non 
mai stata pi che un'avventura per lui; non si era mai dato neanche
la pena di scriverle. Senza pensarci, mi lasciai sfuggire che lei
si era fidanzata e doveva sposarsi, e perci ha capito che ragazza
leggera ella sia.
Forse non mi crederai, mamma, ma addirittura la prima sera
che stemmo insieme, lui mi disse che mi amava, e mi chiese di sposarlo.
Puoi immaginare la mia sorpresa. Gli dissi che una cosa
importante come il matrimonio non si poteva decidere cos su due
piedi. Lui disse che aveva sempre pensato a me, e cos via, e cos
via. Sentivo che parlava sinceramente; tu sai, mamma, che non mi
lascio incantare facilmente.  un giovane molto strano, molto sensibile
e molto inibito. Mentre mi parlava, provavo una forte simpatia
per lui. Non so descriverti in quali condizioni l'ho trovato.
Senza un centesimo in tasca. Sono sicura che abbia sofferto la fame,
anche se  troppo orgoglioso per ammetterlo. Dovetti insistere
per fargli accettare un prestito di pochi franchi (feci bene attenzione
di chiamarlo un prestito). Sarebbe troppo lungo descriverti
come alla fine decidemmo di sposarci. Praticamente mi ci ha costretta,
bench io volessi aspettare un poco. Mai mi era successo
d'incontrare un carattere cos impulsivo. Devo dire che qui in Svizzera
l'ho visto sotto una luce completamente diversa.  cos romantico,
cos profondamente innamorato. A volte dice un mucchio
di allegre sciocchezze, ma mescolate con riflessioni filosofiche
e con citazioni del Talmud, tanto che a un certo punto non ne
capisci pi nulla. A quanto pare i talmudisti erano grandi ammiratori
del nostro gentil sesso. Penso continuamente una cosa: se
pap fosse vivo, e mi vedesse sposata! Pap diceva sempre che
avrebbe voluto un giovane di cultura, come genero, anche se avesse
dovuto essere uno di questi tipi emancipati. E lui ha tante
rassomiglianze con pap! A volte, quando comincia a parlare, ho
proprio l'illusione di sentir parlare pap. Sono proprio come due
gocce d'acqua. Per lettera, non riesco a farti capire ci che provo.
Lui avrebbe voluto andare dal rabbino qui di Berna, addirittura
il mattino dopo, ma io mi sono assolutamente rifiutata di far le
cose cos in fretta. Lui sembrava quasi fuori di s dall'impazienza.
Poi ho pensato: si vede che era proprio destino che le cose andassero
cos. Una volta, mamma, tu mi hai detto una cosa che mi
son sempre ricordata: Due cose non si possono evitare, il matrimonio
e la morte. Quando ci si pensa, non trovi strano che
questo giovanotto, venuto da noi per rivedere il manoscritto di
pap, abbia dovuto prendere, in certo senso, il posto di pap? Ora
mi rendo conto d'amarlo sul serio, e me lo sento molto vicino e
molto caro. Mi sono innamorata di lui dopo il matrimonio, proprio
com' successo a te ed a pap.
Naturalmente, la cerimonia  stata molto modesta. Asa Heshel
aveva fatto conoscenza con certi giovanotti russi che incontrava
al ristorante dove andava a mangiare; e questi sono venuti al matrimonio.
Abbiamo comprato un anello, dei pasticcini al miele, e
del vino, tutto qui. Il sacrista ha scritto i nostri nomi e ha redatto
il certificato.  curioso, ma ho notato che la legge ebraica stabilisce
che nel caso in cui, Dio ne scampi, dovessimo divorziare, lui
dovrebbe versarmi duecento fiorini come indennizzo. Nello studio
del rabbino erano state accese due candele; hanno fatto indossare
ad Asa Heshel una veste bianca. Io ero talmente commossa che
mi veniva da piangere. Portavo il mio vestito di seta nera e il
cappello che mi ero comprata prima di partire da Varsavia. La moglie
del rabbino mi ha accompagnata al baldacchino. Ecco tutto.
Poi siamo andati tutti quanti al mio albergo, e abbiamo ordinato
un bel pranzo, con vino. Uno degli invitati ha offerto una bottiglia
di champagne.
Abbiamo passato la notte nel mio albergo, e non so dirti quanto
siamo stati felici. La mattina dopo siamo partiti per il nostro
viaggio di nozze. Prima siamo andati a Losanna. Il treno passa
attraverso catene di montagne, e non puoi immaginare la bellezza
di queste montagne al principio dell'estate. Mi sembrava che tutta
la natura si rallegrasse della nostra felicit. Poi il treno costeggia
il lago di Ginevra. Restammo due giorni a Losanna, in una pensione
ebraica, e facemmo conoscenza con alcune persone molto interessanti.
Era strettamente kasher. Tutti sembrava lo sapessero,
che eravamo appena sposati e ci bersagliavano con ogni sorta di
scherzi. Asa Heshel  quasi venuto alle mani con un tale, un perfetto
sciocco.  timido come un bambino, e vuol tenere tutto celato
agli altri. E nel tempo stesso dice delle cose semplicemente
incredibili. Devo sorvegliarlo continuamente, per evitare che la
gente si faccia delle idee sbagliate. Devo dire che in questi ultimi
due mesi ha studiato ben poco. Deve dare l'esame di ammissione,
ma invece di prepararsi, ha sprecato il tempo con una quantit di
libri inutili. Non ha assolutamente il senso della disciplina, ma puoi
star sicura che d'ora innanzi non lo perder d'occhio.  molto intelligente,
e sono sicura che andr lontano. Non si rende conto di
quanto sia fortunato di avere una moglie come me. Senza di me
sarebbe letteralmente morto, qui.
Da Losanna siamo andati a Montreux. La citt  in basso, sovrastata
da vigneti a terrazze, e pascoli. Si ha l'impressione che da
un momento all'altro ti possano crollare addosso. Durante la nostra
permanenza c' stata non so che festa. I ragazzi e le ragazze
indossavano i loro costumi nazionali. Gli svizzeri sono spensierati
come bambini. Per loro, noi forestieri  come se non esistessimo.
Abbiamo passato una notte a Montreux, e di l siamo andati in
un villaggio che si chiama Visp, di dove parte un trenino che sale
a Zermatt. Da questo villaggio si vede benissimo il Matterhorn,
con la cima coperta di neve, come si fosse in pieno inverno. Asa
Heshel era entusiasta di tutto. Abbiamo passato due notti l; ed
eravamo quasi fuori di noi dalla felicit. Non posso comunicarti
nemmeno la millesima parte di ci che abbiamo provato. Di l
avremmo dovuto andare in Italia, che  vicinissima, ma Asa Heshel
non voleva farmi spendere tanto denaro. Quando ci ripenso, devo
proprio ammettere che sotto certi riguardi  molto comico. Annota
in un taccuino ogni soldo che spendiamo. Li registra sotto il titolo
Debiti, e bada al centesimo. Oh, a proposito, ha un posticino
d'insegnante che gli rende pochi franchi.
Mamma cara, ora siamo tornati a Berna. Abitiamo ancora in albergo,
ma stiamo cercando casa. Ti accludo una dichiarazione del
rabbino, che certifica il nostro matrimonio, in modo che i Moskat
possano mandarmi i duemila rubli che mi erano stati promessi.
Veramente avrei potuto ritardare il matrimonio, continuando a
incassare per mesi i dieci rubli settimanali; come ricorderai, in base
all'accordo, avevo tempo diciotto mesi per sposarmi. Ma non ho voluto
approfittarne. Sono sicura che se hanno un minimo di amor
proprio, non mi faranno subire questa perdita finanziaria, e mi
daranno il corrispettivo a titolo di regalo. Se il tuo defunto marito
fosse vivo, avrebbe certo largheggiato, in questa occasione. Devi
tener presente che siamo tutti e due studenti, e non abbiamo possibilit
di guadagno. Ti mando mille baci, e offro un sincero mazal tov
a te come a noi, poich so bene quanto la nostra gioia sia la tua.
Asa Heshel mand un telegramma a sua madre, ma fino ad ora
non ha ricevuto risposta.  quanto mi racconta della sua famiglia,
 chiaro che sono un mucchio di fanatici primitivi. Vivono come
se fossero ancora in pieno medioevo. Lo stesso Asa Heshel  un
misto di arretratezza e di modernit. Per questo, spesso,  cos
difficile capirlo.
Scrivimi presto, ti prego, dimmi come ti vanno le cose, e se ti
hanno gi dato la casa che ti ha lasciato il mio defunto patrigno.
Non vedo l'ora di sapere una quantit di cose. Si  gi sposata
Hadassah? Sei andata al matrimonio? Che cosa ne dicono i parenti
del mio matrimonio? Scrivimi tutto, ti prego. Asa Heshel mi ha
promesso che ti scriver una lettera. Intanto ti manda i pi sentiti
rispetti. Ti bacio mille volte. La tua figlia, che spera di rivederti
presto in pace ed in gioia.
Adele Bannet.

2.

DAL DIARIO DI HADASSAH.

3 luglio. Ha sposato Adele. In Svizzera.

4 luglio. Una notte insonne. Sono torturata da un orribile sospetto:
lui deve avermi scritto, e mamma mi ha nascosto le sue
lettere. Sono rimasta sveglia fino all'alba, cuocendo di rabbia. Mi
vedevo continuamente far la lotta con mamma e le strappavo le
lettere di mano.

La sera. Perch la nostra religione non permette che una ragazza
se ne vada alla sinagoga e s'inginocchi in preghiera dinanzi a
Dio? Ho letto i salmi tradotti in polacco. Una volta, mi ricordo,
vidi la nonna che piangeva sul suo libro di preghiere, e mi venne
da ridere. Dio, perdonami. Ora tocca a me bagnare le pagine con
le mie lacrime. Ti prego, Padre del cielo, ridammi la fede. Desidero
morire... Ma non prima di mamma. Non posso sopportare l'idea
di lei che cammina dietro il cadavere della sua unica figlia. Le ho
gi causato tanti dolori.

Durante la notte. Dio ha creato tutte le cose, i cieli, la terra, le
stelle. E tutto secondo la Sua volont. Questa  una grande consolazione.
Se Dio vuole che soffriamo, dobbiamo soffrire con gratitudine.
(Non devo mai dimenticare questo!!!)

4 luglio.  arrivata una partecipazione di matrimonio, stampata in
ebraico e in tedesco. Me l'ha portata Shifra. Immagino che Adele
l'avr fatta stampare apposta per mandarla a noi qui a Varsavia.
Per trionfare su tutti noi. Com' puerile e disgustoso tutto questo.
Stanno a Berna. Sono sicura che lui  infelice, ma non quanto me.

6 luglio. Devo avere un qualche diavolo che mi tormenta il cervello.
Lotto con tutte le mie forze per non odiare la povera mamma.
Le voglio bene ma, non so il perch, non posso sopportare
la sua presenza. Ti prego, Dio, non portarmi via il mio ultimo oggetto
d'amore. Lo zio Abram non vuol pi avere niente a che
fare con me. A quanto pare tutti si rallegrano della mia sfortuna.
Ma non pu esser vero. Mi stanno facendo una tale quantit di
vestiti e d'indumenti che  veramente terribile. Hanno fatto venire
delle cucitrici, e stanno tutto il giorno in salotto a farmi ogni
sorta di camicie e di sottovesti, tutte piene di merletti. Che cosa
antiquata e sciocca, neanche fossimo ancora nel medioevo. Mi
stanno anche facendo una pelliccia. Sono cos contenta che Klonya
sia a Miedzeshin. Mi vergogno di affrontar lei pi che chiunque
altro. Mi hanno preso le misure per farmi la parrucca da matrona.
Me la sono provata, e quando mi sono guardata allo specchio,
quasi non mi riconoscevo. In tutta questa tragedia, mi  venuto
addirittura da ridere. E va bene, la porter come la mia croce.

All'alba. Ho dormito per sei ore filate. Ho sognato che ero nel cimitero
di Gensha. C'era una tavola inclinata sulla quale facevano
scivolare i bambini morti. C'era una bambinetta con un nastro
sui capelli biondi e una cicatrice sulla fronte. Mi pare di vederla.
Se tutto proviene da Dio, qual  il significato di sogni come questo?
Il matrimonio si svolger nella vecchia casa del nonno, non
in un salone per matrimoni. Stanno gi facendo stampare gli inviti.

La colpa  mia. Sono stata io a piegare volontariamente le spalle
per ricevere il giogo. E so bene che mi attendono altri dolori.

Ho ricevuto una lettera dal mio promesso sposo. Ha una calligrafia
tutta rotonda, e ogni parola finisce con uno svolazzo. La
lettera  scritta in un miscuglio di tre lingue, yiddish, polacco e
russo.  evidentissimo che l'ha copiata da uno di quei libri che
riportano esempi di lettere d'ogni genere.

8 luglio. Ero seduta su una panchina dei Giardini Sassoni, e mi 
venuta un'idea pazza: di scrivere una lettera a lui. Conosco il suo
indirizzo di Berna. Sapevo che poi non avrei avuto il coraggio d'imbucarla,
ma, nonostante questo sono andata in un negozio e ho
comprato un foglio e una busta. Ho scritto la parola: mazal tov in
yiddish, poi ho stracciato il foglio in mille pezzi e li ho buttati
via. Com' sciocco tutto questo. E per tutto il tempo piangevo
talmente che la gente si voltava.

9 luglio. Ieri ho incontrato per strada lo zio Abram. Quando mi
ha visto ha fatto un movimento come per voltarsi dall'altra parte,
ma invece si  tolto il cappello, mi ha fatto un inchino, e ha proseguito
in fretta. Non avrei mai creduto che lo zio Abram potesse
salutarmi togliendosi il cappello per poi proseguire come un estraneo.
A parte il fatto che non pu soffrire il mio promesso sposo,
il mio matrimonio  una sciagura personale per lui. Infatti significa
che Koppel l'ha avuta vinta su di lui. Com' strano che nella
nostra famiglia tutto sia complicato dalle inimicizie e dalle ambizioni
personali. Pap  a Otwotsk; non mi ha scritto nemmeno un
rigo. Dopo la morte del nonno avrei potuto fare tutto ci che
volevo, questa  la verit. Avrei anche potuto costringere pap a
lasciarmi andare in Svizzera. Ma ero troppo spezzata. Mi sto tuffando
nell'abisso del mio libero arbitrio. Proprio non lo capisco.
 come se mi uccidessi.

La sera. Mi  cos difficile immaginarlo con Adele.  abbastanza
semplice, eppure la mia mente non riesce ad afferrarlo. So di certo
che lui pensa a me giorno e notte. Non pu essere altrimenti. I
nostri esseri sono attirati l'uno verso l'altro da una sorta di affinit
elettrica. Grazie a Dio non provo alcun odio per Adele.
(Proprio in questo attimo ho sentito una punta di odio;  una tale ipocrita!
Mio Dio, proteggimi!) L'unica cosa di cui ho paura  di
perdere la ragione. V' una specie di terrore puerile che mi tiene
incatenata. Non so come descriverlo. Non so perch, mi  venuta
una paura frenetica dello sporco, di qualsiasi genere; sto continuamente
a lavarmi. Ogni pochi minuti penso di dover andare nel
bagno.  cos spiacevole. Stepha mi ha portato un volume di Forel.(1)
L'avevo gi letto, ma questa volta mi  sembrato tutto cos orribile.
Perch ogni cosa al mondo deve essere insozzata?

Pi tardi. C' qualcosa che debbo fare, ma non so che cosa. Invidio
le monache che vedo passare per strada; sembrano cos in pace. Se
non fosse per mia madre, mi farei monaca. Ho uno strano presentimento
che il mio matrimonio con Fishel non si far. Succeder
qualcosa. O morir, o scapper all'ultimo momento. Mia madre mi
ha dato la met dei suoi gioielli. D'un tratto mi  venuta l'idea
che potrei venderli e fuggirmene in America. Non sarei la prima,
a fare una cosa simile. Ma che senso hanno questi pensieri? Ormai
ogni speranza  perduta.

Mattina. Non ricordo assolutamente che giorno  oggi. So soltanto
che tra circa due settimane star sotto il baldacchino nuziale. Hanno
appena portato il mio abito nuziale. Me lo sono provato, e quando
mi sono guardata allo specchio ho visto con stupore che sono ancora
bella. Le sarte continuavano a fare grandi esclamazioni, a dire
come mi stava bene il vestito.  molto ricco, e ha un lungo strascico.
Per un momento mi son sentita meglio. E ho pensato tra me che,
dopo tutto, le cose non sono poi cos terribili. Sono giovane, sono
bella, e non sono povera. Vedevo con quanta invidia mi guardavano,
e anche questo mi ha rallegrato un po'.

Luned. Sabato prossimo il mio promesso sposo sar chiamato
per una lettura alla casa di preghiera. Mamma ha telefonato a pap,
a Otwotsk, e lui ha promesso che torner subito. Il matrimonio avverr
il venerd, e il sabato sera ci sar un ricevimento. Mamma sta
facendo tutto lei. Giorno e notte a preparare, a cuocere roba nel
forno. Si preoccupa di tutto, e ci aggrava il suo male alla vescica.
Come posso aiutarla, se non riesco a sopportare la sua vicinanza? E
mentre io sono qui che soffro, lui  in una pensione sulle Alpi con
Adele. Shifra mi porta tutte le notizie. Tutte le cose che non oso
nemmeno sperare per me stessa. Sono sicura che lei non lo ama
nemmeno. Quanto dovr godere della mia sfortuna!

Nel mezzo della notte. Come sarebbe facile metter fine a tutto quanto.
Ho trovato un pezzo di corda e vi ho fatto un nodo scorsoio.
C' un gancio sulla parete, e ho uno sgabello. Tutto l'occorrente
per liberarmi di tutte le mie pene. Ma c' qualcosa che mi trattiene:
la compassione che ho per la mamma, immagino. E so anche
che Dio non vuole che sfuggiamo alla Sua punizione. E nel fondo
di me c' ancora una speranza che tutto non sia ancora perduto.

Gioved. Mio caro diario, mio caro amico, sono quasi tre settimane
che non scrivo sulle tue pagine. Quella che vi scrive ora non  la
Hadassah che tu conoscevi. Sono seduta ad una scrivania, con la parrucca
in testa, e la mia faccia mi  cos estranea come la mia anima.
Ho subto tutto: il bagno rituale, la cerimonia nuziale, e tutto il resto.
Non confider pi i miei segreti a te, diario mio. Tu sei puro,
io sono insozzata. Tu sei onorato, io sono falsa. Ho appena il coraggio
di voltare le tue pagine. Ti nasconder in qualche posto, insieme
con qualche altro ricordo che mi  prezioso. Perfino il mio nome 
cambiato, adesso. Ora sono Hadassah Kutner. E questo nome 
altrettanto insensato di tutte le altre cose che mi son capitate.
Adieu, diario mio, perdonami.

NOTE.

1. Psichiatra svizzero, autore della Questione sessuale. (N.d.T.).

3.

Lettera di Rosa Frumetl ad Adele.

Alla mia amata e affezionata figlia Adele Bannet,
inizio questa lettera con l'informarti che la mia salute, grazie a
Dio,  buona, e Dio voglia che tu possa dirmi altrettanto di te ora e
sempre, amen. Secondo, torno ad augurarti un sentito mazal tov, e
molte gioie, e lunghi anni pieni di soddisfazioni e di ogni cosa buona;
possa il tuo matrimonio essere pegno di pace e di prosperit, e
che gli anni ti siano prodighi di salute e di onori. Che cos'altro ho al
mondo, oltre a te, figlia mia?  vero, sarebbe stata una bella cosa se
avessi potuto avere il privilegio di accompagnare io stessa al baldacchino
la mia unica figlia, ma si vede che agli occhi di Dio non ero
degna di questa grande benedizione. Quando mi giunse il tuo telegramma
versai lacrime di gioia e di gratitudine. Ah, se il tuo santo
padre fosse vissuto per vedere questo giorno! Possa egli intercedere
dinanzi al trono divino, per te, per tuo marito, e per noi
tutti, amen. Sono sicura che il suo spirito avr aleggiato sopra
il tuo baldacchino nuziale, e che avr pregato Dio di colmarti delle
Sue grazie e benedizioni, che tu possa non conoscere mai pi tristezze,
e che tuo marito possa sempre onorarti come il suo pi
grande tesoro. Poich con te egli ha acquistato un gioiello raro,
quale non si potrebbe, trovar l'uguale a girare il mondo intero,
bella, intelligente, e, stia lontano il malocchio, piena d'ogni virt.
E prego Dio che la tua sia sempre una vita esemplare; ci 
senza dubbio decretato dal Cielo poich tutto  gi determinato
in noi gi prima della nostra nascita. E devo anche dirti che quando
vidi per la prima volta Asa Heshel in casa di Nyunie provai
una strana fitta al cuore, che sembrava mi dicesse che era lui il marito
che ti era destinato. E ora  come se fosse mio figlio. Non so
dirti la mia ansia di conoscere sua madre e sua nonna, e suo nonno,
il rabbino di Tereshpol Minor. Sia ringraziato Iddio, figlia
mia, per averti destinato un marito di nobile nascita, come si addiceva
alla tua distinta prosapia, di cui puoi andare a testa alta. La
sua scappatella giovanile  ormai dimenticata, e tutto  bene ci
che finisce bene.
Devo poi dirti che le tue buone notizie hanno rallegrato tutti,
qui, che tutti sono venuti a porgerti i migliori auguri, perfino
Dacha, anche se, a dire la verit, non tanto a cuore aperto. I duemila
rubli sono gi stati depositati a tuo nome alla banca. Quanto
ai dieci rubli settimanali, ci sono state molte discussioni. La cosa
si sarebbe potuta sistemare in modo soddisfacente se non si fosse
messo in mezzo quella canaglia di Koppel; e anche Lia si  fatta
sentire. Saprai certo, figlia mia, tutte le chiacchiere che circolano
su quei due, e ora mi rendo conto che corrispondono al vero. Una
mano lava l'altra. Li ho avvertiti che se non si arrivava a un'equa
soluzione, li avrei convocati per un arbitrato. N  ancora sistemata
la questione dell'immobile lasciatomi dal tuo defunto patrigno.
A quanto pare, stanno cercando di tirar le cose in lungo per
stancarmi. Ma puoi star tranquilla, figlia mia, che non gli riuscir.
La verit  che nuotano nelle ricchezze; non lo sanno nemmeno
loro, quanto sono ricchi. Molta gente va dicendo che quell'ignobile
villanzone di Koppel ha fatto man bassa; ci nonostante,
 diventato il vero arbitro degli affari della famiglia,  lui
che tiene in mano le redini, soprattutto per il fatto che gli altri,
purtroppo, sono dei babbei. Quante volte lo avevo avvertito, il
tuo patrigno! Ma ormai, quel che  fatto  fatto. Intanto mi hanno
chiesto di lasciare il grande appartamento, e mi hanno dato
un appartamento di due stanze in via Tvarda. Nell'appartamento
grande  andato ad abitare Joel. Naturalmente, avrei potuto fare
delle difficolt, ma non volevo creare altri motivi di dissidio,
visto che sono, mi si perdoni la parola, della vera gentaglia.
Mia cara figlia, mentre ti scrivo mi sembra che tu sia seduta
qui vicino a me, e che stiamo parlando a tu per tu. C' stato un
gran matrimonio, qui. Hadassah ha sposato Fishel venerd scorso,
e la sera dopo c' stato un ricevimento. Non avevo nessuna voglia
di andarci, come puoi ben capire, ma non sarebbe stato conveniente;
avrebbe dato esca a chiss quante chiacchiere. Era anche
opportuno che le facessi un regalo di nozze, un cofanetto portagioielli
che girava per casa da chiss quanti anni, ancora dai
tempi di Brody. Il matrimonio  stato rumoroso e volgare,
probabilmente per mascherare il fatto che la sposa era stata protagonista
di uno scandalo. Posso immaginare la sua bile quando
ha saputo la notizia del tuo matrimonio. Tutta Varsavia ne ha
parlato. Fishel appartiene a una famiglia ricca, ma  uno sciocco.
 facile capire che dopo Asa Heshel, non pu trovar favore agli
occhi di lei. La gente dice che la sposa non faceva che piangere, e
che dovevano tenerla d'occhio per timore che fuggisse; e che il
matrimonio era tutta opera di Koppel, che in tal modo avr un
altro patrimonio sotto il suo controllo. Nessuno osa dire una parola
contro di lui salvo Abram Shapiro. Abram non ha assistito al
matrimonio e puoi immaginare che putiferio ha suscitato questo
fatto. Poco tempo fa l'ho incontrato per la strada, e ha voltato
la testa dall'altra parte.  nemico di tutto il mondo; non fa che
andare in giro con le sue donne.
Il matrimonio  stato celebrato in casa del tuo defunto patrigno.
La sposa aveva digiunato tutto il giorno e sembrava proprio
un cadavere, credi a me. Non sarebbe stata brutta, ma era pallida
come un cencio lavato. Le donne che l'hanno condotta al baldacchino
dovevano quasi trascinarla. Tutte le ragazze presenti piangevano
a calde lacrime. Sembrava pi un funerale che un matrimonio.
La marcia nuziale che suonavano era diversa da quella
che si suonava a Brody; tutte le usanze, qui in Polonia, sono diverse.
Per esempio, qui non si fa quella danza in cui tutte le anziane
saltano davanti alla sposa con una pagnotta di pane. Non
hanno servito n torta n acquavite perch ormai stava quasi per
cominciare il Sabato e le donne dovevano tornare a casa per accendere
le candele. Anche cos, la cerimonia  stata talmente lunga
da esser quasi una profanazione del Sabato. Il rabbino era uno di
questi rabbini ufficiali, in cilindro. Sarebbe dovuto venire il rabbino
di Bialodrevna, a celebrare la cerimonia, ma poi non  venuto.
 stato un vero schiaffo, per loro.
Per venerd sera, soltanto i parenti stretti sono rimasti. Io
me ne sono andata a casa, poich per me il Sabato  il Sabato. Ma
la sera del sabato sono dovuta andare. C'era una tale folla che
era impossibile muoversi, e faceva cos caldo che tutti grondavano
sudore. Il personale, per servire, doveva farsi strada a gomitate.
Certi invitati hanno avuto porzione doppia, altri sono rimasti a
bocca asciutta. Il trattamento, del resto, non era un gran che. La
minestra era acquosa, il pesce non era fresco. Avresti dovuto esser
qui! C'erano moltissimi regali, ma tutta roba ordinaria. Avresti dovuto
vedere Regina Ester e Saltsha. Erano talmente cariche di fronzoli
che quasi non si vedevano.
Joel e Nathan hanno ballato una kozak; coi loro pancioni, sembravano
una coppia di elefanti. I chassidim hanno cominciato a
inveire contro gli uomini e le donne che ballavano insieme, ma
nessuno gli ha dato retta. Koppel  venuto al matrimonio senza la
moglie, e ho sentito che ha ballato un valzer con Lia, ma io non
li ho visti. Moshe Gabriel, che  un sant'uomo, se n' andato prestissimo;
non poteva sopportare la vista di quelle cose. E anche
il nonno dello sposo protestava. Non avevo mai visto un simile
manicomio in vita mia. Sembrava un matrimonio di contadini. I
musicanti suonavano marce militari. In tutta quella confusione,
Hannah, la moglie di Pinnie, ha perduto una spilla, o qualcuno
gliel'ha rubata, ed  svenuta. Ti dico sinceramente, figlia mia cara,
che piuttosto di fare un matrimonio come questo, meglio mille volte
un matrimonio tranquillo come il tuo. E mi dicono che  costato
un patrimonio.
E ora, mia carissima figlia, voglio ricordarti che tu sei la
figlia intemerata di una distinta famiglia ebraica. Nelle cose del
mondo non posso darti consigli; ma ti prego di non dimenticare
che una figlia ebrea deve osservare con scrupolo le abluzioni prescritte.
 scritto che sono tre i peccati per i quali una donna,
Dio ne scampi, muore di parto, e uno di questi peccati  il non
aver osservato le regole rituali di purificazione. I bambini nati
da tali unioni sono equiparati agli illegittimi. Non arrabbiarti se
ti ricordo queste cose; lo faccio soltanto perch oggigiorno vengono
prese troppo alla leggera. Ti spedisco una copia della Pura
fonte, dove potrai trovare tutte le leggi sull'abluzione, e ti prego
di osservarle scrupolosamente. So che non sar facile in un paese
come la Svizzera, ma quando uno vuole, sono sicura che pu
trovare un bagno rituale, e un rabbino a cui porre le domande,
poich di ebrei devoti ce n' dappertutto.
Scrivimi, e dimmi quanto denaro vuoi che ti mandi, e quando.
Credimi, mia cara figlia, quando penso che, con l'aiuto di Dio,
sei finalmente sposata, mi sento rifiorire a nuova vita: Spero
soltanto che il tuo caro marito sapr comprendere ed apprezzare
il tesoro che ha conquistato, e sar buono con te come tu meriti.
Scrivimi subito una lunga lettera, poich, ora che tu sei via, a me
non rimane nient'altro che le tue lettere. La tua mamma, che desidera
soltanto le tue buone nuove.
Rosa Frumetl Moskat.
...
CAPITOLO SECONDO.

1.

Erano passati due anni dal matrimonio di Hadassah. Come tutte
le estati, il clan Moskat lasci Varsavia per andare in villeggiatura.
Jol, Nathan e Pinnie andarono nella villa del padre a
Otwotsk. Hama, con la figlia grande Bella, si un a loro. La vedova
Perla, la figlia maggiore di Meshulam, aveva una casa a Falenitz.
Nyunie e Lia avevano una villa in comune a Shvider. Prima
del suo matrimonio con Hadassah, Fishel aveva acquistato una
casa con trenta acri di terra vicino a Usefov. L'anno prima, Rosa
Frumetl aveva trascorso l'estate nella villa di Meshulam. Per tutto
il tempo le sue figliastre Regina Ester e Saltsha le avevano
fatto ogni sorta di dispetti, canzonandola per il modo in cui cantilenava
le preghiere, per come cacciava le sue dita ossute nella
carne di un pollo, per come portava la parrucca, per come si lavava
le mani e recitava la formula prescritta dopo l'uscita dal bagno.
Rosa Frumetl ne aveva patito tanto che anzich aumentare
di peso, quell'estate, aveva perso cinque libbre. Quest'anno, peraltro,
Rosa Frumetl non doveva pi dipendere dai Moskat. Aveva
un nuovo marito, Wolf Hendlers, un uomo a mezzi, e colto,
per di pi. Anche lui possedeva un villino a Shvider. Ora, nelle
lettere che scriveva a sua figlia in Svizzera, Rosa Frumetl poteva
firmarsi Rosa Frumetl Hendlers, e terminava il suo nuovo nome
con un fiero svolazzo.
La prima a lasciare Varsavia per la villeggiatura fu Regina
Ester. Subito dopo le feste di Pasqua cominci a lagnarsi che il
suo verme solitario la mangiava viva; che l'aria di Varsavia era
troppo spessa, si poteva tagliarla col coltello. Gli abiti che si
era fatta fare durante l'inverno le stavano gi troppo grandi,
tanto era dimagrita. Anche le figlie, Minna, Nesha, e Gutsha, non erano
pi che pelle ed ossa; e il maschio, Mannes, anche lui. Joel fece
una smorfia. Non gli piaceva restare solo a Varsavia, e nel
tempo stesso questa storia dell'aria fresca, di alberi, di campi, con
un branco di donne starnazzanti sempre intorno, gli riusciva insopportabile.
Joel diceva sempre che questa faccenda di andare in
campagna d'estate non era altro che una colossale scemenza. Quando
fa caldo devi sudare, dovunque tu sia, diceva, e poi i venti
freddi della notte gli facevano venire il catarro. Ma Regina Ester
finiva sempre per spuntarla. Al principio dell'estate, due grossi
carri erano fermi davanti alla casa di Joel; ci fu gran daffare per
caricare enormi quantit di biancheria, vestiti, piatti, tegami, padelle,
provviste alimentari. I carrettieri pregavano di non esagerare,
poich i cavalli erano vecchi e non abituati a quelle fatiche.
E inoltre c'era il pericolo che tutto rotolasse gi strada facendo.
Ma Regina Ester continuava sempre ad aggiungere qualcosa:
un bacile, un ferro da stiro, o un sacco di patate vecchie che
gi avevano cominciato a germogliare. Succedeva immancabilmente
che l'ultima cosa ad esser caricata era il samovar, e veniva legato
in cima al mucchio con una corda perch non rotolasse gi.
Il cane orbo del portiere abbaiava. I bambini strappavano dei peli
dalla coda dei cavalli. Massaie meno agiate facevano capolino
dalle finestre con le teste imparruccate, gettando occhiate invidiose.
Gi in partenza per i verdi pascoli! I troppi soldi gli hanno
dato alla testa!
Nathan doveva andare presto in villeggiatura a causa del suo
diabete, insisteva Saltsha. Era una giornata calda, quando partirono,
ma Saltsha gli fece indossare un pesante panciotto, e lo
obblig ad abbottonarsi il cappotto fino al collo. Regina Ester accus
Saltsha di partire per il suo piacere, pi che per il bene del
marito, poich l'aria di campagna stimolava l'appetito di Nathan,
che per la sua malattia non poteva mangiare quasi nulla.
Quanto a Pinnie, la sua principale ragione per partire era che
nessuna delle sue quattro figlie era ancora impegnata. Notoriamente
era pi facile per una ragazza agganciare un uomo in villeggiatura
anzich in citt, dove le ragazze dovevano stare quasi
sempre in casa e un eventuale marito non aveva mai nessuna
possibilit di dargli un'occhiata. Fu la stessa ragione per la quale
anche Hama affrett la partenza. Bella cominciava ad essere avanti
con gli anni. Stepha andava in giro con uno studente, ma ad Hama
non pareva fosse un gran che, come partito. E del resto, che
senso aveva restarsene a sudare a Varsavia? Abram non lo vedevano
quasi mai. Stava giorno e notte con quella sua donna, Ida
Prager, anche se Hama aveva sentito dire che cominciava a stufarsi
della sua vecchia fiamma, e si stava coltivando una nuova
conquista. Comunque, durante l'estate, sarebbe venuto in campagna
per i week-end, come la maggior parte dei capifamiglia varsaviani,
e qualche volta arrivava perfino con un regalo.
Dacha part perch glielo aveva ordinato il dottor Mintz, e anche
perch Nyunie, scemo com'era, le faceva fare una vita deprimente.
Non c'era nulla di meglio, per l'infermit che l'affliggeva,
che starsene sdraiata in un'amaca con un cuscino sotto la testa, un
paio di occhiali sul naso, a leggersi il giornale yiddish. Leggeva
tutto: le notizie, gli articoli di variet, il romanzo di appendice.
Si venivano a sapere tante di quelle cose. Che cosa dicevano le
autorit di Pietroburgo; quali erano le abitudini di vita dei Rothschild
a Londra, a Parigi, e a Vienna; chi era morto a Varsavia,
e chi si era sposato o fidanzato; come vivevano gli ebrei in paesi
lontani come lo Yemen, l'Etiopia, l'India, e quali erano i cibi
preferiti dello zio dello zar, Nikolaj Nikolaevich.
Rebecca, la nuova domestica da quando Shifra era passata al
servizio di Hadassah, le portava una tazza di cioccolato, di biscotti,
e un piattino di marmellata. Dacha si lavava le mani con
una caraffa d'acqua che si teneva sempre accanto, recitava le
formule prescritte, e si rinfrancava gli spiriti con uno spuntino.
Quindi metteva gi il vassoio e si allungava comodamente. La
schiena e le gambe le dolevano meno, in campagna. Anche il suo
male alla vescica le dava meno fastidio. L'unica cosa che non le
piaceva, di questo posto, era la vicinanza con Lia. Quell'anno, il
marito di Lia, Moshe Gabriel, stava con suo figlio Aronne a Bialodrevna.
Era un segreto che ormai tutti sapevano che i due coniugi
stavano rapidamente avviandosi al divorzio, e le male lingue
sussurravano che non appena pronunciato il divorzio, Koppel
avrebbe lasciato sua moglie ed avrebbe sposato Lia. Ogni volta che
Dacha udiva questi pettegolezzi, un brivido le correva gi per la
schiena. Le mancava ancora questo! Avere Koppel per cognato!
In tanti anni, Dacha non era riuscita ad abituarsi alla voce stridula
di Lia, al fonografo che si era portata da Varsavia e che teneva
in azione giorno e notte, alle sue bluse senza maniche, ai suoi vestiti
corti, che le lasciavano le gambe scoperte, cose che in una
ragazza giovane potevano passare, ma in Lia erano una vera pazzia.
Che cosa aveva in testa? Si credeva tanto pi giovane di
Dacha?
Dacha chiudeva gli occhi e si assopiva. Per anni e anni aveva
provato avversione per il suocero, che aveva sempre considerato
arrogante ed insensibile, ma ora ch'era morto poteva capire i guai
che aveva passato. Il patrimonio non era stato ancora diviso.
L'usciere Koppel li teneva ancora in pugno tutti quanti. Lia si
comportava in modo scandaloso. Regina Ester e Saltsha si davano
arie di gran dame. Abram aveva perso anche l'ultimo rimasuglio
di decoro. Perfino suo marito Nyunie non si era mai mostrato
cos maldisposto verso di lei fintanto ch'era vissuto il vecchio.
Quanto alla sua bambina Hadassah, Dacha preferiva addirittura
non pensarci. Era una donna malata lei. Ogni giorno di vita era
un dono del cielo. Che senso aveva mangiarsi il fegato? Nyunie
non aspettava altro. Soltanto questo aspettava: che lei chiudesse
gli occhi.

2.

Lettera di Hadassah ad Asa Heshel.

Caro Asa Heshel,
mi  capitato soltanto oggi di venire a sapere il tuo indirizzo,
e del tutto per caso. Tu probabilmente saprai gi tutto di noi. In
realt non so perch ti scrivo questa lettera.  sciocco, e francamente
non mi aspetto una risposta. Tu hai una moglie e io un
marito. Ho saputo che ti sei sistemato, e sono felice al pensiero
che almeno uno di noi due abbia raggiunto la sua mta. Sono
certa che non mi hai dimenticata del tutto. Tu che sei un filosofo,
sai bene che il passato non pu essere annullato. Posso immaginare
il tuo sbalordimento quando apprendesti che stavo per
sposarmi. Ci ti avr provato una volta di pi che le donne sono
proprio delle creature frivole. Ho sempre sentito il tuo atteggiamento
di disprezzo ed era la cosa che mi appenava di pi. Caddi
ammalata per diverse settimane. Non vedevo l'ora di morire per
porre fine a tutti i miei dolori. Tu non davi segno di vita, e il
tuo silenzio mi portava alla disperazione. Ammetto che i miei
genitori non sono responsabili di ci che  accaduto.  tutta colpa
mia. Quando vidi che la via della felicit mi era chiusa per sempre,
scelsi la strada opposta. Fin da bambina avevo sempre saputo
che al momento cruciale sarei venuta meno.
Tu come stai? Come te la passi? Studi? Vai all'universit?
Hai conosciuto gente interessante? La Svizzera  davvero cos
bella come tu l'immaginavi? Quando rievoco la nostra fuga, mi
sembra quasi un sogno. Nel mio viaggio di ritorno ebbi occasione
di osservare molte sofferenze umane. Non avevo mai immaginato,
nelle mie passeggiate per via Pavia e via Dluga che anch'io,
un giorno, sarei stata dietro quelle sbarre. Mi d una certa soddisfazione,
adesso, il sapere come ci si sta.
Qui  tutto come il solito. La mamma  quasi sempre malata e
di cattivo umore. Pap sta molto con zio Abram. Per un periodo
non si erano pi parlati, ma ora sono di nuovo amici. Io abito
alla Gnoyna (in via delle Immondizie). E come esprime bene la
mia situazione, questo nome! Quest'estate andr in villeggiatura
vicino a Otwotsk. Qui, se non altro, posso starmene sola con i
miei pensieri.
Nel caso tu decidessi di rispondermi, puoi indirizzare a Usefov.
Spero tu sia felice con tua moglie, alla quale porgo i miei ossequi.
Hadassah.

PS. Klonya si  sposata.

Lettera di Asa Heshel ad Hadassah.

Cara Hadassah,
non saprai mai la gioia che mi ha dato la tua lettera. La leggo
e la rileggo continuamente. Mi sveglio nel cuore della notte, tiro
fuori la lettera di sotto il guanciale e la leggo alla luce della
luna. Ancora non posso crederci. Ma la scrittura  la tua. Voglio
che tu sappia che se anche tutti e due abbiamo preso una decisione
stupida, il mio amore per te non  mai mutato neanche
per un minuto. I miei pensieri sono sempre per te. Quante volte
ho deciso di scacciare dalla mente ogni pensiero di te! Mi dicevo
che era tutto inutile, che non c'era speranza. Ma non vi riuscivo.
In certo modo sentivo che tu non mi avevi dimenticato e che
una volta o l'altra avrei avuto tue notizie. Quando ho letto la
tua lettera mi sono detto: ora posso anche morire. Voglio che
tu sappia ch'io ti ho scritto non una lettera sola, ma molte.
Quando Adele venne a Berna, mi disse che ti eri fidanzata. Non
mi accenn affatto che eri stata malata, n che eri stata in prigione.
Che cosa orribile! Spesso ho avuto la sensazione che le
potenze celesti ce l'avessero con me. Le cose non mi sono mai
andate bene, fin da bambino. Con te ho subto il colpo pi duro.
Se avessi saputo che c'era ancora un'oncia di possibilit, sarei
tornato indietro. Nelle prime settimane in questa terra straniera,
ero rimasto intontito dalla catastrofe che si era abbattuta su di
me. Non traevo alcun godimento dalle montagne, dalle bellezze
che mi circondavano. Non so descriverti la mia totale, spaventosa
solitudine! Ero certo che ormai tu mi odiavi e non volevi rispondere
alle mie lettere. Quando seppi che stavi per sposarti, mi
parve una conferma dei miei timori. Anch'io volli distruggere
ogni speranza. La tua lettera ha risuscitato queste speranze in un
attimo. D'ora innanzi ho quest'unica mta: esserti di nuovo vicino.
Non avr pace finch non l'avr raggiunta. Non ho mai
amato nessun altro che te. Questa  la verit. Prego Dio che tu
mi risponda subito. Mi rendo conto di tutti gli ostacoli che ci
dividono, sia fisici sia morali, ma non potr essere altrimenti.
Scrivimi tutto, tutto! Qui seguo dei corsi alla facolt di filosofia,
ma come studente, non iscritto. Anche qui bisogna dare un esame
di ammissione. Le materie che si studiano qui sono talmente trascurabili
al confronto delle idee che uno ha in testa! La mia vita
personale non ha alcun senso, assolutamente. Non ne do colpa a
nessuno. Il pensiero che tu abbia un marito mi riesce strano, tuttavia
 un fatto. La Svizzera  bella, ma tutto  cos strano: la
gente, i costumi, il paesaggio. A volte mi sento anch'io estraneo
a me stesso. Se tu fossi qui con me, tutto sarebbe diverso.
Varsavia sembra cos lontana, come una citt sognata.
Asa Heshel.

PS. Ti do un altro indirizzo. Capirai la ragione.

3.

Lettera di Adele a sua madre.

Mia cara mamma,
non so esattamente perch ti scrivo questa lettera. Forse perch
il mio cuore  cos pieno di dolore che non posso pi trattenermi.
Spesso, nelle tue lettere, mi hai domandato come mi
vanno le cose, se mio marito sta per raggiungere qualche reale
risultato, e come si dimostra con me. Prima, quando ti scrivevo,
cercavo di arrotondare la realt e di dipingerla a colori pi belli
di quanto fossero. Non voglio esserti causa d'afflizione, ma non
riesco pi a tenermi tutto dentro. Mia cara mamma, tanto vale
tu sappia che tua figlia  una specie di sepolta viva. In due anni
di matrimonio, posso dire sinceramente che non ho vissuto neanche
un intero mese felice. I primi giorni furono veramente felici.
Pensavo che finalmente tutti i miei anni di solitudine erano finiti.
Ma ben presto fu chiaro che la mia dannata sfortuna ancora
mi perseguitava. Sono proprio la figlia di mio padre. Sono nata
per soffrire, e probabilmente anch'io morir in et precoce.
Ora voglio scriverti tutto, senza nasconderti nulla. Asa Heshel
ha i suoi lati buoni; sa rendersi gradevole a estranei che non hanno
mai fatto nulla per lui e ai quali non deve nulla. A suo modo,
 un idealista. Giorno e notte sogna in quali modi si possono
curare i mali del mondo, e giorno e notte si porta dietro qualche
libro di filosofia. Ma questo non gli impedisce di essere freddo e
crudele, e soprattutto, un pazzo autentico. Se dovessi scriverti
tutte le sue pazzie riempirei un libro. A dirtela in breve, le cose
stanno cos: io ero dispostissima a far tutto il possibile per fargli
frequentare l'universit e diventare qualcuno. Ero pronta a spendere
tutto il denaro che avevo. Tutto ci che desideravo per lui
era che studiasse onestamente e si comportasse come un normale
essere umano. Ma questi due anni sono stati un'amara delusione
per me. Volevo prendere un alloggio e ammobiliarlo, in modo di
crearci un vero focolare, ma lui si  rifiutato assolutamente, e
dopo tutto questo tempo, abitiamo ancora in pensione. Pensavo
che col passar del tempo gli sarebbe venuto il desiderio di avere
un bambino, come a tutte le persone normali, invece mi ha avvertita
che se rimanevo incinta lui se ne sarebbe fuggito via e non
lo avrei rivisto mai pi. E non mi era difficile credergli poich
totalmente privo del minimo senso di responsabilit.  successo
che per due volte sono rimasta incinta, ed  stata colpa sua tutt'e
due le volte, e mi ha costretta ad abortire, mettendo in pericolo
la mia vita. La seconda volta ho avuto un'emorragia, con febbre
altissima. Qui  impossibile rivolgersi a un dottore, per queste
cose, e ho dovuto ricorrere a una vecchia levatrice gentile. Grazie
a Dio, non era ancora venuta la mia ora.
Mamma cara, lo so che non dovrei scriverti queste cose. So
quanto ti faranno soffrire, ma a chi posso confidare le mie pene,
se non a te? Subito dopo il matrimonio lui cominci a vergognarsi
di me, come se fossi una lebbrosa. Mi proib di andare nel ristorante
dove lui si incontrava con i suoi amici russi, un branco
di fannulloni che appartengono a uno zoo od a qualcosa del genere.
T'immagini! Non sono abbastanza bella o abbastanza colta per
apparire davanti a costoro! Ha perfino negato di essere sposato,
mettendomi in un terribile imbarazzo. E non ha mai invitato nessuno
a venire da noi. Invece di studiare, spreca met della giornata
a dar lezioni ai bambini. Preferisce diventare un misero insegnante
ebreo, un istitutore, pur di non dover prendere un soldo
da me. Mi dice con tutta franchezza che agisce cos perch intende
separarsi da me, e non vuol contrarre nessuna obbligazione
nei miei riguardi. Quando si arrabbia si mette a urlare e dice
cose degne di un pazzo fuggito dal manicomio. Si  riempito di
idee prese da un libro di non so che filosofo che odia le donne,
un pazzo, un ebreo convertito che si  ucciso all'et di ventitr
anni. E dice, Asa Heshel, intendo, che non vuol avere un figlio
per timore che possa non essere un maschio.
Tanto per darti un esempio della sua pazzia. Qui c' l'abitudine
di andare a letto presto, la sera; per le nove tutta la citt
 addormentata. Ma lui non si corica mai prima delle tre del
mattino, leggendo, o scrivendo un mucchio di cose inutili che
poi getta via. Al mattino non si alza mai prima di mezzogiorno,
come se fosse morto. Per il modo come si comporta siamo gi
stati sfrattati diverse volte, poich in questa parte dell'Europa
la gente  civile, e non capisce questi selvaggi comportamenti russi.
Quanto poi a cucinare e a mangiare a ore stabilite, questo 
assolutamente fuori questione. Sta a digiuno praticamente per tutta
la giornata, poi, nel cuore della notte, d'un tratto gli viene fame.
Dio sa quante volte lo avrei lasciato, ma quando gli conviene diventa
cos delicato e pieno di attenzioni, e dice cose che ti scaldano
il cuore, e mi assicura di amarmi.
Mamma cara, certo ti domanderai come mai tua figlia possa
portare tanta vergogna e tanta infelicit. Sono rimasta con lui
soltanto perch non volevo spezzare la nostra vita, e perch conosco
il mio carattere. Io non sono una di quelle che oggi amano
uno e domani un altro. Io sono come quegli insetti che possono
amare una volta soltanto. Non volevo tornare da te dopo tre
mesi, un completo fallimento. E cos, stringendo i denti, ho resistito.
Continuo a sperare che le cose possano migliorare in futuro.
Penso che avanzando negli anni lui avr un'idea pi chiara
delle cose che pi gli convengono. Qualche tempo fa ha cominciato
a parlare di far ritorno a Varsavia. Ho sempre avuto il sospetto
che non aveva mai dimenticato quell'Hadassah, bench mi
avesse assicurato coi pi sacri giuramenti che se l'era tolta di mente.
Ma mi dice una tale quantit di bugie. Ora so con certezza
che  in corrispondenza con lei. Si fa scrivere da lei a un altro
indirizzo. Ora dice che torner a Varsavia, con me o senza di
me. Ha di poco passato i vent'anni, e lo arruoleranno nell'esercito,
poich fisicamente non ha nessun difetto. Ma lui non pensa
affatto a questo pericolo. Che Hadassah menta a suo marito, ne
sono pi che persuasa. E sono altrettanto persuasa che lui voglia
raggiungerla. In queste ultime due settimane sembra uscito di
senno del tutto, va in giro come se si trovasse su qualche pianeta
sconosciuto.  pronto a rischiare tutto, se stesso, me, chiunque
altro. Ho saputo di recente che suo padre mor di depressione in
non so quale desolato villaggio della Galizia. Deve esserci una
vena di calma follia anche in lui.
Mamma cara, perdonami se non ti ho scritto per augurarti
mazal tov in occasione del tuo matrimonio. Mi rallegro della tua
situazione, e Dio sa che non provo neanche un'ombra di risentimento
per questa tua decisione. Quei Moskat sono soltanto un
branco di mascalzoni. Che cos'altro potevi fare? Spero soltanto
che tu possa trovare finalmente pace e tranquillit.
Non ho ancora deciso che cosa far. Lui vuole che facciamo
il viaggio insieme, e continua a farmi grandi promesse di uno
splendido avvenire. Vuole che facciamo una sosta a Tereshpol
Minor, per farmi conoscere sua madre, sua sorella, e suo nonno,
il rabbino. La verit  che  ancora un bambino e ha molte idee
puerili. Penso che forse sua madre pu avere qualche influenza
su di lui. Mi ha scritto delle lettere molto affettuose e sincere.
Ma nel tempo stesso, so che Hadassah non aspetta altro che lui
ritorni in Polonia, e che presto o tardi arriveremo al divorzio.
Mi sento la testa cos confusa che son sicura che questa lettera
ti sembrer un cumulo di sciocchezze. Ma non  altro che il riflesso
di ci che mi passa nell'animo. Prega Dio per me, mamma
cara, poich Lui  l'unico che pu aiutarmi. La tua infelice
figlia.
Adele Bannet.
...
CAPITOLO TERZO.

1.

A Tereshpol Minor, i rivi e le pozzanghere formati dallo scioglimento
dei ghiacci cominciarono a prosciugarsi nelle calde giornate
di sole subito dopo Pasqua. Sugli alberi e i cespugli che circondavano
il villaggio cominciarono a spuntare piccole mele e pere
verdi, ciliege, fragole, e lamponi. Il prezzo del grano, come in ogni
anno prima del raccolto, sal di qualche groszy lo staio. Nel tempo
stesso v'era abbondanza di pollame e di uova. I contadini
prevedevano una buona annata, poich le giornate si facevano sempre
pi calde e v'era pioggia in abbondanza; comunque, durante
il mese di maggio si raccoglievano nelle cappelle lungo le strade
a pregare per il raccolto, gli uomini con mantelli di tela e gli
antiquati cappelli quadrati adorni di nappe, le donne in costumi
a fiorami, e la pettinatura rialzata con cerchi di legno, le ragazze
in gonne a colori vivaci e collane di grossi grani colorati. Sfilavano
piamente in processione, portando crocefissi, sacre immagini,
immagini, candele, e cantavano come se accompagnassero un morto.
Tra gli ebrei del villaggio la vita scorreva come al solito. I
venditori al mercato proseguivano nei loro traffici.
Nelle stradine, nei vicoli, gli artigiani lavoravano ai loro banchi.
Nelle case delle viuzze pi povere, uomini e donne erano occupati
a fabbricare quei crivelli di crine di cavallo che poi venivano
venduti in tutta la provincia. La strada che portava al ponte
era piena di costoro. Ragazze districavano mazzi di crine, cantando
per tutto il tempo malinconiche canzoni di orfane infelici e
di spose rapite. Gli uomini tessevano il crine in telai di legno,
cantando melodie da sinagoga.
Nei mesi estivi il mercato era poco animato, ed erano pi che
altro le donne che sedevano ai banchi, s che i mariti potevano
dedicare il loro tempo alle pratiche religiose. Dalle case di studio
si udivano le loro voci levarsi nei canti talmudici. Nelle kheder
i maestri combattevano coi bambini dal mattino presto fino a
sera. Ma anche il Maligno non restava inoperoso. Jekuthiel, l'orologiaio,
aveva riportato da Zamosc una collezione di proibiti
libri moderni e fondato una biblioteca. Alcuni giovani erano diventati
addirittura sionisti. Si sussurrava che alcuni fabbricanti
di crivelli e gli operai della conceria si stavano accordando per
proclamare uno sciopero, proprio come nel 1905. Altri se n'erano
andati in America.
Il giornale di Lublino aveva riportato la notizia che a Sarajevo
uno studente serbo aveva ucciso il principe ereditario austriaco e
sua moglie, e che l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe aveva
inviato un ultimatum ai serbi. Il dottore, il farmacista, e il
cerusico-barbiere di Tereshpol Minor passavano la serata a discutere
la cosa, mentre le loro mogli versavano il t dal samovar e
giocavano a carte. Ma i comuni ebrei del villaggio non s'interessavano
affatto alla notizia. Ne succedevano tante, nel grande
mondo!
Il rabbino, Reb Dan Katzenellenbogen, non aveva pi il potere
di una volta. Prima di tutto, era ormai vicino agli ottanta.
Secondo, il suo stesso nipote non era forse un transfuga di Israele?
Terzo, il conforto che poteva trarre dai suoi due figli, Zaddok e
Levi, o da sua figlia Finkel, era ben scarso. Zaddok sarebbe dovuto
essere il successore di suo padre; gi occupava il posto di rabbino
ufficiale. Ma non si comportava come un uomo della sua
posizione. I pi eminenti capifamiglia del villaggio andavano gi
dicendo che quando il rabbino li avrebbe lasciati, potesse campare
altri cent'anni! avrebbero dovuto far venire qualcun altro da
fuori. Quanto a Levi, aveva cominciato ad aspirare a un posto
di rabbino fin dal suo matrimonio, ma non era approdato a nulla;
e ormai da pi di vent'anni trascorreva il tempo oziando in
casa, e a carico di suo padre. Il marito di Finkel, Gionata, aveva
divorziato da lei appena un paio d'anni dopo il matrimonio,
lasciandola con due bambini, Asa Heshel e Dinah. Lei era rimasta
sola per quasi diciannove anni e poi aveva sposato un consigliere
comunale, Reb Paltiel, che era morto pochi mesi dopo. Reb
Dan era convinto che, per chi sa qual ragione, il cielo lo perseguitava.
I chassidim dicevano che lo stato di depressione in cui
era caduto il rabbino era da imputarsi allo studio eccessivo della
filosofia di Maimonide.
La vita quotidiana del rabbino si svolgeva come per il passato.
Si coricava immediatamente dopo le preghiere della sera, con i
suoi calzoni bianchi e le calze, e con ancora indosso la veste rituale
con le frange, e a mezzanotte tornava ad alzarsi per le lamentazioni
sulla distruzione del Tempio. Scriveva con una penna
d'oca. Mangiava soltanto una volta al giorno, un po' di pane,
una zuppa di rape, e un pezzo di carne bovina disseccata. La casa
nella quale abitava (era la residenza rabbinica, mantenuta a
spese della Comunit) era malandata e decrepita. Gli anziani della
Comunit avrebbero voluto rimetterla a posto, ma il rabbino
non ne voleva sapere.
Si sarebbe detto che Reb Dan volesse nascondersi al mondo
dietro i gialli tendaggi che separavano il suo studio dalla Shulgass.
Tutte le questioni di arbitrato o le decisioni rituali erano lasciate
ai suoi figli. Lui prendeva in considerazione i problemi comunitari
di grande complessit e importanza. Rabbini di altre
Comunit gli scrivevano epistole, alle quali non rispondeva mai.
Era invitato a onorare della sua presenza matrimoni e circoncisioni,
ma raramente accettava. Per tutta la sua vita aveva sperato
che in vecchiaia ogni tentazione mondana lo avrebbe abbandonato,
s da permettergli di servire l'Eterno in pura fede. Ma ancora
adesso, ormai sull'orlo della tomba, si ritrovava a combattere
interminabili lotte con Satana, la mente confusa da pensieri estranei,
turbata da questioni che non dovrebbero toccare un uomo
di Dio. L'antico enigma persisteva: i puri di cuore soffrivano e
i malvagi prosperavano; i prescelti da Dio ancora giacevano nella
polvere; il popolo d'Israele anzich menare una vita di penitenza
deviava nell'eresia. Come si sarebbe andati a finire? Quali
gesta meritorie egli avrebbe potuto depositare sul piatto del giudizio,
nel mondo a venire?
Si alzava dalla sua poltrona e andava nella casa di studio, l'ampio
zucchetto calato sulla fronte, la giacca di velluto spiegazzata
e sbottonata. La barba, tutta bianca ormai da anni, stava riacquistando
un colore giallastro, di pergamena. Le pesanti palpebre gli
si abbassavano quasi a coprirgli gli occhi. A volte provava un
urgente bisogno di parlare con qualcuno, non per una conversazione
oziosa, ma per discorsi essenziali. Ma ben di rado, nella casa
di studio, trovava qualcuno con cui poter parlare. Si avvicinava
ad un ragazzetto che se ne stava tutto raggomitolato davanti
a un libro aperto, e gli faceva ganascino.
Studi, figliolo mio? Vuoi diventare un ebreo timorato?
Certo, rabbino.
E hai fede in Dio onnipotente?
Certo, rabbino.
Bravo, figliolo mio. Il giusto vivr della sua fede.

2.

Il carro che portava Asa Heshel e Adele dalla stazione ferroviaria
a Tereshpol Minor, seguiva per un tratto la strada maestra
e poi svoltava per la cosiddetta strada polacca. Da entrambi i lati
si estendevano i campi. Il grano era gi alto. I contadini, curvi sui
solchi, lo stavano pulendo dalle erbacce. Gli spaventapasseri spalancavano
le loro braccia di legno, le maniche cenciose sventolanti.
In alto, gli uccelli volteggiavano gracchiando. Al passaggio
del carro, i contadini si toglievano i loro cappelli di paglia salutando
i passeggeri, le ragazze voltavano la testa e sorridevano.
Fresco com'era dei paesaggi della Svizzera, della Germania meridionale
e dell'Austria, Asa Heshel trovava tuttavia nel paesaggio
polacco qualcosa che nessun altro di quei paesi possedeva. Gli
sembrava che la differenza consistesse nello strano silenzio che
gravava su ogni cosa. Il cielo era basso sulla terra, su cui scendeva
a formare un orizzonte circolare. Le piccole nubi argentee sembravano
possedere una peculiare forma polacca. Tutti i rumori, il
frinire degli insetti agresti, il ronzio delle api, il gracidare delle
rane negli acquitrini, si fondevano in un unico, tenue mormorio.
Il sole sembrava sospeso nel cielo lievemente di sghembo; brillava
di una strana luce rossastra, come avesse perso la strada in
quei bassi spazi. In distanza, le fattorie coi loro alti tetti di paglia
apparivano come i ruderi di abitazioni antiche. I pastori avevano
acceso un fuoco in mezzo a una pastura. Il fumo s'innalzava
in una colonna verticale, come da un qualche altare pagano.
Entro una cappelletta al margine della strada si ergeva una statua di
Maria col Ges Bambino in braccio. Lo scultore aveva modellato
la figura della madre con un grosso ventre rotondo, come quello
di una donna incinta. Davanti all'altarino ardeva una candela.
L'aria sentiva dell'odore pungente dello sterco di vacca, di radici
tratte alla luce, e d'un vago sospetto di mietitura imminente. Una
pace senza tempo sembrava emanare dalle bianche betulle in
contemplazione dei lontani spazi, e i salici grigio-argentei s'incurvavano
come vecchi dalle lunghe barbe pendule. Asa Heshel
ricord l'imperatore Casimiro e gli ebrei arrivati in Polonia mille
anni prima, postulando il permesso di dedicarsi al commercio,
di costruire i loro templi e di acquistare il terreno per seppellire
i loro morti.
Adele non era riuscita a dormire la notte prima. Ora s'era
allungata sulla paglia ammucchiata sul fondo del carro e si era
assopita. Il conducente, un uomo basso e tarchiato con un berretto
di pelle di pecora, sedeva immobile, le redini gli pendevano dalle
mani, lente. Non si capiva se si fosse addormentato o semplicemente
perso nei suoi pensieri. Il cavallo procedeva lento, con
la testa bassa. Al margine di una foresta Asa Heshel not un
accampamento di zingari. Un uomo basso con una gran barba
nerissima lavorava ad una pentola di rame. Un branco di bambini
nudi correvano l attorno, nel sole. Donne con vestiti di cotone
dai colori vivaci cucinavano su fuochi di bivacco. Asa Heshel
non aveva mai visto zingari fuori della Polonia; erano il segno
che si trovava di nuovo in patria.
Il carro entr nella foresta, e subito si fece pi buio. Gli abeti
che fiancheggiavano il sentiero si ergevano immobili, come in trance,
nel loro verde intenso. Si ud il trillo acuto di un uccello, e il
verso di un cuculo. Il cavallo drizz le orecchie e si ferm di
colpo, come dinanzi a un pericolo che solo le bestie sanno avvertire.
Il conducente sobbalz.
Ehi! Aaaaa!!
Asa Heshel sedette sopra un sacco di paglia e si guard attorno.
Era tornato nei posti familiari alla sua giovinezza; ogni momento
lo avvicinava a Tereshpol Minor. Quante cose gli erano
successe da quando era partito, poco pi che un ragazzo, per
Varsavia, meno di tre anni fa. Si era innamorato di una donna
e ne aveva sposato un'altra; aveva attraversato clandestinamente
delle frontiere; aveva studiato a un'universit. Jekuthiel l'orologiaio
gli aveva scritto che tutti i giovani del paese lo invidiavano
per la sua grande fortuna. Ma ora si sentiva molto gi. Aveva
il vestito tutto spiegazzato per il lungo viaggio, e cosparso di fili
di paglia e di fieno. Per risparmiare a sua madre ed a suo nonno
il colpo di vederlo con la faccia rasata, aveva smesso di radersi
da diversi giorni, e ora aveva le guance ed il mento Coperti da
un'ispida peluria. Aveva gli occhi arrossati per il poco sonno delle
ultime notti. A che cosa lo avevano portato tutte le sue avventure?
Aveva sposato una donna che non amava. Aveva interrotto
gli studi prima di giungere a qualche risultato. Presto sarebbe
stato chiamato alle armi. Quante volte si era giurato di osservare
i Dieci Comandamenti, la pietra angolare di ogni sistema etico!
E invece intratteneva una relazione amorosa con una donna sposata.
Bene, e che ne era dei suoi sogni di rivalutare tutti i valori,
di scoprire la Verit, di portare la salvazione nel mondo?
Il suo matrimonio con Adele lo aveva rovinato in tutti i sensi.
Come avesse sentito i pensieri che passavano per la mente di
Asa Heshel, Adele si svegli e si tir su. Portava una blusa bianca
e una gonna a quadretti bianchi e neri. Il duro giaciglio del
carro le aveva lasciato sulle guance delle strie rossastre. La pettinatura
le si era disfatta. Cerc di tirarsela su infilzandovi forcine.
Guard Asa Heshel spalancando i suoi pallidi occhi.
Dove siamo?
Tra poco arriviamo a Tereshpol Minor.
Dov' la mia borsa? Dov' il mio pettine? Che fine hanno
fatto le valige?
Eruppe in una serie di lamentele. Che cosa gli era saltato in
mente di trascinarla in questi posti? Che cosa gliene importava,
a lei, di Tereshpol Minor? La loro unione era tutto uno sbaglio
da cima a fondo. Che cos'aveva contro di lei? Perch aveva deciso
di rovinarle la vita? Lo sapeva fin troppo bene perch aveva
voluto tornare in Polonia. Era stata una pazza, un'insensata, a
tornare con lui. Avrebbe dovuto andarsene direttamente a Varsavia,
e lasciarlo andare per conto suo dove voleva. Dio del cielo!
La cosa migliore, per lei, era d'ingoiare una boccetta di tintura
di iodio e farla finita una volta per sempre. Tutte queste geremiadi
le straripavano dalle labbra in tedesco, s che il conducente
non potesse capirle. Parlando, ogni suo lineamento tremava, la
gola, il mento, le tempie. Ogni tanto il labbro superiore le si contraeva
in uno spasmo convulso rivelando una fila di dentini aguzzi
e radi.
Asa Heshel la guard senza rispondere. Che senso avevano tutte
quelle chiacchiere? Avevano fatto un patto, no? Prima di partire
per la Polonia le aveva promesso di presentarla alla sua famiglia
e di passare qualche giorno insieme in casa di sua madre.
E ora manteneva la promessa. Tutti questi discorsi sul suo amore
per lui, e le accuse di tradimento, non erano che noiose ripetizioni.
Lo sapeva benissimo, quando lo aveva trascinato al baldacchino,
che lui amava Hadassah e non lei. Lei stessa aveva detto
che il loro matrimonio sarebbe stato un esperimento, due persone
che vivevano insieme senz'amore. Avrebbe potuto mostrarle queste
parole scritte addirittura di suo pugno.
Il carro giunse nelle vicinanze del paese dalla parte cristiana.
Le case scialbate di bianco si ergevano a qualche distanza una
dall'altra divise da un giardinetto. Qua e l tra due casette si
estendeva un campo di patate. Alle finestre erano appese tendine,
e i davanzali erano pieni di vasi fioriti. Dietro i vetri di una finestra,
un gatto prendeva il sole. Una ragazza scalza stava tirando
su un secchio d'acqua da un pozzo; piegandosi, sotto la gonna le
spunt il merletto della sottoveste. In fondo alla strada si ergeva
una chiesa cattolica con i suoi due campanili. La chiesa ortodossa
era dietro una fila di castagni, la facciata era coperta di barbute
statue di apostoli.
Ben presto il carro giunse nella piarza del mercato. Qui le
case erano pi alte, malridotte, affastellate. I negozi mettevano
in mostra gli oggetti pi svariati: tessuti, padelle, lampade ad acetilene,
pelletterie e scope. Sulla torre del municipio le sfere dell'orologio
segnavano non si sa da quanti anni le dodici. Asa Heshel
ordin al conducente di fermarsi davanti al negozio di Jekuthiel.
Costui venne fuori, piccolo, le spalle cos curve da farlo sembrare
gobbo, con una giacca di alpaca, calzoni rigati, e uno zucchetto di
seta appollaiato in cima al cranio. All'occhio sinistro era incastrata
una lente da orefice. Guard il convoglio senza dir nulla. Asa
Heshel salt gi.
Non mi riconosci?
Asa Heshel!
I due si gettarono le braccia al collo.
Benvenuto! Benvenuto! Non mi avevi fatto sapere nulla!
Questa probabilmente  tua moglie.
Adele, questo  Jekuthiel. Ti ho parlato di lui.
Conosco suo marito da pi tempo di lei, disse Jekuthiel
sorridendo.
Parlarono per un po', poi Asa Heshel sal di nuovo sul carro
e diresse il conducente verso la Shulgass. Ora il villaggio riappariva
ad Asa Heshel in tutta la sua familiarit. La casa in cui abitava
suo nonno, in questi anni sembrava essersi fatta pi piccola.
Le persiane pendevano storte. Dal camino si levava un pennacchio
di fumo bianco. Evidentemente, qualcuno era corso a dare la notizia
dell'arrivo di Asa Heshel, poich, all'avvicinarsi del carro,
tre donne apparvero sulla porta, la madre di Asa Heshel, la nonna
e sua sorella Dinah. La nonna si era fatta pi curva, la sua
faccia sembrava un fico secco. Sotto gli occhi aveva due borse
giallastre. Qua e l sul mento le spuntavano dei peli bianchi.
Guardava al di sopra degli occhiali e scuoteva la testa.
Sei tu, bambino mio. Sa il cielo se ti avrei riconosciuto. Un
vero forestiero!
Sua madre portava un'ampia veste da casa, ciabatte ai piedi rivestiti
di calze bianche, una sciarpa le avvolgeva strettamente la
testa tosata. Ad Asa Heshel parve che il mento le si fosse rimpicciolito,
e il naso le si fosse fatto pi aguzzo. Agli angoli degli
occhi aveva una sottile rete di rughe. Quando lo vide allarg le
braccia. Alle guance pallide le sal un rossore d'imbarazzo.
Figlio mio, figlio mio! Sia lodato Dio che mi ha fatto vedere
questo giorno!
Asa Heshel la baci. Abbracciandola, gli parve smilza e leggera.
Sent nelle narici il suo familiare odore, e alle labbra l'umido
e il salato delle sue lacrime. Dinah si era sposata l'anno prima;
suo marito, Menassah David, non era in paese, in questo momento.
Era talmente cambiata da esser quasi irriconoscibile. Portava
un abito da casa e una grossa parrucca. Si era fatta pi pesante.
Nei suoi occhi apparve un curioso allarme:
Mamma, ma guardalo!
Questa  Adele, mia moglie, disse Asa Heshel senza rivolgersi
a nessuno in particolare.
Finkel arross leggermente, non sapendo che cosa fare. Dopo
un momento di esitazione, Adele si fece avanti e la baci.
Siete proprio l'immagine di vostro figlio, disse. Proprio
come due gocce d'acqua.
Tu sei la moglie di Asa Heshel... perci ora sei mia figlia.
Asa Heshel ci ha scritto, interloqu timidamente Dinah.
Ci ha detto tutto di te. Sembra cos strano. Sembra ieri che eravamo
bambini e giocavamo insieme. Si mise una mano sulle
trecce della parrucca. Quel gesto la fece sembrare di nuovo una
ragazza.
Poco dopo l'intera famiglia si riun. C'erano lo zio Zaddok
con sua moglie Zissle, lo zio Levi con sua moglie Mindel, nonch
i cugini di Asa Heshel. Cominciarono ad arrivare anche i
vicini, e ben presto la cucina fu piena di rumore e di chiacchiere.
Nel frattempo il conducente del carro aveva scaricato il grosso
baule di Adele e le quattro valige costellate di etichette. Presto
la casa fu piena del fragrante odore di biscotti, latte, caff appena
fatto che filtrava in una caffettiera sopra il camino. Le fiamme
si alzavano alte dai rami di pino e dalle pigne che le ragazze
della famiglia andavano a raccogliere nella foresta.

3.

Verso sera, la campana della chiesa chiam i pii cristiani alla
messa. Dai quartieri gentili le donne cominciarono a sciamare
verso la chiesa nei loro lunghi abiti neri e le scarpe antiquate
dalla punta aguzza e i tacchi bassi, con i loro rosari e crocefissi
appesi al collo, la testa avvolta in uno scialle nero. In mano portavano
libri di preghiere con titoli dorati. Gli ebrei si avviavano
lentamente alle case di preghiera e alle case di studio.
Le zie, gli zii, e i cugini di Asa Heshel erano gi tornati alle
loro case, e anche i vicini se n'erano andati. Sua madre aveva
il mal di testa ed era andata a stendersi sul letto. Dinah stava
preparando il pasto serale. In piedi presso la parete a oriente, la
nonna leggeva le preghiere della sera. Asa Heshel usc nel cortile
dietro la casa, che una siepe divideva dal cortile della sinagoga.
Il terreno era coperto di erbacce e di cespugli. V'era un melo che
fruttificava nella tarda estate; ora le sue foglie brillavano come
piccole lingue di fiamma. Le erbacce crescevano alte, quasi ad altezza
d'uomo. Qua e l spuntavano fiorellini gialli, soffioni, e
altri fiori dal nome sconosciuto ad Asa Heshel. Si udivano fruscii,
e stridori di topi di campagna, di grilli, di talpe. Asa Heshel si
guard attorno. Era tornato in famiglia appena da poche ore,
e gi aveva ascoltato una quantit di strane storie. Lo zio Zaddok
gli aveva accennato che suo fratello Levi stava cercando di scalzarlo
per prendere il suo posto di rabbino titolare. La zia Mindel
accusava la zia Zissle di averle fatto il malocchio; da quanto Asa
Heshel era riuscito a capire, Zissle aveva messo nel cofano di
Mindel un ricciolo di elfo e alcuni ramoscelli di scopa. Tra le
cugine v'erano mille inimicizie, i ragazzi si dicevano delle malignit.
La famiglia, pur piccola com'era, era un ammasso di odi,
di intrighi, di gelosie. Sua madre gli aveva sussurrato che le due
cognate erano sue nemiche mortali. Mi guardano come se volessero
fulminarmi, gli aveva detto. Che il malocchio che mi
fanno possa ricadere su di loro.
Asa Heshel guard la finestra della stanza che era stata assegnata
a lui e ad Adele. V'era una luce nell'interno. Vide Adele
chinarsi per vuotare il baule, come pensasse di sistemarsi per un
lungo soggiorno. Alla luce della lampada, il suo volto aveva una
espressione intenta. V'erano dei cerchi scuri sotto i suoi occhi.
Sollev un qualche indumento bianco, lo guard, esit, poi lo rimise
gi. Com'era strano pensare che fosse questa, tra tutte le
donne, sua moglie, questa, che aveva unito il proprio destino
al suo!
Mentre se ne stava l in cortile vide suo nonno. Il vecchio apparve
d'un tratto, senza preavviso, come un'apparizione dell'al di
l. La lunga giacca di velluto aperta, le frange della veste rituale
gli ondeggiavano sui calzoni bianchi. La barba gli si ergeva sul
mento, come sollevata da una raffica di vento. Fece un passo
verso sinistra, poi uno verso destra, fermandosi infine a poca distanza
da Asa Heshel, il quale, senza volerlo, fece un passo
indietro.
Dunque, sei qui, Asa Heshel.
S, nonno.
Vedo, vedo. Sei cresciuto. Mi sembri cresciuto.
Pu darsi, nonno.
Ho saputo tutto. Ti sei sposato. Arriv una lettera. Bene,
mazal tov. Non ti ho neanche mandato un regalo di nozze.
Non fa nulla, nonno.
Ti sei almeno sposato secondo le leggi di Mos e d'Israele?
S, nonno. Lei viene da una famiglia religiosa.
E ritieni che questo sia un pregio?
Certamente, nonno.
Com' mai possibile? Dunque l'ultima scintilla di fede non si
 ancora spenta in te.
Non nego l'esistenza di Dio.
E che cosa neghi, allora?
Le presunzioni dell'uomo.
Vuoi dire la Torah di Mos?
Asa Heshel rimase zitto.
Lo so, lo so. Gli argomenti degli eretici: esiste un Creatore,
ma non si  rivelato a nessuno; Mos ment. Altri sostengono
che Dio sia la Natura. Lo so, lo so. E il risultato di tutte
queste cose  che qualunque peccato  permesso. Ecco il significato
di tutto questo.
Non  cos, nonno.
Ora vado alle preghiere della sera. Vieni con me, se vuoi.
Che cos'hai da perdere?
S, nonno. Certamente.
Se non altro, fa' vedere alla gente che  rimasto ancora un
po' dell'ebreo, in te.
Il vecchio mise la sua mano sul gomito di Asa Heshel, e i
due si avviarono lentamente. Nell'anticamera si fermarono a lavarsi
le mani nell'urna di rame, quindi entrarono nella casa di
preghiera. Una candela palpitava nella menorah. Le colonne che
circondavano la cattedra del lettore gettavano lunghe ombre. Gli
scaffali intorno alle pareti erano stipati di libri. Alcuni studenti
erano ancora chini sui tavoli, e leggevano alla poca luce. Fedeli
passeggiavano su e gi, cantando sottovoce. Un giovane si dondolava
con fervore in un angolo. Vicino all'Arca v'era un'iscrizione
a caratteri rossi: Dio mi  sempre davanti. Sulla cornice
dell'Arca due leoni dorati reggevano le Tavole della Legge.
V'era un odore greve che ad Asa Heshel pareva un misto di
cera di candele, polvere, digiuni, ed eternit. Restava l, in silenzio.
In questa penombra, tutto ci che gli era accaduto nel mondo
esterno gli sembrava privo di significato. Il tempo era trascorso
come un'illusione. Era questa, la sua vera casa, il luogo al quale
apparteneva. Era qui che avrebbe trovato rifugio quando ogni
altra cosa fosse venuta meno.

4.

Dopo le preghiere della sera, Asa Heshel torn a casa col nonno
e rimase con lui per un pezzo nel suo studio. Il rabbino gli
rivolse molte domande sul mondo fuori di Tereshpol Minor.
Com'era questa Svizzera? Che sorta di gente c'era? C'erano degli
ebrei? E se c'erano, avevano delle sinagoghe, e case di studio,
e bagni rituali, e rabbini? Asa Heshel gli disse che lui stesso aveva
frequentato le funzioni alla sinagoga di Losanna, alla festa
della Esaltazione della Legge; l'anziano che chiamava i membri
della congregazione alla cattedra per leggere sul rotolo parlava
francese. A Berna e a Zurigo, invece, le autorit della sinagoga
e i fedeli parlavano tedesco. I rabbini della Svizzera scrivevano
libri di filosofia profana; le loro mogli non portavano la parrucca
come le pie ebree dell'Europa orientale. Reb Dan ascoltava e
tirava boccate dalla pipa. Si pass una mano sulla fronte ed abbass
le palpebre. S, non gli riusciva nuovo il fatto che gli ebrei dei
paesi occidentali scimmiottassero i cristiani. Nei loro templi si
suonava l'organo, come, era una bestemmia dirlo con lo stesso
fiato! nelle chiese dei gentili. N vi erano separazioni che dividessero
gli uomini dalle donne, nelle sinagoghe; e perci, come si
poteva evitare che i fedeli avessero desideri e pensieri impuri?
E aveva anche saputo che molti ebrei di quei paesi occidentali
andavano alla sinagoga soltanto nelle pi importanti solennit, nei
Giorni della Contrizione, a Rosh ha-shan e a Yom Kippur.
Perch, si era spesso domandato, ebrei come quelli pretendevano di
essere ancora chiamati ebrei? E che pensieri avevano, questi ebrei
divenuti ormai eretici? avrebbe voluto sapere il rabbino. Se Dio
aveva perso qualunque significato per loro, e il mondo non aveva
alcun disegno, come potevano giustificare di chiamarsi ebrei?
Asa Heshel rispose che gli ebrei erano un popolo come tutti gli
altri, e che chiedevano alle altre nazioni del mondo che gli venisse
restituita la Terra Santa. Ma il rabbino non fu per nulla
soddisfatto da questa risposta. Insistette che se essi non avevano
pi fede nella Bibbia, perch dovevano desiderare la biblica patria
degli ebrei? Perch non qualche altro paese, piuttosto? Un paese
qualsiasi? E poi, come si poteva essere tanto sciocchi da pensare
che la Turchia gli avrebbe consegnato la Palestina? I compensi di
questo mondo erano per i forti, non per i deboli.
Il rabbino pass a fargli domande sulla sua vita personale.
Che cosa aveva imparato nelle universit dei gentili? E almeno,
ci che aveva imparato lo avrebbe messo in condizioni di guadagnarsi
da vivere? Che cosa avrebbe fatto se fosse stato chiamato
alle armi? Era disposto a indossare l'uniforme dello zar? Asa Heshel
fu colpito al pensiero che nemmeno a semplici domande come
queste egli riusciva a trovare risposte realmente soddisfacenti
per il nonno. Non aveva terminato gli studi, disse; n lo studio
della filosofia poteva riuscire molto utile per guadagnarsi la vita.
Quanto a servire nell'esercito dello zar, non ci teneva affatto,
naturalmente, ma non aveva alcuna intenzione di causarsi una qualche
lesione o malanno per rendersi inabile. Il vecchio avrebbe
voluto dirgli: E allora, perch sei tornato in Polonia? Che cosa
ti ha portato la tua frenetica brama dei beni mondani? Ma poi
non disse nulla. Sapeva da un pezzo che la gente di quella specie
rimaneva ostinata fino alla fine. Si alz dalla poltrona.
Nu, disse, va' a mangiare qualcosa. Avremo tempo in abbondanza,
per parlare.
Si mise a passeggiare su e gi. Corrugava la fronte, si stropicciava
la barba, e sospirava. Asa Heshel rimase l seduto per un
poco, ma il nonno non badava pi a lui. Si alz e usc dalla stanza.
In cucina, il pasto serale lo stava gi aspettando. La nonna
aveva preparato della minestra di kasha, delle bistecche di manzo
con piselli e una torta di prugne per dessert. Tutte si affaccendavano
intorno a lui, sua madre, sua sorella Dinah, e una giovane
domestica che prima non aveva notato. Aveva appena finito di
mangiare che parenti e vicini cominciarono di nuovo ad affluire
nella cucina. Asa Heshel vide delle donne in parrucca con le
quali ricordava d'aver giocato da bambino. Gli gettavano curiose
occhiate, e gli sorridevano, accennando col capo. Adele aveva gi
stabilito una cordiale confidenza con tutti. Si era strettamente avvolta
una sciarpa intorno alla testa, e in certo modo questo tocco
provinciale dava al suo volto un aspetto pi familiare. Mostr
alle cugine di Asa Heshel un grembiale che si era ricamata da
s, e un corpetto di seta che aveva comprato a Vienna. Trasse dalla
borsa delle monete straniere, che le altre contemplarono con
meraviglia. Sua madre attir Asa Heshel in un angolo e gli sussurr
che la nuora che le aveva portato era un tesoro, intelligente
e buona. Volle che lui le promettesse che avrebbe sempre
onorato Adele fedelmente, e l'avrebbe protetta da ogni male. Sua
sorella Dinah gli strizz l'occhio in modo significativo, intendendo
che la cognata era di suo gusto. Le zie e le cugine pendevano
dalle labbra di Adele e la guardavano con adorazione.
La nonna gli port un piccolo zucchetto da sostituire al cappello
moderno che lui teneva in capo. Quando se lo mise tutti
diedero in un sospiro. Adele gli port uno specchio perch potesse
rimirarsi: quasi non si riconobbe; la barba gi lunga sul mento
e sulle guance, e la tradizionale calotta sulla testa gli avevano cancellato
ogni rassomiglianza con un occidentale. Per tutta la durata
del pasto, Adele aveva continuato a lanciargli occhiate trionfanti,
come a dirgli: I tuoi sono tutti dalla mia parte! Per loro, io sono
tua moglie, non Hadassah. Approfittava di ogni occasione per
chiamare Finkel mamma, e si mise a fare un lungo discorso
sulla distinta famiglia a cui apparteneva, recitando i nomi di famosi
rabbini. La nonna di Asa Heshel era dura d'orecchio, e ogni
tanto Adele doveva ripetere ci che aveva detto, accostando le
labbra all'orecchio della vecchia signora. Questa scuoteva il capo
solennemente; a Tereshpol Minor avevano avuto timore che Asa
Heshel avesse sposato una ragazza di famiglia ordinaria; grazie a
Dio, invece, aveva preso una di condizione adeguata alla sua. Dopo
il pasto, Adele and a sedersi con le altre donne sulle panche fuori
della porta. Asa Heshel se ne and da solo per il villaggio. Si
ferm per un poco alla casa di studio. Vicino alla porta, a un lungo
tavolo nudo, alcuni vecchi erano chini su dei volumi aperti,
debolmente illuminati da candele. Dalla Shulgass Asa Heshel svolt
per la Strada di Lublino. Si ferm per un momento a una pompa
idraulica dal manico rotto. V'era una leggenda a Tereshpol Minor,
secondo la quale, bench il pozzo sottostante fosse ormai secco
da molto tempo, una volta, durante un incendio, l'acqua aveva cominciato
a sgorgare dalla pompa, e la sinagoga e le case intorno
erano state salvate dalla distruzione. S'incammin per la strada che
portava ai boschi. Era fiancheggiata da grandi alberi di castagno
e di quercia. Alcuni avevano nel tronco enormi squarci prodotti
dal fulmine. Quei buchi apparivano bui e misteriosi, come caverne
di predoni. Alcuni tra gli alberi pi vecchi erano ripiegati verso
terra, come fossero sul punto di cadere, svellendo, nella caduta, il
vasto intrico delle loro centenarie radici.

5.

Vicino al bosco, non lontano dal luogo dove un tempo c'erano
le caserme, Asa Heshel vide un piccolo edificio a un piano, la
cui finestra era brillantemente illuminata. Si avvicin. Attraverso
i vetri vide una stanza fiancheggiata da scaffali pieni di libri.
Al centro era appesa una lampada ad acetilene. Ma come, pens,
che cosa faceva qui, una casa di studio, cos lontana dalla Shulgass?
Poi, sulla parete opposta, not un ritratto di Teodoro Hertzl.
Dunque, era questa la biblioteca di cui gli avevano parlato. Sal
i tre scalini davanti alla porta, buss, e, non ottenendo risposta,
spinse il battente ed entr. Gli uomini e le donne che affollavano
la stanza si volsero verso di lui. L'orologiaio Jekuthiel gli corse
incontro con le sue corte gambette. Anche gli altri gli si fecero
intorno. Asa Heshel ne riconobbe molti, ma aveva dimenticato
i loro nomi. La maggior parte degli uomini indossava il tradizionale
caffettano, altri erano vestiti all'occidentale, con cravatta
e colletto duro. Le ragazze portavano abiti di calic o sottane
e camicette colorate, e scarpe dal tacco alto. Not che su una parete
c'era una lavagna sulla quale era scritta in nitidi caratteri
ebraici la frase: Il calamaio  sul tavolo, e sotto era scritta la
traduzione in yiddish.
Sei tu, finalmente, disse Jekuthiel, contento. Proprio in
questo momento stavamo parlando d'invitarti a venire a trovarci.
Io sono David Katz. Un giovane basso si avvicin ad Asa
Heshel tendendogli la mano. Devi conoscere i nostri compagni,
qui. Si volse agli altri. Questo  Asa Heshel Bannet, che 
appena arrivato dalla Svizzera.
Sospingendosi, si fecero avanti, per presentarsi, prima gli uomini;
gli sfilarono davanti tendendogli un palmo umido, ciascuno
dicendo il suo cognome: Rosenzweig, Meisner, Beckerman, Silbermintz,
Cohen, Frampolsky, Rappaport. Con imbarazzo, Asa
Heshel si accorse che erano i suoi compagni d'infanzia; Meisner
non era altri che Chaim, il figlio pi piccolo del rigattiere; Frampolsky
era il figlio di Leibush, il cocchiere, e Rappaport era quello
che era soprannominato il rognoso, erano andati alla kheder
insieme. Le loro facce erano uno strano miscuglio di familiare e di
estraneo. V'era un che di sconcertante in quei volti rimasti per
tanti anni nascosti nelle pieghe della memoria di Asa Heshel, sul
punto di scomparirne per sempre. Le ragazze formavano un gruppo
separato. Sorridevano e ridacchiavano, spingendosi in avanti
a vicenda, rosse in volto. Nelle loro espressioni v'era un imbarazzo
e anche un calore che ben di rado gli era avvenuto d'incontrare
altrove.
Non volevo interrompervi, disse. Son capitato qui per
caso.
Oh, non ha nessuna importanza.
 un pezzo che c', questa biblioteca?
Raccontaglielo tu, jekuthiel, disse David Katz.
Perch proprio io? Sei tu il direttore.
Tu li sai meglio di me, i guai che abbiamo passato.
Che cosa importa? La biblioteca c', e questo  l'essenziale.
Tuo nonno ha lanciato tuoni e fulmini, ma, a dirti la verit,
nessuno gli d pi ascolto. Per tre volte i chassidim hanno ricorso
alle autorit contro di noi, ma finora ce la siamo cavata.
Raccontagli di quella volta che sono entrati qui dentro e hanno
bruciato tutti i nostri libri.
S. I fanatici sfondarono le finestre ed entrarono. Ora abbiamo
fatto mettere delle chiusure robuste. Ma se cessa un guaio
ne sorge un altro. Adesso  il momento delle fazioni: ebraico
contro yiddish, sionismo contro socialismo, e Dio sa che altro.
Si prdono in un mucchio di sciocchezze, proprio come nelle grandi
citt.
Asa Heshel guard i libri negli scaffali. Per la maggior parte
erano molto logori e malridotti, i titoli sulle coste quasi illeggibili.
Tir fuori un paio di libri a caso e li aperse; v'erano frasi
sottolineate e copiose note in margine. V'erano diversi autori
che non aveva mai sentito nominare; a quanto pareva, da quando
era partito, in Polonia erano emersi vari scrittori nuovi. Su
un tavolo dov'erano poste delle riviste vi era, tra le altre, una
rivista letteraria con le pagine ancora da tagliare. L'aperse, e vide
delle poesie i cui versi erano di due parole soltanto, seguite da
molti puntini: un che di europeo sembrava filtrare nei caratteri
yiddish. In un articolo intitolato Gli ebrei hanno una missione,
un tale scriveva:

Noi ebrei siamo stanchi delle tante missioni metafisiche che
i rabbini tedeschi e gli altri esponenti ebraici hanno caricato sulle
nostre deboli spalle. Noi respingiamo l'argomento secondo il quale
noi dovremmo volgere le spalle all'orologio della storia e tornarcene
in Palestina. Le masse ebraiche sono attaccate alle loro
case. Vogliono vivere in fratellanza con i loro vicini e lottare al
fianco per costruire un mondo migliore, dove non vi saranno pi
n nazioni n classi n religioni, ma una sola umanit in marcia
verso il progresso.

Era quasi mezzanotte quando la biblioteca si chiuse. Asa Heshel,
Jekuthiel e David Katz camminavano in testa, gli altri dietro,
uomini e donne a braccetto. Parlavano forte e ridevano. Una
ragazza prese a cantare una canzone, gli uomini vi si unirono. I
loro passi echeggiavano sul selciato. Le ombre si spostavano dinanzi
a loro, convergendo, mescolandosi e separandosi come nelle
evoluzioni di una danza. Jekuthiel fumava una sigaretta e
sorrideva.
Se tuo nonno vedesse tutto questo! disse.
Si commettono peccati peggiori, a Tereshpol Minor,
comment qualcuno.
Gli altri lasciarono Asa Heshel all'inizio della Shulgass. Lui
strinse la mano a tutti; una ragazza con gli occhiali gliela strinse
con particolare fervore, i suoi occhiali ammiccando nella luce
lunare.
Ben presto si dileguarono, e Asa Heshel rimase solo. Trasse un
profondo sospiro e rimase in ascolto, intento. Da qualche parte
giunse il verso di una civetta, un lugubre lamento, come per un
qualche dolore insopportabile. Asa Heshel sapeva che Adele lo
aspettava, sveglia, pronta ad accoglierlo con accuse, lamentazioni
e rimproveri. Gi sapeva a memoria che cosa avrebbe detto, e
che cosa lui avrebbe risposto. Poi vi sarebbero state la riconciliazione,
le carezze nel buio e le bugie.
...
CAPITOLO QUARTO.

1.

Un tardo pomeriggio, a Usefov, Hadassah era in casa sola e stava
leggendo un libro seduta nella veranda del suo villino, quando
ud qualcuno tossire. Alz gli occhi. Rosa Frumetl era sul prato
l sotto, appoggiandosi con una mano al tronco di un pino. Portava
un abito a fiori e scarpe bianche. La sua faccia rugosa era abbronzata
dal sole, il naso rosso, le labbra premute strette. Guardava
Hadassah con l'aria determinata di qualcuno in procinto di
compiere un misfatto. Hadassah si lasci cadere il libro di mano.
Non  questa la visita che ti aspettavi, eh? disse Rosa
Frumetl in tono aspro. Sono venuta a dirti che sappiamo tutto
delle tue gesta. La verit viene sempre a galla come l'olio
sull'acqua.
Che cosa volete? balbett Hadassah.
Lo sai benissimo. Non sei certo quella santarellina che fingi
di essere. Non credere che la gente sia del tutto scema. C' ancora
un Dio nel cielo, che vede e sente tutto. L'Onnipotente si
prende il suo tempo, ma quando la punizione arriva,  pesante.
Vogliate scusarmi...
Non sono venuta a farti una visita di cortesia. Ti parler
chiaro e tondo. Tu inganni tuo marito, e cerchi di rubare il marito
a un'altra. Volevo solo avvertirti che stai scherzando col
fuoco. Se ti fa piacere andartene in giro a testa nuda, come una
qualsiasi sgualdrina, questo  affar tuo, io non faccio il poliziotto
di Dio. Quando vorr, sar Lui a punirti. Ma non ti permetter
di spezzare la vita di mia figlia. Ti garantisco che far un
tal baccano che la gente correr da tutte le parti.
Hadassah sent il volto farlesi esangue. Non so che cosa volete
dire.
Gli scrivi delle lettere d'amore! Te ne ridi di ogni regola di
decenza! Stai progettando di scappare con lui, di diventare la sua
amante! Credi che la gente sia cieca? Prima di tutto, dopo qualche
settimana lui si stuferebbe di te e ti pianterebbe. E in secondo
luogo, ci penser io a non farti arrivare fino a quel punto.
Dir tutto a tuo marito. E a tua madre! Malata com', la tua
condotta la spedir al cimitero. E poi  contro la legge. In Polonia
le puttane devono avere una tessera gialla.
Fatemi la cortesia di andarvene.
Me ne andr quando mi far comodo. Se continui a comportarti
come una sgualdrina ti strapper i capelli a uno a uno! Non
 la prima volta che finisci in prigione, non dimenticarlo!
Hadassah balz in piedi e si slanci verso la porta. Rosa Frumetl
la rincorse a passetti vacillanti, gridando: Prostituta!
Puttana! Aiuto!
Hadassah richiuse dietro di s la porta a vetri. Rosa Frumetl
cominci a tempestare di pugni l'intelaiatura. Il cane del custode
si svegli e corse verso di lei abbaiando. C'era un bastone appoggiato
alla ringhiera della veranda. Rosa Frumetl lo prese e
lo agit minacciosamente verso il cane.
Passa via! Passa via! Ah, mi aizzi contro anche i cani! Ma
c' anche un'altra vita, caro Padre del cielo! Ti colgano le piaghe
d'Egitto! L'epilessia ti faccia saltare alto fino al tetto!
La moglie del custode usc fuori dalla sua casetta e acquiet
il cane. Rosa Frumetl le disse qualcosa in polacco. Hadassah and
all'armadio, prse un soprabito, un cappello e la borsa, corse fuori
per la porta della cucina e infil un sentiero. Corse alla stazione
di Usefov. Ogni tanto si fermava e si guardava indietro, come
nel timore che Rosa Frumetl potesse inseguirla. C'era un treno
fermo in stazione. Lei vi sal senza neanche prendere il biglietto.
Solamente quando il treno part, scoperse che era diretto a
Otwotsk. Poco prima di Shvider un gruppo di uomini e di donne
stavano facendo il bagno nel fiume. Il sole era tramontato, e ombre
violacee si allungavano sulla liscia superficie dell'acqua. Un
grosso uccello si lev in un volo basso. Nei villini presso la ferrovia
si udivano suonare i fonografi. Delle coppie passeggiavano
lungo i sentieri. Un vecchio ebreo dall'aria venerabile, in piedi
presso un albero, si dondolava piamente recitando le preghiere
della sera. Alla stazione di Otwotsk Hadassah scese e prese il
biglietto per Varsavia. Il treno era gi pronto, ma sarebbe partito
solo fra venti minuti. Sal nel vagone ancora buio, e si sedette.
Era sola. Chiuse gli occhi. In cima al treno, la locomotiva emetteva
sbuffi e grugniti. Il fumo penetrava dal finestrino. Sull'animo di
Hadassah era scesa una profonda calma. Il colpo era stato cos
enorme che sembrava le avesse tolto ogni possibilit di sofferenza.
Ma nello stesso tempo si rendeva conto che l'angoscia sarebbe
venuta dopo. Sent freddo e si rialz il collo del soprabito. Se lui
fosse stato presente ed avesse udito quelle cose! Il pensiero le attravers
la mente come un lampo. Se avesse saputo il prezzo che
lei stava pagando!
Nell'ultima lettera che gli aveva scritto, gli aveva dato precise
istruzioni per poterla rintracciare. Sarebbe dovuto venire a trovarla
nel villino; Fishel non c'era mai, durante la settimana, e lei
aveva sistemato le cose in modo che non vi sarebbe stato nessuno
dei soliti visitatori. Adesso tutti quei piani erano andati all'aria,
e non sapeva pi che cosa fare. Forse sarebbe dovuta andare da
Klonya. Ma lui come avrebbe fatto a sapere che era l? No,
doveva andare a casa, in via Gnoyna. Ma quale scusa avrebbe potuto
dire al marito per essere tornata a Varsavia nel pieno dell'estate?
E che cosa avrebbe detto Shifra quando fosse tornata nel villino
e non l'avesse trovata? E la custode, che cosa aveva pensato? Rosa
Frumetl le aveva certo raccontato ogni cosa, e adesso le malelingue
avrebbero sparso la notizia in tutta la regione. E poi, come
poteva esser sicura che Rosa Frumetl non avrebbe detto tutto
a Fishel? Magari poteva chiamarlo al telefono dalla campagna.
Oppure sarebbe andata difilato da sua madre, e mamma avrebbe
avuto un altro attacco.
La cosa pi sensata sarebbe stata tornare immediatamente a
Usefov. A che pro fuggire? Il segreto non era pi tale, ormai.
Ma come poteva tornare indietro? Gli insulti di Rosa Frumetl,
i colpi che aveva dato alla porta, le sue grida d'aiuto, l'avevano
gettata nel panico. Le pareva d'aver avuto uno di quegli incubi
infantili che tornavano a opprimerla ogni volta che qualcosa la
spaventava, lo stesso senso di vuoto allo stomaco, i brividi freddi,
il formicolio alla radice dei capelli.
Il treno si mosse. Il conducente entr e accese la lampada.
Prese il biglietto di Hadassah e vi fece due fori. Hadassah guard
fuori del finestrino. Il fiume Shider si snodava placido nella
notte. I boschi intorno erano immersi nel buio. A Falenitz, ebbe
la rapida visione dell'interno di un'osteria, dove facchini e carrettieri
stavano giocando a domino. A Miedzeshin, dove abitava
Klonya, si alz in piedi, come per scendere, ma poi torn a sedersi.
Passata Vaver, il treno cominci ad avanzare in mezzo alle
fabbriche. Il fumo usciva dalle alte ciminiere. Dietro i finestroni
protetti da graticci si scorgevano gli operai. Ben presto il
vtreno pass dinanzi al cimitero di Praga. Hadassah si sent prendere
da una strana invidia. Che effetto doveva fare, a star sotto
quei monticelli di terra? Lo sapevano, quelli l sotto, che erano
morti? Un tram illuminato pass davanti alla cancellata del cimitero.
Il semaforo luminoso della ferrovia cambi colore, dal
rosso al verde. Pochi minuti dopo il treno pass il ponte. La Vistola
scorreva chiara e limpida tra gli argini. Una divina pace regnava
sulle acque, come il silenzio prima della creazione.
Il treno si ferm. Hadassah usc. Dov'era la sua valigia? Oh,
s, ricord, non aveva preso nessuna valigia. Com'era opprimente
l'aria, qui in citt! Dalla banchina di cemento il calore saliva
a ondate. Hadassah pass davanti alla locomotiva, nera ed enorme,
che emetteva un acre odore di carbone e di fumo. Dalle grosse
ruote e dagli assali gocciava olio. Il fumaiolo continuava a tossire.
Attraverso il finestrino si vedeva un uomo seminudo davanti
alla fornace aperta. La faccia coperta di fuliggine, gli occhi che
riflettevano le fiamme del fuoco, sembrava un diavolo della Geenna.
Fuori della stazione era pieno di droshky. Gli strilloni annunciavano
edizioni straordinarie; Hadassah colse una frase, qualcosa
a proposito di una nota che l'Austria aveva mandato alla Serbia.
Dunque, a quanto pareva, tutte le chiacchiere che si facevano
a proposito della guerra non erano infondate. E proprio in
questo momento Asa Heshel arrivava qui! Per colpa di lei, sarebbe
andato incontro alla catastrofe.
Si ferm in un negozio di via Muranov e telefon a casa di
Abram. Nessuno rispose. Evidentemente era fuori di citt con
Ida, o magari se ne andava in giro con quell'attrice di cui lei
aveva sentito parlare. Poi telefon alla zia Lia. Voleva parlare con
Masha, ma Masha non era in casa; forse sar stata con quel pittore,
con quel suo ragazzo gentile. Caro Padre del cielo, ma non
c'era proprio nessuno con cui potesse parlare? Prese di nuovo
il telefono e chiam suo padre. Non vi fu risposta neanche stavolta.
Usc dal negozio e fece segno a un droshky. Sal, e disse al
vetturino di portarla a casa sua, in via Gnoyna.

2.

Era il mercoled sera della settimana seguente. Squill il telefono
nel corridoio. Hadassah si alz per andare a rispondere. Sollev
il ricevitore con mano tremante. Proshen, disse in polacco.
Prego. Non vi fu risposta; attraverso il ricevitore non
udiva altro che rauchi sibili e gracidi. Poi, d'un tratto, ud chiaramente
una voce sommessa.
Era lui; Hadassah cerc di parlare, ma aveva un groppo in
gola. Era come se avesse perso il dono della favella. Le battevano
i denti. Sono io, Hadassah.
Vi fu un silenzio per qualche momento, poi lei disse: Dove
sei?
Sono in una drogheria, in via Krochmalna.
Quando sei arrivato, gran Dio del cielo?
Lo ud mormorare qualcosa, ma non riusc a capire.
Parla pi forte.
Lui ripet la frase, ma bench udisse tutte le parole separatamente,
non riusc ad afferrarne il significato. Ud che lui diceva:
Ieri sera... cio, l'altra sera, voglio dire... Da Shvider. Che
cosa faceva a Shvider? pens lei.
Disse forte: Aspettami all'angolo di via Krochmalna con via
Gnoyna. Hai capito dove dico?
Ci sar tra un momento. Esco subito.
Cerc di riappendere il ricevitore, ma sembrava che le sue
dita non avessero la forza di aprirsi; dovette fare un paio di tentativi
prima di riuscirvi. Grazie a Dio, Fishel non era in casa!
And in camera sua e apr un armadio. Caro Dio, finalmente il
giorno era arrivato! Guard la fila di vestiti appesi. Era tutta
roba invernale; i vestiti estivi erano a Usefov. Apr un cassetto
e prese una cintura nera. Si mise un cappello di paglia a larghe
falde. Dov'era la chiave? E la borsa? Avrebbe voluto spegnere
la luce a gas, ma non ci arrivava. Pazienza, l'avrebbe lasciata accesa.
Usc, e lasci che la porta si richiudesse dietro di lei.
Cominci a scendere le scale buie a precipizio, ma poi rallent il
passo. Doveva star attenta a non cadere. Sent un dolore al seno
sinistro. Speriamo che non muoia prima di arrivare in via
Krochmalna! Pass davanti al negozio di Fishel. Le porte a
vetri erano gi chiuse, ma dentro la luce a gas era accesa. Una
fioca luce cadeva sulle pareti sporche, il pavimento di pietra, i
fusti, i barili, le latte. Fishel non era in vista. Probabilmente era
nel retro. Via Gnoyna era piena di gente. Facce che passavano
fugacemente, seminascoste nell'ombra. Gli strilloni andavano annunciando
un'altra edizione straordinaria; Hadassah intravide gli
enormi titoli in prima pagina, ma non riusc ad afferrare le parole.
I giornali andavano via come il vento. Com'era in gamba il ragazzino
a dare il resto! Una moneta cadde sul marciapiede; ud il
tintinnio metallico. Un facchino con un enorme fardello sulle
spalle le pass davanti. Il garzone di un fornaio, con una camicia
tutta macchiata, si teneva in bilico sulla testa un vassoio
pieno di panini freschi. Chi aveva sparpagliato tutte queste mele
sul marciapiede? Era un poliziotto. Stava frugando con la punta
dello stivale dentro un cesto, e la venditrice piangeva. Dei bambini
facevano a gara per prendere le mele. Hadassah prosegu
in fretta verso il fondo di via Krochmalna. Asa Heshel non c'era.
Che fosse tutto un sogno? Poi, d'un tratto, lo vide. Proprio come
se lo ricordava, ma anche un po' cambiato. Si era fatto pi
alto, e anche un po' pi forte. Con un'aria un po' straniera.
Hadassah!
Asa Heshel!
Restarono muti.
Lei esit un momento, poi lo abbracci. Si sentiva la faccia
ardente ed umida. Lo baci sulle guance, e lui la baci sulla fronte.
Lei si sent un sapore salato sulle labbra. La gente si voltava
a guardarli. Erano poco lontano dal negozio di Fishel, ma lei
non ci pensava affatto in questo momento. Lo afferr per le mani.
Vieni.
Dove?
Vieni con me.
A Usefov?
Hadassah non sapeva neanche ci che stava dicendo, n ci
che lui le diceva.
Pass un droshky. Lei gli fece segno, e il vetturino ferm. Vi
sal, urtando col ginocchio sullo scalino. Asa Heshel esit un
momento, poi sal dietro di lei. Il vetturino si volt.
Dove andiamo?
Andate avanti, disse Hadassah. In qualunque posto.
Al parco Lazhenki?
S.
Il vetturino volt il veicolo. Hadassah perse l'equilibrio e si
afferr al braccio di Asa Heshel. Tutto le sembrava girare intorno,
il cielo, le case, i lampioni.
Quando sei arrivato?
Luned. Oggi.
Oggi  mercoled.
Sono stato a Shvider. Da sua madre. Cio, dal suo patrigno.
Hadassah rimase zitta; come stesse riflettendo su qualche nascosto
significato nelle parole di lui. In quel momento aveva del
tutto dimenticato che lui era tornato in Polonia con Adele, e che
Rosa Frumetl stava a Shvider col suo nuovo marito.
Ora staremo insieme. Per sempre.
S. Per sempre.
Nessuno potr separarci.
No. Nessuno.
Il droshky sussultava, come andasse in discesa. Stavano passando
davanti ai Giardini Sassoni. Attraverso l'intrico dei rami e del
fogliame apparivano e scomparivano sprazzi di luce. In cielo
v'era la luna crescente; una stella brillava vividamente. Hadassah
era stata qui soltanto poche ore fa; ma adesso era tutto diverso,
le strade, i lampioni, gli alberi. Il droshky prosegu. La luna si
spostava davanti a loro. I quarti posteriori del cavallo si alzavano
e si abbassavano. Due ragazze con grandi mazzi di fiori. Dio mio,
che nugoli di farfalle intorno a quei lampioni! E che ombre, gettavano!
E com'erano profumate le acacie! Questo  il momento
pi felice della mia vita, pens Hadassah. D'un tratto si ricord
che lui sarebbe dovuto venir da lei a Usefov.
Sei stato a Usefov?
Due volte. Ma la donna mi ha detto che tu eri partita.
Ti avevo aspettato.
Non riesco a capire. Perch non sei rimasta l ad aspettarmi?
Perch... Lasciamo stare. Ormai siamo insieme. Fino alla
morte.
Se non dovr andare soldato.
Oh, Dio, no! Togliti il cappello. Voglio guardarti.
Gli tolse il cappello, ma le cadde di mano e si chin per raccoglierlo.
Anche Asa Heshel si chin. Il droshky si inclin da
un lato. Per un momento i due parvero sospesi a mezz'aria, sul
punto di rotolare gi. Si afferrarono l'uno all'altra. Il vetturino
tir le redini e ferm la vettura. Si volt, e spostandosi il berretto
da un lato, li guard con la bonaria pazienza di uno abituato alle
sciocchezze degli innamorati, specialmente in quelle sere d'estate.
State attenti, disse. Cadrete gi.
Hadassah lo guard con un'espressione radiosa sul volto.
Scusateci, disse. Siamo talmente felici.

3.

Il droshky svolt per via Marshalkovska e pass davanti alla
stazione di Vienna. L'orologio della stazione segnava le undici
meno un quarto, ma la piazza era cos affollata come se fossero le
prime ore della sera. I tram erano stracarichi. I droshky correvano
in tutte le direzioni. I marciapiedi erano stipati. Uomini vestiti
di chiaro, con la paglietta, sventolando gaiamente il bastone, passeggiavano
con ragazze in abiti a fiori, guanti bianchi e cappelli
guarniti di fiori o ciliege. Alla luce dei lampioni elettrici le scollature
e le braccia nude delle donne apparivano stranamente livide.
Sotto le ampie falde del cappello, dietro i veli, i loro occhi
brillavano di estivo ardore amoroso. Asa Heshel non aveva mai
visto Varsavia d'estate. La citt gli sembrava pi vasta, pi ricca
e pi elegante. Erano passate appena due settimane da quando
aveva lasciato la Svizzera, ma gli pareva di aver viaggiato per
mesi. Dalla sua visita a Tereshpol Minor non aveva pi avuto
una normale notte di sonno. Prima gli interminabili viaggi, parte
in treno e parte su carri. Poi la notte che aveva passato con
Adele in un albergo di via Nalevki. Lei aveva litigato fino all'alba.
Si era lasciato persuadere ad andare con lei a Shvider, dove
sua madre era in villeggiatura col suo nuovo marito, Wolf
Hendlers. Appena arrivato l, Rosa Frumetl aveva cominciato
a rimbrottarlo. Adele era stata colta da crisi isteriche. Anche
Wolf Hendlers lo aveva rimproverato per il suo comportamento.
Era andato due volte a Usefov per cercare Hadassah. La prima
volta non era riuscito a trovare il villino. La seconda volta
la custode gli aveva detto che Hadassah era partita. Quando
era tornato a Shvider, aveva visto Adele scendere dal suo stesso
treno. Evidentemente l'aveva pedinato. Sulla banchina, l'aveva
afferrato per un braccio e s'era messa a gridare: Ora so tutto,
maledetto cane! Aveva urlato e singhiozzato. Gli si era messa
alle costole, e l'aveva tallonato fino a Falenitz. Qui, lui aveva
preso il treno per venire a Varsavia. Aveva telefonato subito ad
Hadassah, ma nessuno aveva risposto. Allora era andato da Gina.
Lei lo aveva accolto con molto affetto, ma aveva tutte le stanze
occupate. Lo aveva accompagnato in casa di due ragazze, due
sarte, che avevano acconsentito a dargli in affitto uno stanzino
buio.
Raccont tutto questo ad Hadassah, con frasi spezzate.
Di che sarte vai parlando? disse lei. Non ho capito
niente.
Gina non aveva posto per alloggiarmi. Le sue stanze erano
tutte occupate.
Perch ti sei fermato in casa di tuo nonno? Cominciavo a
pensare che ti fossi gi pentito di tutto.
No, Hadassah. Ti amo. Ti amo pi d'ogni cosa al mondo.
In viale Jerusalem il droshky si ferm. Degli operai avevano
scavato un solco per riparare la fognatura. Vi erano delle lampade
elettriche a illuminare i lavori. Una sorgente di luce mandava
un bagliore di un vivido giallo. C'era un odore d'asfalto, di
gas e di fango. In fondo al solco si scorgevano tubi coperti di
melma e uomini seminudi. Ci volle un po' di tempo prima che
il droshky potesse riprendere il cammino.
Hadassah disse qualcosa, ma a causa del rumore Asa Heshel
non pot capire che cosa avesse detto. Sul viale Uyazdover, le
panchine erano piene di gente. Asa Heshel guard Hadassah.
Dove stiamo andando?
Gli ho detto di portarci al parco Lazhenki.
Sar aperto?
Non lo so.
Che cosa faremo, se  chiuso?
Lei lo guard e non rispose. Il droshky si ferm.
Eccoci qua.
Asa Heshel si mise una mano in tasca e ne trasse una moneta
d'argento. Il vetturino la guard e cerc di piegarla.
Questa  una moneta straniera, signorino.
Oh, scusate. Asa Heshel si frug di nuovo in tasca e tir
fuori un mezzo rublo. Lo prse al vetturino e con un gesto
gli disse di tenersi il resto.
Il vetturino alz la frusta. Grazie, signore. I due scesero
e il droshky si allontan.
Il cancello del parco era ancora aperto, ma c'era un guardiano
che impediva l'entrata ai nuovi venuti. Asa Heshel e Hadassah
s'incamminarono per la strada. Dopo pochi passi, Hadassah si
arrest di colpo.
Dio mio, disse, non ti ho neanche domandato se avevi
fame. Come mai ti trovavi in via Krochmalna?
Perch  vicino a casa tua.
Stavo per uscire. Se avessi chiamato cinque minuti pi tardi
non mi avresti trovata pi. Quando ho sentito suonare il telefono
ho subito pensato che eri tu.
Non eri mai in casa. Sei stata fuori tutto il giorno. Avr
telefonato venti volte.
Com' possibile? Oh, s, ero andata da Stepha, la figlia di
Abram. Bella, sua sorella, si  sposata. Oh, se avessi saputo che
tu eri a Varsavia! Ho parlato di te con Stepha. Lei sa tutto di
noi! E anche Masha.
Dimmi di lui, disse Asa Heshel dopo qualche esitazione.
Hadassah impallid. Ti ho scritto tutto. Fu un gesto di disperazione.
Ormai  finita. Volevo punirmi. Non potrai mai capire.
S, ti capisco. Eravamo tutti e due disperati. Perch non
sei rimasta ad Usefov?
Non te l'ho detto?  arrivata sua madre e mi ha fatto una
scenata. Una cosa terribile.
Dovremo andarcene via, in qualche posto.
S. Dobbiamo andar via. Ma dove? Avrei dovuto prendermi
un po' di roba. Ma ormai  impossibile. Lui sar tornato
a casa.
Capisco.
Tutto  contro di noi, ma non riusciranno a separarci.
Volevo dirti una cosa. Pap  a Varsavia. Sono in rotta, lui e la
mamma. A volte va a trovare Abram. Avevano litigato, ma poi
hanno fatto la pace. Pap praticamente  innamorato di lui. Lo
imita in ogni cosa.  tutto talmente pazzo. Se pap non  a casa
potr farmi dare la chiave dal portiere.
Forse sarebbe meglio telefonare.
Qui non c' nessun posto da cui telefonare. Sediamoci un
poco l, su quella panchina.
Sedettero, guardando una villa di fronte a loro, tra un gruppo
di acacie. Le alte finestre dai tendaggi ricamati erano illuminate.
Di quando in quando si scorgeva una sagoma passare rapida
nell'interno. Sopra le finestre v'era un balcone scolpito, e
sostenuto da tre statue di Ercole. Soffiava un vento freddo. Asa
Heshel guard il suo orologio da polso. Si era fermato alle undici
meno cinque. Doveva essere molto pi tardi, ormai. Le
panchine si andavano vuotando. I tram che giungevano dal centro
passavano vuoti, trascinandosi sulle rotaie come ubriachi.
Sul volto di Hadassah passavano delle ombre. Asa Heshel sent
il suo amore per lei, finora ottuso dalla stanchezza del viaggio,
divampare d'un tratto. Caro Dio, sono seduto vicino a lei!
pens. Tengo la sua mano nella mia. Non  un sogno. Si
pieg verso di lei, ma in quel momento qualcuno si sedette
all'altra estremit della panchina.
Hadassah, mormor Asa Heshel, sei proprio tu?
S, sono io. Il fogliame di un albero proiettava sul suo
volto una rete di ombre. Lei chin la testa. Magari potremmo
andare nella tua stanza, disse.
Dovremmo passare attraverso la loro stanza.
Di chi? Oh, le sarte! Si chiuse in un silenzio, smarrita
da tutte queste intricate complicazioni che si addensavano intorno
a lei.

4.

Quando di nuovo salirono in un droshky era tardi, mezzanotte
passata da un pezzo. Hadassah disse al vetturino di portarli
a via Panska. Il vetturino era evidentemente ubriaco; a met
strada, vicino a viale Jerusalem, la carrozza si ferm. Il cavallo
batteva pesantemente gli zoccoli sul selciato. Il vetturino abbandon
la testa sul petto e subito cominci a russare sonoramente.
Asa Heshel si chin in avanti e gli batt sulla spalla. Quello si
svegli con un sussulto e prese la frusta. Prima di ripartire,
chiese di nuovo l'indirizzo. Hadassah gli disse di fermare alla
fine di via Vielka. Quando scesero Asa Heshel diede all'uomo
mezzo rublo. Hadassah mormor qualcosa a proposito del fatto
che lui spendeva troppo, e Asa Heshel disse qualcosa in risposta.
Erano entrambi talmente stanchi che poco si rendevano conto
di quel che dicevano.
In via Panska non v'era segno di vita. I lampioni, a lunghi
intervalli, gettavano sul selciato una luce gialla. I negozi erano
tutti chiusi e sbarrati. Hadassah dovette suonare parecchie volte
prima che il portiere della casa di suo padre venisse ad aprire il
portone. Hadassah gli domand se suo padre era a casa: il portiere
non lo sapeva. Gli disse di aprirle la porta, ma lui giur
che non aveva la chiave.
Lei raggiunse Asa Heshel, che durante tutto questo tempo
era rimasto a qualche distanza, lo prese per il braccio, e insieme
si incamminarono per via Tvarda verso la Gzhybov.
Hadassah indic la casa di Meshulam Moskat. Le finestre erano
tutte buie eccetto una, dietro la quale s'intravedeva un lume
rosso.
La casa di mio nonno. Adesso ci abita lo zio Joel.
Gina mi ha detto che  malato.
S. Molto malato.
Dalla Gzhybov svoltarono per via Gnoyna. Hadassah, a quanto
pareva, era diretta verso casa sua. All'entrata di un cortile, si
ferm. A destra Asa Heshel vide un'insegna con scritto: Fishel
Kutner. Lei tir il campanello. Asa Heshel la guard. Era cos
che voleva dargli il suo addio? Lei lo prese per un braccio e
sorrise. Il suo volto era pi pallido del solito. Nelle sue pupille
danzavano puntini dorati. Udirono dei passi.
Tu seguimi, Hadassah gli sussurr all'orecchio.
Avrebbe voluto chiederle che cosa avesse intenzione di fare,
ma ormai non c'era pi tempo. Una grossa chiave gir nella
serratura e la porta si apr. Asa Heshel vide la lunga faccia rossa
del portiere, orbo, e con una toppa nera al posto del naso. Si
mise una mano in tasca, prese una moneta d'argento e la cacci
nella zampa callosa dell'uomo.
Dove va il signore?
Lascia stare, Jan.  nostro ospite, rispose Hadassah,
tirando Asa Heshel per la manica. Entr in fretta, e Asa Heshel
la segu, un po' incerto. Per un momento non riusc a veder
nulla, come fosse stato inghiottito dalle tenebre. Le mura che
circondavano il cortile sembrava fossero cieche. In alto s'intravedeva
un piccolo rettangolo di cielo tempestato di stelle. Gli
pareva di trovarsi nel fondo di un pozzo. Per un momento fu
solo, poi Hadassah si materializz vicino a lui. Si gettarono l'uno
nelle braccia dell'altro. Il cappello di lei cadde per terra.
Vieni con me, gli sussurr, le sue labbra gli toccarono il
lobo dell'orecchio.
Lo prese per un polso. Lui la seguiva ciecamente. Succeda
quel che succeda, pens. Si sentiva pieno di paura, e nel
tempo stesso non gli importava di niente. Mi sta portando da
suo marito. Non me ne importa. Gli dir chiaro e tondo che lei
appartiene a me. Il cortile era assai lungo. Lui incespic contro
un carretto, dei fusti, delle casse. V'era un odore di olio e di
acqua di mare. Hadassah lo trasse dietro di s oltre una soglia.
La segu su per le scale. Salivano silenziosamente, in punta di
piedi. Hadassah si ferm al terzo piano. Cerc di aprire una
porta, ma era chiusa a chiave.
Un secondo.
Scomparve chiss dove, e lui rimase solo, come un bambino
rimasto ad aspettare il ritorno di chi l'ha in custodia. Mise una
mano sulla porta, tast il legno, la maniglia, il buco della serratura.
Spinse, e la porta si apr. Com'era possibile? Solo un momento
prima era chiusa a chiave. Avrebbe voluto chiamare Hadassah,
ma non voleva far rumore. Dentro era buio pesto. Sent
un odore di polvere, l'odore di una casa disabitata da molto tempo.
Dov'era andata, lei? Forse a prendere la chiave. S, lo aveva
portato in un appartamento disabitato della casa di propriet
di suo marito. Tutto era chiaro, adesso. Ma dov'era andata?
Poteva inciampare e cadere. Era felice, ora? S, questa era la felicit.
Ora avrebbe anche potuto morire.
Ud dei passi.
Hadassah, dove sei?
Sono qui.
La porta  aperta.
L'hai forzata?
No. S' aperta da sola.
Ma come? Non importa.
Lui spalanc la porta ed entr, seguito da Hadassah. Allung
una mano per prendere quella di lei, ma incontr qualcosa di caldo
e morbido: Hadassah portava sul braccio uno scialle o una
coperta. Percorsero uno stretto corridoio e si trovarono in una
grande stanza piena di mobili. Asa Heshel urt contro una
sedia a dondolo che si mise a oscillare. Batt la testa contro una
stufa. Hadassah lo prese per mano e lo condusse dietro di s.
Apr una porta con un piede e passarono in una stanza pi piccola.
Ora gli occhi di Asa Heshel cominciavano ad abituarsi al
buio. Riusc a distinguere la carta da parati, un letto di ferro,
un com, uno specchio. Un raggio di luce balen sullo specchio.
Alla finestra pendeva una tenda stracciata. Hadassah pos la coperta
sul materasso.
Che stanza  questa?
La nostra stanza.
Si abbracciarono e rimasero stretti l'uno all'altra in silenzio.
Lui sentiva il battito del cuore di lei. Lei gli prese un polso e lo
strinse forte.
Lo lasci, e allarg la coperta sul materasso. Si distesero sul
letto. Attraverso la tenda stracciata si vedeva un pezzo di cielo.
Asa Heshel si sent avvolgere da uno strano, segreto calore mai
provato prima d'allora. Fece scorrere le sue mani sul corpo di
Hadassah, come un cieco, toccando i suoi occhi, la fronte, il naso,
le guance, la gola, i seni. Si guardarono, le pupille dei loro occhi
enormi e piene del mistero della notte.
...
PARTE QUINTA.

CAPITOLO PRIMO.

1.

Pochi giorni dopo lo scoppio della guerra il banditore di Tereshpol
Minor lesse forte sulla piazza del mercato un ordine secondo
il quale tutti gli ebrei dovevano lasciare la citt entro ventiquattr'ore.
Immediatamente successe un pandemonio. Agli anziani della
Comunit ebraica, il funzionario disse che gli ordini erano arrivati
da Zamosc. Subito due maggiorenti ebrei presero una carrozza
e corsero a Zamosc, ma il nachalnik non volle nemmeno riceverli.
L'ordine, gli fece dire, era venuto dallo zio dello zar,
Nikolaj Nikolaevich, comandante in capo dell'armata russa.
Coloro che possedevano cavalli e carri cominciarono immediatamente
a fare i bagagli. Gli altri cercarono di pigliare in affitto
o di comprare qualunque mezzo di trasporto dai contadini del posto.
I polacchi del villaggio facevano come se tutto questo non
li riguardasse. Continuavano a occuparsi delle loro faccende quotidiane,
del tutto indifferenti. Markevich, il macellaio, scann un
maiale; Dobush, il pizzicagnolo, prosegu nei suoi lavori di battitura
e alla raccolta delle mele. Antek Liss, il ciabattino, si alz dal
suo deschetto e and a fare una visitina nel negozio di Mottel, il
pellaio, proponendogli di comprargli tutti i pellami per un terzo
del loro valore.
Tanto vi porteranno via tutto, in ogni caso, disse. E circola
anche la voce che ammazzeranno tutti gli ebrei. E fece un
gesto espressivo come a tagliarsi la gola. K-k-k-k!
Le donne ebree corsero dalle loro vicine gentili a piangere ed a
singhiozzare, ma le gentili erano troppo occupate, per dar loro
ascolto. Dovevano setacciare la farina, imbottigliare le conserve,
zangolare il burro, fare il formaggio. Le vecchie se ne stavano a
filare il lino, mentre i bambini giocavano coi cani e coi gatti,
o scavavano la terra in cerca di vermi. Potevano andare avanti
benissimo senza gli ebrei.
Alcune madri di famiglia ebree cercavano di affidare i mobili
in custodia ai loro vicini, ma questi adducevano che le loro case
erano gi troppo piene; peraltro, erano subito disposti ad accettare
mucchi di biancheria, abiti, argenteria e gioielli.
Era un luned mattina, quando il banditore aveva letto l'ordinanza.
Per il mezzogiorno di marted, tre quarti degli ebrei erano
gi partiti. La strada di Lublino era affollata di pedoni, di carri,
carretti e barrocci. I macellai ebrei si spingevano avanti il loro bestiame.
I poveri avevano fatto su in fagotti le loro poche cose, e
se le portavano sulle spalle. I rotoli della Legge della sinagoga
erano stati accuratamente deposti su un letto di paglia, in un carro,
e gli arredi sacri avvolti in scialli rituali e nelle tendine dell'Arca.
Un gruppo di uomini e di donne camminava intorno al
carro, per protezione. I contadini si facevano sulla porta delle loro
capanne. Alcuni portavano dei tegamini di acqua agli ebrei in fuga;
altri li deridevano e li sbeffeggiavano.
Ohi, ohi! Ma guardateli, i samuelini! Ohi! Pappele e
Mammele!
Rabbi Dan e la sua famiglia lasciarono il villaggio con l'ultimo
gruppo. Il vecchio aveva dato ordine che i libri del suo studio venissero
nascosti in soffitta. Portava con s la borsa contenente la
sua veste rituale, e un paio di libri prediletti.
Cacci nella stufa i suoi manoscritti e li guard bruciare. Il
mondo potr andare avanti senza di loro, disse.
Mentre le carte bruciavano, il rabbino si appoggi allo stipite
della porta. Negli oltre quarant'anni che aveva occupata la cattedra
rabbinica, aveva accumulato tre sacchi di manoscritti e di lettere.
Come aveva potuto scrivere tanto? si domandava. A volte aveva
accarezzato l'idea di pubblicare alcuni suoi commentari. Tutto
questo, ormai, era roba passata. Le fiamme non avevano fretta.
Raffiche di vento contrario facevano volar via qualche pagina
fuori del fuoco, e il rabbino doveva ricacciarla dentro e spingerla
gi. I grossi pacchi di manoscritti avrebbero bruciato troppo lentamente,
prima bisognava squinternarli e stracciarne le pagine. Nel
cuore stesso del fuoco un foglio ingiallito rimase lungamente intatto,
come per un miracolo. Quando finalmente bruci, la sua
forma rimase per un poco immutata, le righe di scrittura brillavano
a caratteri roventi.
Quando finalmente i sacchi furono vuoti il rabbino usc dalla
casa e sal sul carro in attesa. Baci la mezuzah sulla soglia della
porta d'ingresso e diede un ultimo sguardo indietro, al cortile,
folto di cespugli e di erbacce. Guard il melo, i tetti, il camino, le
finestre, il casotto costruito all'esterno per la Festa dei Tabernacoli.
Sopra il tetto della casa di preghiera volteggiava una cicogna.
I vetri della casa di studio riflettevano i raggi dorati del sole. Dal
camino del bagno comune s'innalzava una colonna di fumo: ora
che gli ebrei se ne andavano lo avrebbero usato i cristiani del
villaggio. Davanti alla porta della casa dei poveri c'era ancora il
carro funebre. La moglie del rabbino, sua figlia Finkel, e la figlia
di questa, Dinah, erano gi sedute sul carro in mezzo a guanciali,
fagotti e pacchi. La vecchia piangeva. Dinah aveva il capo avvolto
in un asciugamano. Suo marito Menassah David era scomparso chiss
dove, in Galizia. Reb Dan si sedette nel carro e alz gli occhi
al cielo.
Bene,  ora di andare, disse.
Il carro percorse la Shulgass e attravers la piazza del mercato.
C'era una folla davanti alla chiesa; doveva esserci un funerale o
un matrimonio. I crocefissi dorati brillavano al sole. Dall'interno
semibuio giungeva il suono dell'organo e l'echeggiare del coro.
Un po' pi avanti, sulla sinistra, c'era il cimitero ebraico. In mezzo
alle pietre tombali, sotto i bianchi faggi, si ergeva la tomba del
grande rabbino Menachem David, che qui in Tereshpol Minor
aveva scritto cinquantadue libri di commentari talmudici; sopra la
tomba era posato un corvo, che guardava in lontananza. Oltre la
barriera del pedaggio il carro si ferm presso un'osteria. La proprietaria
era una vedova ebrea. Poich qui si era in un altro distretto
amministrativo, era probabile che l'ordine di espulsione
non vi si applicasse, e la locandiera non si era mossa. In una
stanza sul retro giacevano, su materassi di paglia, alcuni malati
della casa dei poveri. Il carro di Reb Dan si ferm accanto a quello
dell'orologiaio Jekuthiel, che vi era seduto in mezzo agli arnesi
del suo mestiere. Guard il rabbino ed ebbe un sorriso triste.
Nu, rabbino? disse.
Era chiaro che intendeva dire: dov' adesso il tuo Signore dell'universo?
Dove sono i Suoi miracoli? Che ne  della tua fede
nella Torah e nella preghiera?
Nu, Jekuthiel, rispose il rabbino. E ci che intendeva era:
dove sono i tuoi rimedi mondani? Dov' la tua fiducia nei gentili?
Che cosa hai concluso imitando Esa?
La locandiera usc fuori e invit Reb Dan e la sua famiglia ad
entrare nel locale, dove una stanza separata era stata preparata per
lui. Dovevano fare una sosta, per far abbeverare i cavalli e studiare
la prossima tappa del viaggio. Il rabbino prese la borsa con lo
scialle rituale, scese dal carro, e and nella stanza preparata per
lui. Per un pezzo passeggi su e gi. A una parete pendeva una
lampada hanukka; in un piccolo scaffale c'erano dei libri. V'erano
due alti letti a baldacchino. Nel cortile su cui dava la finestra c'era
un ariete. L'animale scuoteva la sua barba bianca, alzava il muso
per grattarsi la groppa con le corna, e raspava il suolo con lo
zoccolo. Il rabbino guard l'ariete, e questo gli ricambi lo sguardo.
Prov d'un tratto un impeto di affetto per l'animale, il valoroso
tra i mangiatori d'erba, che il Talmud paragonava a Israele
la valorosa tra le nazioni. Avrebbe avuto voglia di accarezzare
la povera bestia, di darle qualche gustoso boccone. Dopo un
poco prese dalla sua borsa una copia del Talmud e cominci a
leggere. Da lungo tempo il rabbino non aveva provato tanta dolcezza
nel meditare sugli antichi testi.
La moglie venne a dirgli che erano pronti a rimettersi in cammino.
Lo guard, l seduto, e sul suo volto apparve un'espressione
commossa. Fece per dire qualcosa, ma non pot, poich un groppo
le stringeva la gola. In questo strano ambiente, suo marito le
appariva come uno di quei venerabili dell'antichit, un tanna.
Fu assalita da un'ondata di beatitudine venata di tristezza, al
pensiero della sua grande ventura per aver vissuto quasi sessant'anni
con questo santo.

2.

Erano circa le due quando il carro si rimise in cammino. I figli
del rabbino, Zaddok e Levi, con le loro mogli, e figli, erano gi
andati avanti. Si era fatto conto che il viaggio fino a Zamosc non
avrebbe preso pi di quattro ore, ma i veicoli erano tanti che era
pi il tempo in cui si stava fermi che quello in cui si camminava.
La strada era piena di soldati, di cannoni trainati e di carri militari
diretti verso il fiume San, dove gli austriaci stavano lanciando
un attacco.
V'era un'incredibile variet di uniformi: cosacchi dai lunghi
speroni, i berretti rotondi, e orecchini ai lobi delle orecchie;
circassi con colbacchi di pelliccia, cappotti lunghi fino alla caviglia,
e una serie di daghe alla cintura; calmucchi dagli occhi obliqui,
piccoli come pigmei. Attacchi di otto o dieci cavalli trainavano
i pesanti cannoni le cui ruote possenti schiacciavano le selci
della strada. Le bocche spalancate dei cannoni erano adornate
di rami e di fiori. In mezzo ai campi ai lati della strada i cuochi
militari si affaccendavano attorno alle cucine da campo preparando
enormi paioli di rancio. Soldati a cavallo correvano avanti e
indietro gridando e facendo schioccare le fruste. I cavalli s'impennavano,
si alzavano sulle zampe di dietro, la bocca schiumante.
In alto volteggiavano rumorosi stormi di uccelli. Nubi di polvere
indorate dal sole si levavano sopra le siepi di baionette. I pochi
veicoli degli ebrei in fuga suscitavano i dileggi dei soldati.
Gli assassini di Cristo sono gi in marcia, brontolavano.
Come topi che scappano dalla nave che affonda.
Qualcuno dei fuggiaschi cercava di spiegare che non era di loro
volont che fuggivano, ma gli ufficiali gli ordinavano di filare,
colpendoli coi frustini. Le donne cominciarono a singhiozzare ed
i bambini a lamentarsi. I contadini gentili che guidavano i carri
protestavano che non avevano nessuna voglia di andarsene in
giro con questa gentaglia di ebrei; non vedevano l'ora di scaricarli
in qualche posto e ritornarsene alle loro case. Quello che
suscitava pi stupore tra i soldati era Rabbi Dan. La sua barba
bianca, il berretto di velluto, il caffettano di seta, tutto di lui
appariva strano. Dove diavolo si andavano trascinando, questi
dannati anticristi? Da quale parte stavano, in questa guerra?
Che cosa volevano? Perch non abbracciavano la vera fede ortodossa,
questi cani? Avrebbero voluto afferrarli per la barba, e
per quei dannati riccioli, o cacciargli una baionetta nella pancia.
Gli prudevano le mani dalla voglia di strappare la parrucca dalla
testa delle donne, o di vedere che cosa c'era sotto le vesti delle pi
giovani. Perch aspettare l'incontro col nemico austriaco dall'altra
parte del San, quando il nemico ebreo era qui, e arrancava intorno
alle ruote delle loro carrette militari?
Figli di cani! Infedeli! Spie! Porci tedeschi!
Dei soldati sputavano in faccia agli ebrei; altri calavano il pugno
su quelle facce imploranti, o gli misuravano dei calci coi
loro pesanti stivali. La maggior parte si limitava a guardare passivamente
quella gente stravolta, spaventata. A ogni tabernacolo
lungo la strada i conducenti si segnavano e mormoravano preghiere
a Maria e a Ges perch li facessero tornare a casa sani e
salvi coi loro carri e i loro cavalli.
Il sole era vicino al tramonto, ma ancora nessun villaggio era
in vista. I soldati cantavano selvagge canzoni con le loro voci
rozze. I soldati a cavallo passavano con grida e imprecazioni, agitando
le sciabole sguainate. Cavalli incespicavano e cadevano. Gi
si cominciavano a incontrare dei feriti che venivano riportati indietro
dalle prime linee. Giacevano sulla nuda terra, le gialle facce agonizzanti,
avvolti in bende insanguinate. L'aria puzzava di sudore,
di orina, del grasso dei carri. Rabbi Dan sedeva tutto raggomitolato
sulla paglia del carro. Non aveva mai dubitato che Israele
era un agnello in mezzo ai lupi, circondato da idolatri, assassini,
dissoluti e ubriaconi. Questo era il mondo della bassezza, in cui
regnava il Male. In quale altro luogo, Satana avrebbe potuto
costruire la sua fortezza? In quale altro luogo le forze delle tenebre
avrebbero potuto porsi in agguato? Ma si era sempre consolato
col pensiero che tutto proveniva da Dio. Anche il diavolo
aveva le radici nella creazione divina. La cosa importante era che
l'uomo aveva una libera volont. Ogni macchia avrebbe avuto la
sua purificazione. L'impurit era in realt un'illusione.
Qui, trascinandosi per questa strada come un vagabondo, il
rabbino s'incontrava a faccia a faccia con le potenze del Male.
Era come se il rumore ed il fetore della corruzione e della morte
avessero estinto in lui la scintilla della piet. Aveva perduto la
colonna alla quale si appoggiava. Avrebbe voluto pregare, ma le
sue labbra non riuscivano a formulare le parole. Chiuse gli occhi.
Si sentiva precipitare in un abisso. Si afferr alle sponde del carro
e cominci a recitare le preghiere del pomeriggio, ma nella sua
confusione non riusciva a ricordare le parole. Continuava a ripetere
la stessa frase: Beati coloro che dimorano nella Tua casa.
A notte, la lunga fila giunse al villaggio di Modly-Bozhytz. Qui
non v'era alcun sentore della guerra. La piazza del mercato era
silenziosa e vuota. Attraverso le finestre si vedeva la luce delle lampade
a petrolio. Nella casa di studio, ragazzi e adulti sedevano
ai tavoli studiando. Il rabbino locale ed alcuni anziani vennero
a salutare Reb Dan e i suoi figli, e li accompagnarono alla sinagoga,
mentre le donne andavano a casa del rabbino. Reb Dan si
accost al muro rivolto verso oriente a mormorare le preghiere
della sera. Era bello trovarsi di nuovo vicino a un'Arca della Legge.
Dai tavoli giungevano le voci sommesse dei devoti che leggevano
il Talmud. Reb Dan aspir profondamente l'odore familiare
della casa di preghiera. Fuori, impurit e nequizia; qui si respirava
l'odore della santit e della piet. Padre nostro perdonaci dei
nostri peccati; perdonaci, nostro re, perch abbiamo trasgredito.
Mormor le parole e si batt il pugno sul petto nel gesto di pentimento
per i dubbi che lo avevano assalito.
Un giovane con lunghi riccioli e grandi occhi scuri si accost al
rabbino e gli domand l'interpretazione di un passo difficile dei
Commentari. Sembrava esservi una contraddizione nell'analisi del
famoso rabbino Tarn. Reb Dan prese la candela dalla mano del ragazzo
e guard nel volume dalle pagine ingiallite costellate di
gocce di cera. Non v' contraddizione, disse. Il rabbino Tarn
dice giusto e spieg al giovane le complicazioni del passo.
Sarebbe stata intenzione di Reb Dan di stabilire la famiglia a
Lublino finch le cose non si fossero un po' chiarite. Ma Levi,
che si piccava di essere un intenditore, in cose di politica, dichiar
che ben presto la battaglia si sarebbe spostata in quella direzione.
Sarebbe stato meglio, sostenne, andare a Varsavia. Dopo qualche
discussione, Reb Dan sped due lettere, una a suo nipote Asa
Heshel, e l'altra ad un suo antico discepolo, Godei Tsinamon, che
era diventato un ricco signore della capitale. In queste lettere
chiedeva che gli cercassero un alloggio per lui e la sua famiglia.
Gli altri aggiunsero poscritti alla lettera di Asa Heshel, sua nonna,
sua madre, sua sorella, nonch gli zii, le zie ed i cugini, mandando
saluti affettuosi a sua moglie Adele, e, bench non li conoscessero,
i loro rispettosi auguri a sua suocera Rosa Frumetl e al marito
di questa, Reb Wolf Hendlers.
...
CAPITOLO SECONDO.

1.

La maggior parte delle ricche famiglie ebree di Varsavia che
possedevano ville lungo il corso dell'Otwotsk di solito rimanevano
in campagna fino alla festa di Rosh ha-shan. Altri rimanevano
sino alla fine del periodo di Capodanno. Ma quest'anno tutti anticiparono
il loro ritorno a Varsavia. C'era la guerra. La vita rincarava,
e i viveri scarseggiavano sempre pi. Gli eserciti tedeschi
stavano riportando vittorie su vittorie; i russi si ritiravano dappertutto;
il fronte si stava avvicinando. In tempi come questi chi
aveva il coraggio di starsene in panciolle in campagna?
Come negli anni passati, le donne Moskat erano un po' ingrassate,
e gli uomini erano abbronzati dal sole. Tornarono in citt, nei
loro appartamenti che avevano bisogno di essere ripuliti e rimessi
a posto, ma tutto ci fu rimandato a epoca migliore. Le donne
andarono subito ai mercati per rifornirsi di viveri, ma la cosa non
era facile. I negozi per la maggior parte erano chiusi, i negozianti
se ne stavano l fuori, nei loro lunghi gabbani. Tenevano furtive
conversazioni con i clienti abituali e li facevano entrare dal retrobottega.
Alcuni negozianti non accettavano biglietti di banca, e
volevano esser pagati in argento o in oro. Gli inquilini delle case
Moskat, come si fossero messi tutti d'accordo, smisero di pagare
la pigione. I Moskat si trovarono di colpo senza rendite.
Nathan, Pinnie e Nyunie andarono a trovare Koppel in ufficio,
ma Koppel non poteva farci nulla. Non si poteva procedere n a
sequestri n a sfratti. I giovani erano mobilitati. Il patrimonio di
Meshulam non era stato ancora diviso tra gli eredi. Nathan, che
nei momenti pi neri inclinava al maggior ottimismo diceva che la
guerra non poteva durare ancora a lungo.
Se le daranno fino a restare sfiatati, questa manica di testoni,
diceva, e poi dovranno venire a un compromesso.
Ma Pinnie, che leggeva tutti i giornali e pretendeva d'intendersi
di politica, sosteneva che la guerra poteva durare anche un anno,
magari due.
I soldati non mancano, diceva. E i governi hanno tempo in
abbondanza.
E allora, che cosa possiamo fare? disse Nathan.
Stringiti la cintura e aspetta che tutto sia finito. Non ti far
male perdere qualche chilo.
Mentre gli altri parlavano, Koppel passeggiava avanti e indietro.
La guerra non faceva affatto comodo neanche a lui. Anche lui era
proprietario di due case, una in Praga, e l'altra in Varsavia vera e
propria. Si mordeva il labbro ed emetteva piccoli sbuffi di fumo.
Il vecchio aveva ragione, rifletteva. La maggior parte della gente
erano ladri, delinquenti, canaglie; maledette le loro anime
corrotte!
Koppel aveva raggiunto la mta cui aspirava da tanto tempo.
Era, a tutti gli effetti, il depositario e l'amministratore del
patrimonio Moskat. Regina Ester, moglie di Joel, si lagnava che
era rimasta all'asciutto; Joel era malato, e non avevano neanche i
soldi per comprare un sacco di farina o di patate. Hannah, la
moglie di Pinnie, chiedeva che venisse convocato un consiglio
di famiglia, e si procedesse senza indugi alla divisione del patrimonio;
quanto a lei, era pronta a vendere la sua parte. Nyunie si
esprimeva in un modo che nessuno capiva che cosa pensasse in
realt. Il fatto era che lui aveva in banca diecimila rubli di liquido,
e inoltre suo genero Fishel era pieno di soldi.
La vedova Perla, la figlia pi grande di Meshulam, non veniva
nemmeno da Koppel. Aveva propriet personali, e un commercio
in proprio. Inoltre, era malata; e i medici le avevano ordinato di
evitare ogni agitazione. Nemmeno Lia fece la sua apparizione;
Koppel non l'avrebbe certo lasciata andare in rovina. Com' il
vecchio detto? L'antico amore non arrugginisce mai.
Hama avrebbe voluto correre da Koppel a chiedere soccorso,
ma Abram l'aveva severamente ammonita che se avesse osato umiliarsi
di fronte al suo nemico giurato, lui non avrebbe mai pi rimesso
piede in casa.
Non chieder mai un favore a quel leccapiedi, url Abram.
Mai finch vivr!
E batt il pugno sul tavolo facendo traballare la lampada.
Ma, Abram, si lagn Hama, e si soffi il naso rosso dal
raffreddore. La situazione peggiora di giorno in giorno. Ci lasceranno
addirittura senza pane.
Pazienza, mangeremo pasticcini.
Usc sbattendosi dietro la porta. Non riusciva a capire il
panico di sua moglie. Se anche avesse dovuto soffrire un po' la
fame per qualche tempo, che male c'era? E poi, mangiava quanto
un uccellino. E Stepha non era quasi mai in casa, era sempre in giro
con quel suo studente. Quanto a Bella, la cosa era diversa,
allattava, e aveva bisogno di nutrimento. Ah, che bel nipotino!
Nonostante gli seccasse essere classificato un nonno, Abram non
poteva fare a meno di adorare quel bambino, la copia autentica
di se stesso: due gocce d'acqua. L'unica cosa che lo indisponeva
era che la famiglia insisteva per mettergli nome Meshulam, come
il bisnonno. Che razza di nome, per un bambino che non poteva
difendersi! Quando si trattava di bambini, erano le donne che comandavano.
Dopo tutto, erano loro che li portavano, che li partorivano
e che li allevavano. Un uomo poteva diventare padre senza
prendersi nessun maldipancia.
Uscito in strada, Abram accese un sigaro e s'incammin pian
piano verso via Marshalkovska. Si ricord che ancora non aveva
visto Asa Heshel. Lo scoppio della guerra, il frettoloso rientro dalla
villeggiatura, la mobilitazione, l'affannosa ricerca dei viveri, i
guai con Koppel, avevano distolto i suoi pensieri da ogni altra
cosa. Inoltre, Bella aveva avuto un parto difficile. Le doglie si
erano prolungate per tre giorni. Hama era corsa a pregare sulla
tomba dei suoi genitori. La nonna paterna era corsa alla sinagoga.
I medici parlavano di estrarre il bambino col forcipe. In momenti
come quelli, come avrebbe potuto, Abram, pensare alle faccende
di Hadassah e di Asa Heshel? Ma ora che Bella e il bambino,
grazie a Dio, stavano bene, poteva di nuovo interessarsi anche
ad altro. Il mondo doveva pur continuare a girare, anche se
c'era guerra tra Gog e Magog. Entr in una drogheria e telefon
a Gina.
Gina cara, sono io, Abram.
Come? Rivolgi ancora la parola alla gente qualunque?
esclam Gina, sarcastica. Pensavo che eri salito troppo in alto,
ormai, da quando sei nonno! Scusate se  poco. Bene, congratulazioni,
a ogni modo, e tanti auguri. Come sta il bambino?
Ah, che bambino! Non c' mai stato l'uguale da che mondo
 mondo. Ha la voce di un leone! Basta che mi guardi con quegli
occhioni e sono finito. Non invidio le ragazze che cascheranno nelle
sue mani.
Verggnati. Parlare cos di un bambinello appena nato! Devi
essere pazzo.
Sarai tu, pazza. Aspetta solo quindici o sedici anni, e vedrai
che cosa ti combina, quello! Dimmi un po', Gina, ho sentito
che Asa Heshel  tornato a Varsavia.
Mio Dio, Abram, vieni fuori adesso? Che razza di egoista,
sei! Quel ragazzo ti ha cercato per mare e per terra. Ha telefonato
mille volte, ma s, va' a cercare il vento nei campi.
Dove sta?
Lo domandi a me? Tu che eri il suo protettore! Comunque,
me lo son visto piombare in casa, qualche giorno prima che scoppiasse
la guerra, pallido come uno che portano al supplizio.
Addirittura atterrito. "Che cosa le  successo?" gli ho chiesto. Insomma,
aveva litigato con sua moglie e l'aveva piantata.
E dov', adesso? Che cosa fa? Dove sta? Ha visto
Hadassah?
Che cosa vuoi che ne sappia? Credi che gli faccia la posta?
Abita qui, nel mio stesso caseggiato. Io non avevo nessuna stanza
libera, e gli ho trovato da dormire da quelle sarte, sai, le socialiste.
Ha una stanzina che  un buco, ma sempre meglio che dormire
all'aperto.
Che cosa? Ah, bene. Benissimo. Ha un telefono?
Sei pazzo? Come vuoi che delle poverette come quelle abbiano
il telefono?
Ascoltami, Gina. Non pensare neanche per un minuto che io
avessi dimenticato quel ragazzo. Abram Shapiro non dimentica i
suoi amici. Ho pensato a lui giorno e notte. Ma quando si ha una
figlia con le doglie, che strilla da far crollare il tetto, capisci che
non  facile. Questa faccenda di mettere al mondo un figlio non 
uno scherzo. E ho pensato anche a te, Ginusha. Dimmi, come
stai?
Io? Nessuno sa che io esisto.
Sciocca. C' una sola Gina al mondo. Mi basta pensare a te e
mi sento tutto caldo.
Piantala con queste scemenze.
Be', comunque vengo a trovarti presto.
In via Marshalkovska, i tram erano fermi. Stavano sfilando
colonne di soldati in marcia verso Mokotov. Passavano squadroni
di cavalleria. Compagnie di fanteria in pieno assetto di guerra
marciavano cantando una qualche canzone su una ragazza che andava
in cerca di funghi. Passavano cavalli che trainavano cannoni.
Mitragliatrici montate su carri e coperte con teloni impermeabili.
Una banda militare suonava a tutta forza. S, questa era
la guerra. Abram segu i soldati in marcia. Senza che se ne accorgesse
i suoi piedi si misero al passo con la musica. Che storia 
questa? pens Abram. Gli uomini vanno a farsi ammazzare,
e li accompagnano alla morte a suon di musica. Ah, caro Dio, hai
combinato un bel pasticcio! Proprio un bel mondo, hai confezionato.
Darei qualunque cosa per sapere quel che hai in testa, lass,
sul tuo trono glorioso, nel settimo cielo. Mi domando se sai che
qui sulla terra c' un uomo che si chiama Abram Shapiro. Ah,
Padre del cielo, devi avere il cuore di un bandito, tu.
Presso piazza della Porta di Ferro sal in un droshky e disse al
vetturino di portarlo in via Shviento-Yerska. Non vedeva il momento
di arrivare in casa di Gina; aveva un urgente bisogno di parlarle
e di sapere tutto su Asa Heshel. Come poteva aver aspettato
tanto tempo? si domandava. Sicuramente penser che
non voglio pi aver nulla a che fare con lui.  tutta colpa di questa
maledetta guerra.
Ehi, vetturino, accelerate un po'. Vi offrir una buona
bevuta.
Si vergogn di aver detto questo. Allo scoppio della guerra, i
negozi di liquore controllati dallo Stato avevano ricevuto ordine
di versare nel rigagnolo tutte le loro bottiglie. Il vecchio Nicola
probabilmente temeva che a un popolo avvinazzato potesse venire
in testa di buttarlo gi dal trono, insieme con la zarina e Rasputin.

2.

Il droshky si ferm. Abram pag il vetturino ed entr nell'edificio
in cui abitava Gina. Sost per qualche momento sul portone
guardando verso i Giardini Krasinski.
Fosse soltanto uno scherzo della sua fantasia o corrispondesse
al vero, gli parve di udire in distanza il suono di uno shofar, il
tradizionale corno di ariete, che stava eseguendo i consueti staccati
e glissati. Il giorno dell'espiazione si approssima, pens Abram
cupo. Tremano i pesci nel mare. Il giorno del giudizio si avvicina.
E come finir tutto quanto? Quale sar la mia pena per ci
che ho fatto in questo anno? Mio Dio, qual  stata la mia condotta?
Chi direbbe mai che sono un ebreo?
Un cencioso mendicante gli si avvicin tendendo la mano. Abram
gli porse una moneta d'argento da quaranta copechi. Non ho
il resto, balbett il mendicante.  tutto per te, gli disse
Abram,  ascolt l'altro augurargli fervidamente un buon anno,
e lodare il merito di chi ha sempre qualcosa da dare al povero.
Entr nel portone con le lacrime agli occhi. Esit. Era stata sua
intenzione andare da Gina, ma ora decise di passare prima dalle
sarte. Chiss, magari avrebbe trovato Asa Heshel in casa.
Chiam una bambina che giocava nel cortile.
Dov' l'appartamento delle sarte? Una si chiama Franya.
Quella bruna? Carina?
S.
E l'altra  zoppa?
S.
Nell'ultima casa, laggi. Al terzo piano.
Dimmi, ragazzina. Ti piacerebbe avere una moneta da dieci
groszy?
Non lo so.
Eccoti dieci groszy per comprarti le caramelle.
Mia mamma mi ha detto che non devo accettare niente dalla
gente che non conosco.
Io non lo dir a nessuno. Rimarr un segreto tra te e me.
Cacci la moneta nella mano della bambina. Lei lo guard sconcertata:
Grazie.
Dio ti benedica, bambina mia, disse Abram.
Guard la bambina correre via notando pietosamente le sue
gambette magre, il nastro che le legava le treccine. Accost un
fiammifero al sigaro. Oh, com' facile far del bene! Caro Dio!
e io non faccio nulla! Mi sono dato tutto alle cose materiali. Ho
del tutto dimenticato di avere un'anima. Caro Padre del cielo,
perdonami.
Salire quei tre piani di scale fu pesante. Doveva fermarsi continuamente
per riposarsi e ripigliar fiato. Le scale erano tutte
piene di polvere e di rifiuti. Su un pianerottolo c'era una ragazza
che stava grattugiando del rafano. Dalle porte degli appartamenti
veniva un sentore di fritto, di zuppa di rape e di farina d'avena.
A quanto pareva, diversi artigiani abitavano in quella casa; Abram
udiva un battere di martelli, uno stridio di seghe, il ronzio di una
macchina. Al terzo piano, non sapendo quale fosse la porta delle
sarte, ascolt se si udiva il rumore di una macchina per cucire. Le
sue narici colsero l'odore del carbone che si usa per scaldare i ferri
da stiro, e di lana bruciata. Deve esser l, in quella porta.
Buss, spinse la porta, e si trov in una vasta camera. S, era
qui. Non soltanto c'erano le due ragazze, Franya e Lila, ma anche
una terza donna che si stava provando un vestito. Era in mutandoni,
la camiciola intorno ai suoi enormi fianchi gli ricord la cotta
di un'armatura. All'entrare di Abram, fece uno strino e corse a
rifugiarsi dietro un paravento. Franya gli venne incontro. Lila
ferm la macchina e lo guard con aria interrogativa.
Che cosa desidera?
Cerco un giovanotto che abita qui. Asa Heshel.
Di l, a sinistra.
Abram si diresse verso la porta che gli era stata indicata. Ud
dietro di lui le donne che parlottavano. Sono entrato come un
elefante in un negozio di porcellana, pens insoddisfatto di s.
Fece per bussare, ma il battente si apr. Quello che vide lo fece
restare a bocca aperta. Asa Heshel e Hadassah erano seduti sul letto.
Asa Heshel era in maniche di camicia. Hadassah si era tolta
il cappello e aveva i capelli pettinati all'indietro e raccolti in un
nodo sulla nuca. Portava una camicetta bianca e una gonna a righe.
La stanza era illuminata con un becco a gas. Asa Heshel si
alz con un balzo e per poco non rovesci il tavolinetto accanto al
letto. Anche Hadassah balz in piedi.
Abram cominci a urlare, com'era sua abitudine quando si trovava
in una situazione imbarazzante. E cos, neanche mi riconoscete,
eh? Siete saliti troppo in alto, ormai, per conoscermi ancora,
no?
Zio!
S, proprio io.  gi tanto che mi riconosci.
Chiuse la porta dietro di s, afferr Asa Heshel per le spalle e
lo baci con calore su entrambe le guance. Poi lo spinse via e
afferr Hadassah.
Proprio io! Lo zio Abram! La baci sulla bocca. Hadassah
lo strinse forte e lo tempest di baci sulle guance e sulla barba.
Be', alla buon'ora! Prima vi dimenticate addirittura della mia
esistenza, e poi mi fate le feste!
Gli era caduto il sigaro. Il bastone era rimasto appoggiato contro
di lui. Ma scivol e cadde per terra.
Bene. Benissimo, grugn Abram. Fate pure. Chiamatemi
come volete, assassino, imbroglione, canaglia. Ma neanche un
farabutto pu andar contro alla propria carne ed al proprio
sangue.
L'avevo cercata dappertutto, disse Asa Heshel.
Non cominciare con le bugie, adesso, o ti spacco la testa
con questo bastone! Quando sei tornato, la prima cosa che dovevi
fare era di venire direttamente da me. Mio Dio, e io che non
facevo che pensare a lui, che parlare di lui dalla mattina alla sera.
E lui per tutto il tempo era qui a Varsavia, nascosto Dio sa dove,
come un topo dentro un buco. Ero cos furioso contro di te che
se ti avessi avuto fra le mani ti avrei fatto a pezzi. Ma adesso mi
 passata. Che il diavolo ti porti. Se non te ne importa niente di
me, io ti ripago della stessa moneta. Questo, tanto per cominciare.
Quanto a te, bella mia, si volse a Hadassah, devo fare i conti
anche con te. Se tu non fossi una femmina, una del sesso debole,
"guardare ma non toccare", ti darei una lezione che dovresti
metterti a quattro zampe per ritrovare i denti.
Se  cos che la pensi, fa' pure.
Chiudi il becco. Faccio quel che mi pare. Crediti pure quel
che vuoi... una bellezza, una gran dama, un bijou... per me sei
sempre una bambina, una poppante in fasce.
Zio, dall'altra stanza sentono tutto.
E lascia che sentano. Io dico la verit di Dio. Che cos'avete
in testa, da passare il vostro tempo in questo buco puzzolente?
Mio Dio, fuori  tutto pieno di sole, e voi due qui dentro, in questo
buio! Via, fuori! Venite con me! Andiamo a spassarcela. Gli
faremo vedere i sorci verdi, a Varsavia! Canteremo da far venire
gi le case, come le mura di Gerico!
Oh, zio, se tu sapessi... Hadassah s'interruppe.
Che cosa c' da sapere? Io non so niente. Io sono un idiota.
Ma guardatelo! Guarda come s' fatto, questo tuo bel campione!
Un vero boulevardier, un vero dandy europeo! Mio Dio, come vola
il tempo! Venite, venite qui vicino a me. Voglio baciarvi tutti e
due.
Abram li afferr e cominci a scuoterli avanti e indietro. Il tavolino
si rovesci. La porta si apr timidamente, e Franya fece
capolino sorridendo.
Che cosa sta succedendo? Un pogrom?
Dunque, lei mi conosce, eh? Pensavo non mi avesse
riconosciuto.
Non  facile dimenticarla, signor Abram.
Se avessi saputo che lui abitava qui con lei sarei stato qui
giorno e notte.
La prego, lo scusi, disse Hadassah. Mio zio  un tipo molto
espansivo. Rimetter tutto in ordine.
Oh, non si preoccupi, rispose Franya. C' una signora che
chiede di lei, continu, rivolgendosi ad Asa Heshel.
Di me?
L'ho fatta accomodare in cucina. Potr andare a parlarle
di l.
Franya usc richiudendo la porta dietro di s. Asa Heshel era
diventato tutto rosso. Abram scosse la testa in modo significativo.
Hadassah si sedette sull'orlo del letto, e poi si alz di nuovo.
Chi ? domand Abram. Dio mio, tutte le donne ti corrono
dietro!
Non immagino chi possa essere. Nessuno  mai venuto a trovarmi,
qui. Non riesco a capire. Magari era Adele, o sua madre!
Come erano venute a sapere il suo indirizzo?
Be', va' a vedere chi . Noi ti aspettiamo qui.
Abram si avvicin alla finestra e guard il muro cieco di fronte.
Hadassah rialz la sedia e il tavolino che si erano rovesciati. Asa
Heshel s'infil la giacca e si sistem la cravatta.
Questa faccenda non ha nessun senso, mormor.
Usc dalla stanza. Hadassah prese un libro, si sedette, e si mise
a voltare le pagine con dita tremanti. La luce a gas scoppiettava.
Abram, alla finestra, continuava a guardare il rettangolo di cielo
visibile tra i tetti. Che Asa Heshel e Hadassah si sarebbero incontrati,
questo Abram lo sapeva gi. Ma che lei sarebbe venuta da
lui in questa tana buia, in una casa in cui erano conosciuti, questo
non l'avrebbe mai immaginato. Se Dacha l'avesse saputo ne sarebbe
morta!
Scosse la testa. D'un tratto prov un forte disgusto per questa
nuova generazione. Ricord che sua figlia Stepha continuava ad
andare in giro con quello studente ormai da quattro anni, e a quanto
pareva non si approdava a nulla.
Di nuovo gli venne in mente che Yom Kippur non era lontano,
che lui aveva il cuore malandato e l'ora del rendiconto finale si
stava facendo sempre pi vicina.

3.

La signora che Asa Heshel trov ad aspettarlo nell'altra stanza
era sua madre. Indossava un soprabito dalle ampie maniche, e sopra
la parrucca portava una sciarpa di rete. In una mano teneva
un sacchetto, e nell'altra un fagotto.
Asa Heshel fu cos sbalordito che gli ci volle qualche momento
per ritrovare la voce.
Mamma!
Figlio mio!
Lo abbracci, sempre i fagotti in mano.
Quando sei arrivata? Come hai fatto a venire qui?
Sono venuta in treno. Tuo nonno ti aveva scritto una lettera.
Perch non hai risposto? Pensavo... Dio sa che cosa.
Non sono riuscito a trovarvi nessun alloggio.
E questa era una ragione per non rispondere? Dio mio, quante
ne ho passate, devo essere di ferro, se son riuscita a sopravvivere.
Tu dove abiti? Dov' tua moglie? Chi  quella ragazza che
mi ha aperto la porta?
Asa Heshel si sent la bocca arida. Non abito qui. Ho soltanto
una stanza, farfugli.
E a che cosa ti serve, una stanza? La madre lo guard spalancando
i suoi occhi grigi. Il suo naso a becco era pallido, il mento
aguzzo.
Vengo qui a studiare. Aspetta un secondo.
Lasci la madre e torn nella sua stanza.
 mia madre.  arrivata mia madre, annunci con voce
desolata.
Abram e Hadassah erano seduti sul letto e evidentemente stavano
parlando di lui.
Tua madre? ripet Hadassah.
S.
Che giornata movimentata, disse Abram, fregandosi le mani.
Da dove arriva? Sapevi che sarebbe venuta? Dove la porti?
Non puoi portarla qui dentro.
Usciremo. La porter in qualche posto.  tutto cos
improvviso.
Sta' calmo, sta' calmo, fratello. Non perdere la testa. Tua madre
 pi importante di qualunque altra cosa. Prendi nota: stasera
sar a casa di Hertz Yanovar. Vieni l, se puoi. E anche tu,
Hadassah?
Hadassah non rispose nulla. Si alz e si mise il cappello. Era
molto pallida, e la sua espressione, come guard Asa Heshel, era
un misto di dubbio e di timore.
Mi piacerebbe conoscerla, azzard, dopo qualche esitazione.
Quando? Adesso?
No. Forse no.
 tutto un tale pasticcio. Non ci capisco niente. Il nonno mi
aveva scritto. Dovevo trovargli un alloggio per tutti loro. E adesso,
all'improvviso...
Viene qui tutta la famiglia? domand Abram.
Sono stati evacuati dal paese.
Una bella complicazione! disse Abram. Proprio un bel
guaio, fratello! E dove la porti, adesso? Comincia a scendere; noi
ti aspetteremo qui per un po'.
Mi dispiace. Non so proprio come...
Non ti preoccupare. La mamma  sempre la mamma.
Arrivederci, allora. Non so come ringraziarla per la sua
visita.
Lascia stare, lascia stare. Va', non perder tempo.
Ciao, Hadassah. Ti telefono. Proprio non... Usc. Era tutto
sudato. La madre lo stava aspettando in piedi davanti alla porta.
Mamma, andiamo gi, le disse Asa Heshel.
Dove andiamo? Sono stanca morta.  tutto il giorno che cammino.
Le strade sono cos lunghe, qui. Adele dov'?
Dammi quei pacchi. Prenderemo un droshky.
Per andar dove? Va bene, come vuoi.
Le prese il fagotto e uscirono.
Che casa  questa? domand sua madre. Tutte queste
scale. Roba da farti venire il mal di cuore.
Siamo a Varsavia, qui. Le case sono alte.
Cammina pi adagio.
Asa Heshel prese il braccio di sua madre. Scendeva a passi malfermi
tenendosi stretta alla ringhiera.
Ti porter a mangiare in qualche posto. C' un ristorante
kasher qui vicino.
Come fai a sapere che  kasher? Come puoi esserne sicuro?
Il padrone  un ebreo praticante.
Che cosa ne sai?
Ha la barba e i riccioli laterali.
Non  una garanzia.
Ha una licenza rabbinica.
Oh, questi rabbini di oggi! Danno certificati a chiunque
glieli chieda.
Che intenzione avresti? Di restare digiuna?
Non ti preoccupare. Non morir di fame. Ho un po' di focaccia
nel fagotto. Dimmi, c' sempre questa folla, e tutto questo rumore,
o  solo per via della guerra?
 sempre cos.
Ho fatto a piedi tutta la strada, e c' un rumore da farti assordire.
Traversare  impossibile. Per fortuna un signore mi ha
aiutato. Come pu vivere la gente in una simile Geenna? Appena
ho messo il piede gi dal treno mi  venuto il malditesta.
Ti abituerai.
Tuo nonno vuol venire qui. Godei Tsinamon... forse l'hai sentito
nominare, un antico discepolo di tuo nonno... ci ha trovato
un appartamento. Dice che staremo benissimo. Ci ha risposto sull'istante.
Ed era un estraneo.
Non so che cosa dire, mamma.
Non scriverci neanche un rigo! E in un momento come questo!
Ah, quante ne ho passate. Quasi che non avessi sofferto abbastanza,
in vita mia. Non chiudo occhio non so da quanti giorni.
Brutti pensieri di ogni genere... Non voglio nemmeno parlarne.
Puoi ben immaginare quale sia la situazione, se mi hanno lasciato
fare questo viaggio da sola. Il treno era pieno di soldati. Dimmi
la verit, che cosa sta succedendo tra te e tua moglie? Non sono
per nulla tranquilla.
Ci siamo separati.
Sulle guance di sua madre apparvero delle macchie rosse.
Cos presto! Bella roba! Belle gioie, mi d la vita!
Non andavamo d'accordo.
E questa ti pare una spiegazione? E di lei che ne ? Che cosa
hai contro di lei? Ohim! Prima il marito di Dinah scompare
chiss dove in Austria, e adesso tu che pianti in asso tua moglie.
Ohim, non fossi mai nata!
Mamma, ti dir tutto.
Che cosa c' da dire? Dove mi stai portando? Mi dolgono
tutte le ossa.
Ti prender una stanza in un albergo.
Non ho bisogno dei tuoi alberghi. Dov' tua moglie?
Che importanza ha? Non vorrai andare a trovarla.
E perch no? Non  mia nuora?
Non avrebbe senso.
Che intenzioni hai? Di nasconderla?
Io non posso andare da lei.
Ci andr io, allora. Si vede che  destino che io sia coperta
di vergogna. Dammi il suo indirizzo.
Sta in via Sienna. Numero ottantatr.
Dov'? Come far a trovarla? Che Dio mi aiuti, sono
completamente sola.
Asa Heshel cerc di nuovo di persuaderla ad andare in un ristorante,
ma lei rifiut. Finalmente si rassegn ad accompagnarla
alla casa di Wolf Hendlers, ma non c'era nessuna carrozza in vista.
La madre si guardava attorno stupita, scuotendo la testa.
Che cos' quel giardino proprio in mezzo alla strada?
Sono i Giardini Krasinski. Un parco pubblico.
Dio mio, che caldo. Lascia che ti dia un'altra occhiata. Non ti
trovo gran che bene. Che cosa mangi? Chi ti accudisce? Tua moglie
 una donna intelligente ed in gamba. E per di pi  orfana.
Quanto l'avrai fatta soffrire. Lei cercava di non farlo vedere, ma
io avevo capito benissimo. Sei proprio il figlio di tuo padre, che
Dio mi aiuti!
Mamma!
Come pu resistere un essere umano? Ero poco pi che una
bambina quando ho cominciato a soffrire. Non mi rimangono pi
forze. Vengo a trovare mio figlio, come una sciocca spero di avere
un po' di gioia, e che trovo?... Una ragazza cos buona, cos perbene.
Di buona famiglia. Che Dio ti perdoni per ci che fai.
Asa Heshel fece per rispondere, ma proprio in quel momento
vide Abram e Hadassah dall'altra parte della strada. Lui la teneva
per un braccio, e lei stava a capo basso. Abram alz il bastone
e lo agit in segno di saluto. Asa Heshel not soltanto ora come
fosse invecchiato; le spalle gli si erano incurvate e la barba era
cosparsa di peli grigi. Prov d'un tratto un impeto d'amore per
Abram, per Hadassah, per sua madre. Gli salirono le lacrime agli
occhi. Vide Abram che parlava seriamente ad Hadassah. La star
ammonendo di non rovinarsi la vita, pens. Ah, Dio, in che dilemma
si trovava! Li guard. Sembravano cos vicini e nel tempo
stesso cos lontani, come dei parenti stretti ai quali si dica addio
prima di partire per un lungo viaggio. Si volse verso la madre e la
baci su una guancia.
Non ti preoccupare, mamma, mormor. Andr tutto bene.
Quando? Nell'altro mondo, forse.
Asa Heshel sedette con sua madre in un droshky, dopo aver
dato al vetturino l'indirizzo di Hendlers. Con una mano lei si
teneva stretta al mancorrente laterale, e con l'altra si afferrava al
gomito di Asa Heshel. Per anni e anni non aveva fatto che scusarlo
presso il nonno, la nonna, gli zii e le zie. Gli aveva perdonato tutte
le sue bizzarrie. Si era privata del necessario per mandargli un
po' di soldi quando era in Svizzera. E ora lui la trascinava per le
strade di una grande citt raccontandole delle storie insensate e
causandole altre vergogne ed altri affanni. Ma come avrebbe fatto
a trovar la strada da sola? Che cosa avrebbe fatto, se Adele le
avesse chiuso la porta in faccia? Nelle grandi citt poteva succedere
qualunque cosa.
Il droshky si ferm. Asa Heshel pag il vetturino e accompagn
la madre a un portone. C'era un pannello con dei nomi incisi e
dei bottoni di campanello. Lui ne premette uno e aspett finch
ud un ronzio in risposta. Baci la madre, l'accompagn oltre la
soglia, quindi s'allontan in fretta.
Voleva andarsene per via Tvarda, ma invece si ritrov a camminare
per le vie Panska, Prosta, Lutska e Gzhybovska ed emerse
in via Chlodno. Si ferm presso la chiesa. Gli venne in mente che
Adele poteva non essere stata in casa. Magari la domestica non
aveva lasciato entrare sua madre. Magari adesso stava in piedi davanti
a quella porta, senza sapere che cosa fare. Dio del cielo,
a che punto sono arrivato! Sto precipitando sempre pi in basso.
D'un tratto gli balen il pensiero che vi era un profondo legame
tra il quarto e il settimo comandamento. Riprese il suo cammino
senza mta. Cercava con gli occhi una pasticceria dalla quale poter
telefonare. In via Solna entr in un negozio, ma il telefono era
occupato. La proprietaria, una donna con un grembiale bianco,
con una grossa parrucca dalle trecce attorcigliate, stava facendo una
lunga conversazione con qualcuno. Rideva, mostrando una bocca
piena di denti d'oro, a quanto pareva stava parlando con un uomo
per una questione di affari, ma nel tempo stesso faceva frequenti
allusioni a suo marito. Ogni tanto diceva: E mio marito? Credete
che star zitto?
Asa Heshel stava per andarsene, ma tutt'a un tratto la donna
concluse la sua conversazione ordinando all'altro di mandarle dieci
libbre di fegato e cinque libbre di tacchino. Nel momento stesso
in cui Asa Heshel alz il ricevitore, la signorina gli chiese il
numero. Lui glielo diede ed attese. Chi avrebbe risposto al telefono?
La domestica? Wolf Hendlers? Rosa Frumetl? Adele? Ud
la voce di Adele.
Chi parla?
Sono io. Asa Heshel.
All'altra estremit del filo vi fu un silenzio. Poi lei disse: Che
cosa vuoi?
Mia madre  venuta a Varsavia. Ha voluto che la portassi a
casa tua.
 qui.
Spero comprenderai che...
Avresti almeno potuto avere la decenza di non continuare
questa commedia davanti a tua madre, disse lei in polacco.
Magari a te non importer niente, ma la domestica l'aveva presa per
una mendicante. Voleva darle l'elemosina.
Asa Heshel prov una stretta al cuore.
Non potevo... Cio, non avevo tempo. Mi vergognavo.
Non devi vergognarti di tua madre.  una donna rispettabilissima,
e intelligente, anche. A mia madre  piaciuta subito. E
anche al mio patrigno.
Non mi hai capito. Non ho detto che mi vergognavo di mia
madre. Mi vergognavo di questa situazione.
Dovresti almeno avere il coraggio di guardare in faccia alla
realt. Non credere neanche per un minuto che io cerchi di farti
tornare a me. Quando sei fuggito da Shvider hai mostrato chiaramente
di che cosa sei capace. Non puoi neanche immaginare quel
che hanno detto mia madre e il mio patrigno. Ti ho cercato, ma
tu eri nascosto come un ladro. E sei andato via senza neanche una
camicia pulita. Comunque, qualunque cosa tu faccia, non mi sorprendo
pi di nulla. Se un figlio pu abbandonare una donna come
tua madre, vuol dire che... Come te la passi? Spero tu sia felice
con lei.
Ma di che cosa parli? Lei  sposata. Sta con suo marito.
Lo copre di vergogna, suo marito, altro che! Tua madre star
con noi. Se ti rimane un'oncia di sentimento, verrai a trovarla.
Come posso?
Non c' proprio niente di complicato. Non puoi continuare
a nasconderti. La gente, bisogna guardarla in faccia, anche per ottenere
il divorzio.
Quando posso venire?
Anche adesso, se vuoi. Fra poco il mio patrigno esce. Gli altri
faranno un sonnellino. Potremo parlare di tutto a quattr'occhi.
Sar l tra un'ora.
Ti aspetto. Ciao.
Asa Heshel si era gi fatto la barba, quella mattina, ma and
da un barbiere e si fece tagliare i capelli e si fece radere di nuovo.
Poi entr in un ristorante e mangi qualcosa. La distanza non era
molta, ma prese un tram, per andare a via Sienna. Voleva arrivare
l fresco, assestato, a posto. Avrebbe detto la nuda verit a tutti
quanti. Sal le scale pian piano. Appena ebbe suonato il campanello,
la porta si apr e si trov di fronte Adele. Portava una sottana
azzurra e una camicetta bianca. Al collo aveva un medaglione
che le aveva regalato la madre di Asa Heshel a Tereshpol Minor.
Le vide lampeggiare al dito l'anello matrimoniale. Gli parve leggermente
ingrassata. Il profumo di comino gli solletic le narici.
Lei disse: Entra e spalanc la porta.
Condusse Asa Heshel nella sua stanza, che in addietro era stata
lo studio del figlio medico del suo patrigno. Gli indico una sedia,
e Asa Heshel sedette. Quanto a lei, sedette sul letto, ritraendo i
piedi sotto di s. Lo guard con una certa curiosit.
Dunque, mio bell'eroe, come ti vanno le cose?
Dov' mia madre?
Dorme.
Lei volle che le dicesse tutta la verit, senza nasconderle nulla.
Lui ammise tutto. Era stato con Hadassah, in casa di suo padre,
in casa di Klonya a Miedzeshin, e in un appartamento disabitato
in casa di Fishel. Lei voleva tutti i particolari, nei suoi occhi pallidi
persisteva un vago sorriso. Come poteva essere in collera con
questo goffo ragazzo coi suoi modi chassidici, il suo strano miscuglio
di imbarazzo e di sfrontatezza? Si rendeva conto, ormai, che
non sarebbe mai cambiato. La sua mente sveglia, dietro quella alta
fronte, avrebbe sempre trovato una giustificazione per qualunque
cosa.
Se non altro, hai la decenza di dirmi la verit, disse lei,
alla fine.
Si alz e usc dalla stanza, ritornando poco dopo con un vassoio
col t e biscotti.
Non voglio niente, disse Asa Heshel.
Di che hai paura? Non voglio mica avvelenarti.
Lui bevve un po' di t mentre lei lo osservava. Sorbiva il liquido
con le sue labbra sottili, come un bambino. Gli cadde un biscotto
di mano. Si chin per raccoglierlo, ma poi lo lasci l. Lei
gli vedeva pulsare le vene blu sulle tempie, la faccia contratta.
Povero sciocco, pens Adele. Non gli dar il divorzio. Perch
farla diventare rispettabile? Rimanga pure una puttana. Si
alz e disse: Non  il caso di tenertelo nascosto. Stai per diventare
padre.
Ad Asa Heshel trem la mano che reggeva la tazza.
Dici sul serio?
S.
Non riesco a capire.
Sono nel quarto mese.
Involontariamente, lui abbass gli occhi a guardarle il ventre.
Che ti prende? Sei pallido come un morto. Sono io che devo
mettere al mondo il bambino, mica tu.
Nel corridoio si udirono dei passi. Le due madri avevano terminato
il loro sonnellino.
...
CAPITOLO TERZO.

Era abitudine di Fishel tornare al suo negozio dopo le funzioni
serali alla casa di preghiera. Quella sera, peraltro, aveva deciso
di andare subito a casa. Tanto, in tempo di guerra, c'era ben poco
da fare al negozio. Olio, saponi e grassi stavano diventando di
giorno in giorno sempre pi scarsi, e Fishel non aveva nessuna
fretta di vendere ci che aveva. Alla casa di preghiera i giovani
che presto avrebbero dovuto presentarsi alle autorit militari per
l'arruolamento si radunavano in gruppetti e bisbigliavano di medici
che si potevano corrompere, di un cerusico-barbiere abile a
forarti il timpano dell'orecchio, a produrti un'ernia, o un'anchilosi,
a estrarti met dei denti. Altri dicevano che un certo funzionario
rilasciava falsi certificati di nascita e falsi documenti di identit.
Molti di loro stavano gi facendo per conto proprio ci che
potevano, mangiando aringhe, bevendo acqua di mare ed aceto, e
fumando innumerevoli sigarette, tutti mezzi ritenuti infallibili per
dimagrire. Quando Fishel si accost al gruppo, smisero di parlare,
non perch avessero paura di lui (non era certo una spia), ma perch,
comunque, non era uno dei loro. Fishel aveva una cartolina
azzurra di riforma dall'esercito, una bella moglie, un negozio, una
villa in campagna, un orologio d'oro, un ricco suocero. Come poteva
sapere, un uomo come lui, ci che passava per la testa di chi
non aveva abbastanza soldi per sfuggire all'uniforme dello zar?
Fishel usc e si avvi verso casa sua. Camminava adagio. Che
cosa stava facendo Hadassah in quel momento? si domandava. Sar
ancora in giro? Sua madre  malata, e suo padre spreca il tempo
con quello sciocco di Abram.  probabile che quando la moglie
morir, lui si sposer di nuovo. Chiss, magari metter al mondo
una mezza dozzina di figli. Fishel corrug la fronte.  sempre
cos, riflett.  cos che sfumano queste famose eredit. Con l'aiuto
di Dio, lui avrebbe cercato di tirare avanti con ci che aveva.
Chi  che aveva detto che quello studente era tornato dalla Svizzera?
Magari lei lo incontrava di nascosto. No, non era una depravata.
N, certamente, gli diceva bugie. Gli aveva detto l'intera
verit su tutto, appena sposati.
Sal le scale e buss alla porta. Hadassah venne ad aprire. Lui
mormor:Buona sera.
Oh, sei tu.
Il telefono, nel corridoio, cominci a suonare. Hadassah si precipit
a rispondere.
S, sono io. Che cosa? Parla un po' pi chiaro, per favore.
Che cosa? Zio Abram? Siamo andati a passeggio per un po', e
poi abbiamo fatto colazione insieme. Tu che cosa hai fatto? Oh,
s, capisco. Lo avevo immaginato. I biglietti? Aspettami in via
Nyetsala, vicino ai Giardini Sassoni, alle otto e un quarto. Riappese
il ricevitore.
Chi era? domand Fishel.
Una mia amica. Una mia ex compagna di scuola.
Che cosa voleva?
Niente di speciale.
Ho sentito che parlavi di biglietti.
Biglietti? Oh, s, andiamo a teatro.
Di nuovo?
Perch no? Che altro ho da fare?
Non fai che andare in giro, da un po' di tempo. Vai a colazione
con Abram; poi, la sera, vai a teatro. Donne di questo genere,
i nostri saggi le chiamano vagabonde. Secondo il Talmud, si pu
divorziare da loro senza indennizzo.
E allora divorzia.
Stavo solo scherzando. L'aria  rinfrescata. Farai meglio a non
uscire. Potresti prenderti un raffreddore.
Pazienza. Morir.
 puerile. Hai di che vivere in abbondanza. Diventeremo
ricchi. L'olio vale oro, di questi tempi.
E ci dovrebbe farmi felice, secondo te.
Perch no? Il denaro  una cosa importante. Quanto c' per
cena? Ho fame.
Hadassah and in cucina. V'erano dei tegami sul fuoco. Shifra
era uscita; il suo ragazzo era andato soldato, e lei passava tutto il
tempo a correre dalle altre domestiche del quartiere per vedere se
le lettere che ricevevano davano qualche notizia di lui. E adesso
se n'era andata e aveva lasciato attaccar la roba. Hadassah vers
una tazza d'acqua in un tegame. S'innalz una gran nuvola di vapore.
Per quanto seguisse con diligenza le istruzioni del libro di cucina,
non riusciva ad imparare. Rimase presso i fornelli, con la tazza
in mano, pensando all'inatteso arrivo della madre di Asa Heshel.
Ora lui era andato a casa di Adele. Sua madre avrebbe certo aggiustato
le cose tra loro due, gli avrebbe fatto far la pace. Shifra arriv
di corsa in cucina.
Signora, ho avuto notizie del mio Itchele!
Hadassah sobbalz.
Dove sta?
In un posto che si chiama Zhichlin.
Vedi che non avevi ragione di preoccuparti.
Shifra si arrotol le maniche, si mise un grembiale, e cominci
ad affaccendarsi intorno ai fornelli. Hadassah se ne and di l.
Fishel passeggiava su e gi con le mani dietro la schiena, borbottando
tra s. I suoi occhiali balenavano alla luce della lampada a
gas.
Vuoi davvero uscire, dopo cena?
S. Perch?
Ascolta il mio consiglio. Non uscire.
Perch?  una delle mie pi care amiche.
Ascoltami, Hadassah. Siamo vicini ai giorni sacri, i Giorni del
Pentimento. Non si vive in eterno.
Non so che cosa vuoi dire.
Lo sai benissimo. Ti avverto, ti stai mettendo per una brutta
china.
Hadassah usc, sbattendo la porta cos forte da far tremare i vetri.
Fishel si accost allo scaffale. Sapeva ci che si diceva; aveva
udito chiaramente una voce maschile all'altra estremit del filo.
Lei correva da lui, ai Giardini Sassoni. Magari si sarebbero baciati.
Magari lei aveva una storia d'amore con costui. Magari, Dio perdoni
il cattivo pensiero, avrebbe peccato con lui.
Fishel prov una stretta al cuore. Dio del cielo, che cosa fare,
adesso? Come posso salvarla? Aiutami tu, caro Padre! Brancol
tra i libri dello scaffale con mani tremanti. Apr un volume del
Codice della Legge e lesse la norma, che gi conosceva a memoria:
Una donna che commette adulterio  impura sia per il marito sia
per il seduttore. Rimise a posto il volume e prese un libro di
salmi. Sentiva il bisogno di pregare, di riversare a Dio la pena
del suo cuore, di confessare i suoi peccati, e d'implorare che la sua
amata moglie Hadassah, figlia di Dacha, fosse preservata dal male.
Sedette su una sedia, e dondolandosi avanti e indietro, con gli occhi
chiusi, mormor il versetto: Beato l'uomo che non cammina
secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei
peccatori, n si siede sul banco degli schernitori.
Le lacrime gli gonfiarono gli occhi. Gli si appannarono gli occhiali,
e se li tolse per asciugarli. La fame gli era passata. Sulle pagine
ingiallite del libro v'erano delle macchie, come di lacrime, e
frammenti di cera di candela. Una funebre malinconia scese su di
lui. Questo era il libro dei salmi di suo nonno. Su questo il vecchio
aveva pregato quando il suo unico figlio, Ben Zion, padre di
Fishel, giaceva all'ospedale, mortalmente malato. Fishel prov un
improvviso impulso di stracciarsi le vesti, togliersi le scarpe e sedersi
sulla nuda terra. Suo nonno era morto, suo padre era morto,
sua madre era chiss dove, nella Grande Polonia, con un altro marito.
A lui non restava nessuno, n amici n parenti n un rampollo
dei suoi lombi. Fin da quando si era sposato e la sua ricchezza aveva
cominciato a crescere, perfino i chassidim della casa di preghiera
gli erano divenuti nemici, invidiandogli la sua fortuna. E
ora, questo colpo finale. A che pro vivere? A che cosa gli serviva
tutta la sua ricchezza? Riprese a mormorare il salmo: Oh, Eterno,
quanto numerosi sono i miei nemici! Molti son quelli che si levano
contro di me, molti quelli che dicono dell'anima mia: non
c' salvezza per lui presso Dio! Selah.
...
CAPITOLO QUARTO.

Reb Dan Katzenellenbogen arriv a Varsavia con la sua famiglia
pochi giorni prima di Yom Kippur. Un appartamento era pronto
per lui in via dei Francescani, tre stanze con cucina. Godei Tsinamon,
il suo antico allievo, aveva sistemato tutto. Era un povero
ragazzo, quando studiava sotto il rabbino di Tereshpol Minor. E il
Sabato prendeva i suoi pasti in casa del rabbino. Ora che era diventato
ricco, pagava il suo debito di riconoscenza al suo vecchio
benefattore. Aveva saldato in anticipo, diversi mesi di pigione, e
aveva provveduto ad ammobiliare l'appartamento con letti, tavoli,
sedie, tutto il necessario per l'andamento domestico.
Nella stanza di mezzo aveva fatto portare un'Arca della Legge e
scaffali per i libri. Venne ad aspettare il rabbino alla stazione. Con
lui c'era Finkel, la figlia del rabbino, e il figlio di questa, Asa Heshel.
Godei era un uomo dalla faccia rossa e una barba bianca bipartita.
Sul suo naso carnoso era posato un paio d'occhiali cerchiati
d'oro. Dalle maniche della giacca gli sporgevano i polsini inamidati.
Il rabbino quasi non lo riconosceva.
Sei tu, Godei? disse. Un vero aristocratico!
La famiglia del rabbino formava un bel gruppo: i due figli, Zaddok
e Levi, le nuore, Zissle e Mindel, e una turba di nipoti.
Le donne cominciarono subito a fare i preparativi per la
festivit.
Il rabbino ispezion accuratamente le mezuzah appese ai battenti
della porta, e diede ordine che non si comprasse carne finch egli
non si fosse sincerato che la macellazione era stata compiuta strettamente
secondo le regole rituali; proib anche che comprassero
del latte finch non si fosse assicurato che la mungitura era stata
fatta secondo le regole.
Mindel si lamentava in tono piagnucoloso: Che cosa mangeranno
i bambini, intanto? Carbone?
Il rabbino vagabondava per la casa, confuso. L'appartamento
era al secondo piano; le finestre davano sul cortile e sulla strada.
Dall'esterno giungevano il rumore dei tram e dei carri, le grida dei
venditori, e la musica dei suonatori ambulanti. I bambini strillavano
con quanto fiato avevano in corpo. Ora s che il rabbino comprendeva
nel suo pieno significato la frase talmudica: Nelle grandi
citt la vita  difficile.
Era difficile abituarsi a Varsavia. Nel cortile c'era una casa di
preghiera, ma il bagno rituale era dall'altra parte della strada, e
traversare era un'avventura che si correva a rischio della vita. In
cucina si preparavano i cibi sulla fiamma a gas, e come si poteva
sapere se il gas veniva prodotto secondo le regole ortodosse? L'acqua
scorreva da un rubinetto, ma chi poteva sapere attraverso quali
impurit si diramavano le tubazioni?
Comunque, a onta di tutte le difficolt, i preparativi per Yom
Kippur furono apprestati.
Alla vigilia della festivit, Rabbi Dan and alla casa di preghiera
per le funzioni del mattino, e dopo le preghiere bevve un bicchiere
di vino e sbocconcell un po' di focaccia con gli altri fedeli.
A casa, la moglie aveva preparato la colazione: un carpione, gnocchi
e uno stufato di carote. Nel pomeriggio, il rabbino indoss il
suo gabbano di seta, la bianca veste rabbinica, e lo scialle rituale
dall'orlo ricamato d'oro. La moglie indoss il vestito migliore e si
mise in capo uno scialle con ricami di perline. Anche la figlia e le
nuore indossavano i loro abiti festivi. Dopo aver pronunciato le
formule di benedizione, il rabbino usc per assistere al Kol Nidre.
Il cortile era pieno di rumore. Donne che avevano il marito al fronte
si lamentavano e piangevano. Matrone in parrucca e scialle, con
il libro di preghiere sotto il braccio, si scambiavano fervidi auguri
di buon anno. Era ancora presto, ma nell'interno della casa di preghiera
le luci erano gi accese. Il pavimento era cosparso di fieno
e di segatura. Lo scaccino condusse il rabbino a una sedia presso
il muro a oriente.
Il rabbino non approvava lo stile delle funzioni, qui. Era diverso,
non cos rigoroso come quello cui era abituato a Tereshpol
Minor. V'erano meno pianti, meno lamentazioni. Vicino alla porta,
un gruppo di giovanotti chiacchieravano tra loro mentre il lettore
leggeva. A Tereshpol Minor il rabbino avrebbe battuto il pugno
sul banco e ordinato il silenzio. Si rialz lo scialle rituale sopra
la testa e si appoggi contro il muro. Per le Diciotto Benedizioni
rimase in piedi molto a lungo. Di solito, quando pregava, Reb Dan
non piangeva, ma ora, ricordando che in quella santa sera dei soldati
ebrei andavano in giro Dio sa dove, mangiando cibi impuri,
soffrendo Dio sa quali tormenti, gli salirono le lacrime agli occhi.
Alla preghiera confessionale pronunci ogni frase distintamente,
battendosi il petto con fervore.
I fedeli cominciarono a rincasare, ma Reb Dan e alcuni altri
vecchi rimasero a trascorrere la notte nella casa di preghiera. Il
rabbino medit su un antico volume per tutta la notte, riflettendo
sull'antica gloria di Israele.
Il sacerdote sorvegliava tre luoghi del tempio: la Camera di
Abtina, la Camera della fiamma, e la Camera del focolare...
I Leviti usavano cantare nel Tempio questo canto. Il primo
giorno cantavano: La terra  del Signore e Suo  tutto quanto
c' in essa. Il secondo giorno cantavano: Grande  il Signore
e altamente sa lodato. Il terzo giorno cantavano: Dio sta in
congregazione con Dio. Il Giorno del Sabbath essi cantavano un
salmo, un canto per il tempo a venire, per il tempo in cui sar sempre
Sabbath, per tutta l'eternit.
Ma le iniquit dei nostri padri hanno causato la desolazione del
Tempio, e i nostri peccati hanno prolungato la nostra cattivit.
Noi non abbiamo acceso fuochi sacri, n offerto sacrifici espiatori,
n versetti dell'Arca, n Santo dei Santi...
Le candele vacillavano e sfrigolavano. Un vecchio con una faccia
color pergamena e un'ispida barba bianca si allung su un banco
e cadde in un sonno pesante. Attraverso le finestre si scorgeva
un cielo stellato con una luna all'ultimo quarto. Standosene l seduto,
avvolto nello scialle rituale e la veste bianca, Reb Dan
poteva dimenticare di essere stato espulso da Tereshpol Minor. Si
trovava qui, in questo santuario, tra la sua gente, tra i familiari
volumi della Legge Sacra. No, non era solo. C'era ancora un Dio
nel cielo, c'erano gli angeli, i serafini, un trono di grazia. Bastava
che allungasse la mano e avrebbe toccato uno dei sacri volumi le
cui parole erano la voce del Dio vivente, le lettere con le quali
Dio aveva creato il mondo. Si sent assalire da un'improvvisa ondata
di piet per i miscredenti che vagavano nelle tenebre, sparandosi,
uccidendosi l'un l'altro, rubando, saccheggiando, violentando.
Che cosa cercavano? A che cosa avrebbero approdato le loro interminabili
guerre? Per quanto tempo ancora avrebbero continuato
ad affondare nella palude dell'iniquit? Ricord le parole della
preghiera:

E ispira pertanto, o Signore nostro Dio, tutta la Tua opera col
Tuo nome, ed estendi il timore di Te a tutto ci che hai creato,
che tutta la Tua opera possa riverirti, e che tutto possa rimettersi alla
Tua volont con fermo cuore, e sia convinto, o Signore nostro
Dio, che a Te appartiene il dominio di tutto, che la forza  nella
Tua mano, che il potere  nella Tua mano destra, e che il Tuo
nome  tremendo per tutti quelli che Tu hai creato.

Reb Dan appoggi la fronte contro il pugno chiuso e si addorment.
Quando i raggi del sole penetrarono dalla finestra si risvegli.
Si vers un po' d'acqua sulla punta delle dita. Ombre violacee
indugiavano negli angoli della casa di preghiera, come al tramonto.
Le candele si erano molto accorciate, le fiamme erano pallide
e vacillanti. Fuori si ud il canto di un gallo. Reb Dan non
aveva notato quanto fosse ormai avanzato il mattino, n che i fedeli
si stavano raccogliendo per le devozioni mattutine. Zaddok, il
suo primogenito, gli si accost.
Come state, padre? gli domand. Prendete una presa.
Reb Dan volse su di lui uno sguardo sconcertato. Guarda
com' invecchiato, pens. Ha la barba grigia.  sulla sessantina.
Accett la presa di tabacco.
Grazie. E d'un tratto grid adirato: Basta!  ora!  ora
che arrivi il Messia!
...
CAPITOLO QUINTO.

Era opinione della famiglia Moskat che se Masha si era allontanata
dal sentiero della virt, la colpa era di Lia, sua madre. La ragazza
aveva ora venticinque anni, ma aveva cominciato a frequentare
uomini pi grandi di lei fin da quando era in quarta classe. Molte
volte le cognate Regina Ester e Saltsha avevano ammonito Lia che
non si poteva permettere a una ragazza carina come Masha di fare
tutto ci che voleva. Ma in realt, Lia non aveva alcun potere su
sua figlia. Tutto ci che Masha faceva a Lia appariva strano. Lia era
grassa e tarchiata, la ragazza era magra e slanciata. Lia aveva un
enorme appetito, Masha piluccava il cibo come un uccellino. Lia,
a scuola, non era mai stata un gran che; Masha si era laureata con
medaglia d'oro. Lia parlava forte, con violente gesticolazioni e fragorose
risate; Masha era riservata e sommessa. Nelle pi fredde
giornate invernali la ragazza insisteva nel portare il soprabito leggero;
era straordinario che non morisse di freddo. D'estate, quando
la famiglia andava in campagna, Masha rimaneva sola nella citt rovente.
Aveva una sua vita segreta, come suo padre. Usciva al mattino,
e nessuno sapeva dove andasse. La notte rientrava tardi, quando
il resto della famiglia gi dormiva da un pezzo. Si era fatta molte
conoscenze, frequentava ricche famiglie, andava a feste e a balli...
ma tutto questo, Lia veniva a saperlo solo pi tardi, magari da altri.
Per qualche tempo Masha era andata in giro con uno studente di
nome Edek, appartenente a una ricca famiglia di Vlotzlavek; ma
Lia non lo aveva mai visto. Poi la ragazza lo aveva lasciato, e Lia
non aveva mai saputo il perch. Ogni volta che la madre cercava di
parlare con Masha di cose serie, la ragazza sorrideva e diceva:
Non ti preoccupare, mamma. Andr tutto bene.
Le doti di Masha erano tante che la madre ne aveva soggezione.
Quasi da sola aveva imparato il francese, a suonare il pianoforte,
a ballare, a disegnare, a dipingere ed a fabbricare certe marionette
di stoffa che le ricche signore pagavano ben venticinque
rubli. Si disegnava da s i cappelli, e si faceva fare i vestiti da
sarte polacche nella parte gentile di Varsavia. Parlava il polacco
dell'aristocrazia. Una volta Abram l'aveva vista a cavallo al parco
Lazhenki, e quando le aveva domandato dove avesse imparato a
cavalcare, le aveva risposto:
Oh, non c' niente di difficile.
Lia che era rumorosa e aggressiva con tutti, trattava Masha con
riguardo. Quando la domestica faceva le pulizie nella stanza di
Masha, Lia sorvegliava che nulla venisse toccato. Masha teneva un
acquario con i pesci rossi, e Lia badava a che l'acqua venisse
cambiata regolarmente. Ogni volta che il discorso cadeva sulla
figlia, Lia diceva: Io non sono sua madre, sono la sua serva.
Da mesi nella famiglia si sussurrava che Masha andava in giro
con un gentile, ma Lia non sapeva come affrontare l'argomento.
Quando finalmente era riuscita a raccogliere il coraggio, e aveva
chiesto a Masha se la diceria fosse vera, Masha aveva risposto in
polacco: Sono maggiorenne, e ho la piena responsabilit delle
mie azioni.
Ogni volta che Masha si metteva a parlare polacco, Lia si
sentiva completamente persa. Usc dalla stanza di sua figlia. Avrebbe
voluto sbattere la porta, ma invece la richiuse pian piano.
Pi tardi, and all'ufficio di Koppel, e gli raccont tutta la storia.
Che cosa pensi di una simile condotta? si lament. Mi coprir
di vergogna.
Koppel rimase in silenzio per un po'. Poi disse:
Se la sgridi, se ne andr addirittura di casa.
Lia sapeva che Koppel diceva la verit. Pi di una volta Masha
aveva accennato che non le piaceva stare in via Tshepla. Era troppo
lontano dal tram, e troppo vicino alla Krochmalna. Lia sapeva
bene che come sempre Koppel non parlava a caso; ogni parola che
diceva era soppesata.
Era seduto di fronte a lei, alla scrivania che un tempo era stata
di Reb Meshulam. Aveva davanti un registro e un abaco. Parlava,
tirava boccate alla sua sigaretta, e scorreva il registro nello stesso
tempo. Guard Lia diritto negli occhi e disse perentorio:
Divorzia da quel cencio di marito e falla finita. Il tempo passa,
e non  che diventiamo pi giovani.
Si fa presto a dire. Dio mio, ma t'immagini come si metteranno
a latrare?
Prima o poi la smetteranno. Non potranno latrare in eterno.
Koppel and nella stanza accanto e torn con un bicchiere
di t per Lia. A lei il t piaceva dolce, e bench lo zucchero
scarseggiasse per via della guerra, Koppel vi lasci cadere tre zollette.
Teneva sempre dei biscotti, nell'armadio.
Lia continu a rimescolare il t per un pezzo. Che cosa posso
fare? Strappargli il divorzio?
Piantalo.
E poi?
L sai.
E tua moglie? Che cosa far? Andr in giro a chieder
l'elemosina?
Le dar una sistemazione.
Ma... ma non hai un'oncia di timor di Dio, nel cuore?
Ci passer sopra.
Koppel si fece pallido, dicendo questo, ma riusc a fare un sorriso.
Lia lo guard dubbiosa. Non era mai riuscita a comprendere
se lo amava o lo odiava. Quando lo sguardo di Koppel si soffermava
sul suo seno provava un'ondata di calore e nel tempo stesso
una sensazione spiacevole. Le veniva il desiderio di sputargli
in faccia.  vero, Koppel protestava il suo amore per lei, ma
guardava anche altre donne. Chi poteva dire che razza di vita conducesse,
quali tane frequentasse? Ogni volta che la sollecitava a
mettersi con lui senza aspettare il divorzio, ad andare con lui
in un albergo, o in qualche villaggio, provava un senso di repulsione
e diceva: No, Koppel. Non sono ancora caduta cos in
basso.
Si conoscevano ormai da ventotto anni, ma non aveva mai capito
esattamente quale sentimento provasse per lui. Quando era
ragazza, lui la baciava e le mandava lettere ferventi. Ma dopo che
s'era sposata era sembrato dimenticarla del tutto. Per anni, lei era
stata tutta presa dalle maternit e dai suoi doveri domestici. Due
dei suoi bambini erano morti. In sguito Koppel aveva ricominciato
ad assediarla, ma tra loro scoppiavano continuamente litigi
e discussioni. Lui non era mai riuscito a ottenere pi di un bacio,
da lei, ma non si era mai dato per sconfitto. Non appena si ritrovavano
soli, ricominciava a dichiararle il suo amore. Non era certo
uno di quegli uomini che vengono in casa tua, bevono dieci bicchieri
di t, e non riescono a spiccicare parola. Al contrario, lui
aveva la lingua sciolta, eccome! Inventava ogni sorta di nomignoli
per Moshe Gabriel. Si vantava del suo potere sulle donne. Senza
il minimo ritegno le raccontava come gli uomini esperti si comportano
con le donne facili. Quando se ne andava, Lia si sentiva
sempre un po' scombussolata. Dopo la morte di Reb Meshulam,
poi, Koppel si era fatto sempre pi presuntuoso. Quando era scoppiata
la guerra e gli inquilini avevano smesso di pagare la pigione,
Lia era interamente nelle sue mani. Ogni volta che veniva da lui
a chiedergli del denaro, lui diceva: E per me, che cosa c'?
Il piano di Koppel era chiaro. Avrebbe divorziato da Bashele,
che avrebbe sistemato con cinquemila rubli. Lia avrebbe divorziato
da quel salame di suo marito, e loro due si sarebbero sposati.
Gli altri, che andassero al diavolo. Non era pi il loro schiavo,
era il padrone, adesso, l'amministratore di tutto il patrimonio. Un
uomo a mezzi lui stesso, proprietario di due case. E in possesso di
un bel capitale liquido, anche; a quanto ammontasse l'avrebbe rivelato
soltanto dopo il matrimonio. Aveva passato la cinquantina,
 vero, ma era ancora nel pieno delle sue forze. Se lei non trascinava
la cosa troppo in lungo, avrebbero anche potuto avere dei
bambini. Lui avrebbe comprato una villa a Druskenik; avrebbero
fatto un viaggio all'estero. La guerra non sarebbe durata in eterno.
Sarebbero andati a Montecarlo, in Riviera, in Svizzera, a Parigi,
a Berlino, dappertutto. Le sue propriet e quelle di lei messe insieme
avrebbero fruttato seicento rubli la settimana. Per un
pezzo di pane si sarebbe preso la parte di Nathan, di Pinnie e di
Hama, e sarebbe diventato uno dei pi grossi finanzieri di Varsavia,
un secondo Meshulam Moskat.
Ascolta quel che ti dico, Lia, la sollecit. Tu e io insieme
potremo capovolgere il mondo.
Koppel aveva ragione. Moshe Gabriel non era un marito per
lei. Era una vera afflizione. Ma, tuttavia, come poteva, cos da
un momento all'altro, alla sua et, piantare tutto e sposare Koppel?
Che csa avrebbe detto Abram? E Pinnie? E Saltsha? Ed Ester?
Che cosa avrebbero detto i ragazzi... i suoi figli, i nipoti, le nipoti?
Mio Dio, tutta Varsavia avrebbe riso alle sue spalle. Si
sarebbero fatti beffe di lei, e le avrebbero mandato mille maledizioni.
E poi, come avrebbe potuto, cos a sangue freddo, distruggere
il focolare di Bashele?  vero, non era nient'altro che una zotica
ma dopo tutto, era pur la madre dei figli di lui. E c'era un Dio
in cielo, che certo non avrebbe chiuso un occhio su queste cose.
Dunque, che cosa mi rispondi? insist Koppel.
Decidiamoci.
Si fa presto a parlare.
Basta volere, e le cose andranno come ti ho detto.
E tutte le tue donne? Ce ne sar almeno una dozzina, no?
Se posso avere te, tutte le altre le mander al diavolo.
Non ne sono cos sicura.
Lia prese le poche banconote che Koppel le porgeva, e and via.
In strada, le parole di Koppel continuavano a risuonarle nel cervello:
Ha ragione, pensava. Sto invecchiando. In men che
non si dica, nessuno mi dar pi uno sguardo. Moshe Gabriel 
la mia rovina.  colpa sua se Masha vuol andarsene da casa. Che
altro pu fare, una ragazza con un tale schlemiel per padre?
Prese uno specchio dalla borsa e si guard. S, le sue guance
erano ancora giovanili, il collo liscio. Ma gli anni sarebbero volati,
il sangue si sarebbe freddato. Era un'idiozia ostinarsi. Non si sarebbe
lasciata rovinare la vita da quel disgraziato.
Le parole di Koppel le avevano acceso il sangue come un liquore.
I suoi tacchi battevano vivacemente sul selciato.
Trasse un profondo sospiro. La far finita, disse forte,
entro questa settimana.
...
CAPITOLO SESTO.

Pan Zazhitsky disse a suo figlio Yanek che non avrebbe mai acconsentito
al suo matrimonio con Masha neanche se la ragazza fosse
stata disposta a convertirsi. L'ultimatum di Pan Zazhitsky era
esplicito: il giorno dopo il matrimonio avrebbe chiamato un notaio
e avrebbe legato tutti i suoi beni alla figlia Paula. Inoltre, le porte
della casa paterna sarebbero state sbarrate al ragazzo. Parlando,
il vecchio aveva l'abitudine di scarabocchiare su un foglio di carta.
Era seduto alla sua scrivania, avvolto in un'antiquata vestaglia, i
piedi nudi infilati in un paio di pantofole col pompon. I pochi
capelli grigi che gli restavano gli si ergevano arruffati intorno alla
pelata. Aveva grosse borse sotto gli occhi penetranti, sormontati
da ispide sopracciglia; un naso rosso e carnoso. I radi baffi gli
tremavano all'incessante movimento delle labbra. Parlando, fu
colto da un accesso di tosse asmatica.
Figlio mio, sta a te la scelta, disse. O la tua famiglia, o
quell'ebrea.  la mia ultima parola.
Ma perch, padre? Se lei  pronta a convertirsi, diventer una
di noi.
Non voglio aver niente a che fare con lei. Non li posso vedere.
Se proprio non riesci a trovare una ragazza cristiana di tuo
gusto in tutta la Polonia, allora... allora...
Pan Zazhitsky non pot finire la frase per via di un altro impeto
di tosse.
Le sue piccole mani piene di bitorzoli erano venate d'azzurro.
Nel collo magro, il pomo d'Adamo gli andava su e gi. Boccheggiando
per riprendere fiato, acchiapp un libro e l'aperse. Era
una storia della massoneria, scritta da certi preti.
Che diavolo vogliono, questi ebrei? disse, per met tra
s, e per met al figlio. Da duemila anni a questa parte, tutto
ci che era cristiano era impuro, per loro. Se uno di noi faceva
tanto di guadagnare una bottiglia di vino, la bottiglia diventava intoccabile.
E adesso, tutt'a un tratto, vogliono diventare nostri
fratelli.
Tutto questo non ha niente a che vedere con Masha, padre.
Sono tutti uguali. Dai massoni ebrei di Francia a questi cani
rognosi che si rivoltano nell'immondizia dei nostri villaggi polacchi.
Sono loro che hanno rovinato la Polonia.  per colpa loro,
che ho preso quest'asma.
 stato Rybarsky che ci ha rovinato, non gli ebrei.
Sta' zitto, traditore! Ho sacrificato tutta la mia vita per te, e
tu te ne vai in giro con questi imbroglioni e con le loro figlie!
Dipingi delle puttane nude. E adesso vuoi portare sudiciume addirittura
in casa tua.
Sta' attento a come parli, pap!
Che cosa vorresti fare? Picchiarmi? Sono vecchio, un uomo finito.
Ma almeno morir con l'orgoglio di essere stato un leale figlio
della Polonia, non un filosemita. Sono loro che hanno spinto 
tedeschi a distruggere il nostro popolo.
Pani Zazhitsky, la moglie del vecchio, entr nella stanza. Che
cosa sta succedendo? Qua, pap, bevi un bicchiere di latte. Perch
lo fai arrabbiare, Yanek?
Io non ho detto niente. A lui piace parlare e...
Be',  meglio che stai zitto. Tossisce tutta la notte. Non ho
potuto chiudere occhio. E adesso, tu lo fai arrabbiare. Che figlio!
Pani Elisha Zazhitsky era una donna piccola e magra, con gli
occhi scuri, tipici dell'ebrea, probabilmente era per questo che
portava sempre un grosso crocefisso appeso a una corona di rosario.
I suoi capelli grigi erano raccolti sulla nuca in un grosso nodo.
Un mazzo di chiavi le pendeva alla cintura. Aveva quindici anni
meno di suo marito, ma la sua fronte era piena di rughe. Sin da
quando avevano lasciato la loro tenuta in provincia di Lublino e
avevano preso casa a Varsavia non era stata pi bene. Viveva
nel continuo terrore dei ladri, degli incendiari e dei servi delle grandi
citt, che avvelenano i padroni e rubano i gioielli di famiglia.
Ogni giorno leggeva coscienziosamente il Corriere di Varsavia,
dalla prima all'ultima riga, compresi gli annunci economici. E si
faceva anche imprestare dal portiere l'antisemita Due Groszy.
Pos un bicchiere di latte davanti a suo marito. Qua, bevi, pap.
Ti far bene.
Ah, non riesco a sopportarla, tutta questa roba da bere.
Ti fa bene per la tosse. Ah, Signore Iddio, il latte diventa pi
caro di giorno in giorno. E dicono che presto non ci sar pi nemmeno
il t.
Presto non ci sar pi niente, l'interruppe Pan Zazhitsky.
Nessuno paga pi il fitto. Tutti sono diventati ladri e malfattori.
Gli speculatori ebrei fanno incetta di tutti i viveri, la roba
che i nostri contadini producono col sudore della fronte.
S, s,  proprio cos. Sono passata per le strade ebree e l'ho
visto coi miei occhi. Gli ebrei stanno a far la guardia davanti alla
loro bottega e non lasciano entrare nessuno. Hanno le cantine piene
di farina, di zucchero, di patate. Provate a chiedergli una libbra
di farina. Ti rispondono: "Niente, niente".
E tuo figlio vuol sposare una di loro.
Digli che lo faccia pure, papusha. Tanto noi moriremo presto.
E lui per tutta la vita avr il rimorso d'aver coperto di vergogna
un buon nome polacco.
Yanek si alz e usc. Nel corridoio vide sua sorella Paula che
si stava pettinando davanti a uno specchio. La ragazza aveva ventun
anni, cinque anni meno di lui. Era bionda, con gli occhi azzurri e
le guance lentigginose. Aveva terminato gli studi due anni prima,
e ora stava filando con uno studente di politecnico, appartenente a
una ricca famiglia. Yanek aveva l'alta statura di suo padre e gli
occhi neri di sua madre, curiosamente in contrasto col naso slavo,
schiacciato, e sottili capelli castani pettinati all'indietro sulla fronte
alta. All'accademia, dove studiava pittura, i suoi compagni usavano
prenderlo in giro dandogli dell'ebreo.
Vedo che ti stai facendo bella. Devi vedere Bolek?
Ah, sei tu. Sorgi all'improvviso come un fantasma. Pensavo
che avessi gi traslocato.
Lo far presto.
Non fa freddo, nel tuo cortile?
Ti prego di non chiamare il mio studio un cortile.
Uh, come sei diventato sensibile! Ho visto un annuncio della
nuova esposizione, sul Corriere. Tu non eri nemmeno
nominato.
Mi nomineranno, prima o poi.
Ho notato che si parlava anche dei pittori ebrei.
E con ci?
Come sei diventato laconico! Che avete da litigare, tu e pap?
Si sentono le vostre urla per tutta la casa.
Scusami tanto se ti ho svegliato.
Finirai col mandarli all'altro mondo, con le tue sciocchezze.
Ma piantala!
E se non volessi piantarla? Razza di ebreo puzzolente!
In altri tempi, Yanek le avrebbe dato uno schiaffo per la sua impertinenza,
ma ormai Paula era troppo grande per essere trattata
cos sommariamente, e poi Yanek si era troppo estraniato dalla famiglia,
non si sentiva nemmeno di litigare.
Usc. Nel cortile not una baracca per Succoth,(1) che ogni anno
era causa di molti brontolii tra i cristiani del palazzo. Ogni anno, le
due famiglie ebree che vi abitavano erigevano quella baracca in occasione
della ricorrenza, ma ogni volta il padre di Yanek ordinava
al portiere di demolirla. Quell'anno, peraltro, sapendo che Pan
Zazhitsky non usciva mai di casa, ne avevano approfittato per costruire
di nuovo la simbolica baracca. Yanek guard incuriosito la
strana costruzione. Avrebbe voluto entrarvi per vedere com'era
dentro, ma temeva di essere preso per un profanatore. Come sarebbe
stato interessante, pens, fare un quadro di un gruppo di ebrei
che cantano nella baracca illuminata con candele, con le donne che
portano ai loro uomini vassoi con i cibi rituali.
La casa di Pan Zazhitsky era in via Hozha. Lo studio di Yanek
era in via della Santa Croce. Lo teneva in societ con tre colleghi,
tutti e tre ebrei. Strano, come il destino lo avesse associato con gli
ebrei fin dalla fanciullezza! Alla scuola media v'era un solo studente
ebreo, e con lui Yanek aveva legato una stretta amicizia. Poi, alla
facolt di legge, era stato sempre attirato dai suoi colleghi ebrei.
In sguito, quando era passato all'accademia, i pochi artisti ebrei
l'avevano introdotto nel loro circolo. Gli studenti cristiani dubitavano
addirittura che egli fosse cattolico e figlio di un nobile polacco.
Pi di una volta gli avevano detto: Ehi, tu, ebreo, perch
non te ne torni in Palestina?
Gli succedeva a volte di odiare i suoi neri occhi ebraici, i suoi
capelli castani, e la gentaglia ebrea alla quale tanto rassomigliava.
Disegnava caricature di ebrei, litigava coi suoi colleghi, si comportava
come un antisemita. Progettava di andare a stabilirsi in Italia,
dove i cristiani erano bruni e dove nessuno lo avrebbe accusato di
aver la faccia di un ebreo. In Polonia era impossibile disinteressarsi
degli ebrei. Suo padre non faceva che blaterare di loro giorno e notte.
Il prete in chiesa tuonava contro di loro nelle sue prediche. Sua
madre si lagnava di loro. Le vie di Varsavia erano piene di loro.
Dovunque Yanek andasse, qualche ebreo od ebrea lo fermava e gli
domandava qualcosa in yiddish. Ogni giorno era costretto a dare
la stessa imbarazzata risposta: Mi scusi. Non sono ebreo.
Sapeva di avere non soltanto l'aspetto di un ebreo, ma anche
tutte le qualit che gli altri attribuivano agli ebrei. Evitava le zuffe,
non sopportava l'alcool, soffriva di timidezza e di ritrosia. A scuola
leggeva libri seri, non gli piacevano gli sport, visitava i musei
e le mostre d'arte. In quei giorni aveva dipinto dei quadri fantastici,
con strane bestie e fogliami. Aveva studiato legge per far piacere
a suo padre, ma fin dal principio aveva saputo che non avrebbe
mai esercitato la professione legale. All'accademia era sempre in
contrasto con i suoi professori, che lo chiamavano decadente,
nichilista, ebreo. A ventun anni, si era presentato per il servizio militare,
ma era stato riformato: il cuore non era a posto. Quando era
stato trascinato a visitare un bordello, il destino l'aveva spinto nelle
braccia di una prostituta ebrea. Fin da quando aveva letto la storia
dei frankisti, di Kraushar, aveva sospettato che poteva discendere
da quegli ebrei convertiti. Una volta sua nonna gli aveva
detto che il suo bisnonno era stato un Wolowski, un nome che
era stato adottato dai figli di Elisha Shur.
Una quantit di volte Yanek aveva deciso di evitare gli ebrei,
di non pensare pi a loro, ma il destino frustrava tutti i suoi proponimenti.
S'innamor di Masha la prima volta che la vide. Uno
scultore suo amico, Yasha Mlotek le stava facendo un busto, e nel
momento stesso in cui Yanek pos gli occhi su di lei cap che era
la donna che aveva sempre sognato. Gli bastarono poche parole
di conversazione per sentirsi subito a suo agio con lei. Il ritratto
che le fece fu la cosa migliore che avesse mai fatto. Tutti erano
d'accordo su questo. Avevano fatto l'amore nell'alcova con la stufa
dal lungo tubo storto, una pila di quadri non finiti, cornici piene
di polvere, e un vecchio sof dalle molle rotte ed il crine che usciva
da tutte le parti. Nel grande studio, Mlotek cantava melodie ebraiche
piene di lamenti e di sospiri. Chaim Zeidenman, un lituano,
ex studente di yeshivah, faceva cuocere delle patate con tutta la
buccia, e le mangiava con le aringhe. Felix Rubinlicht se ne stava
sdraiato su un giaciglio a leggere delle riviste. Nessuno beveva,
nello studio, e non c'erano litigi. V'era un qualcosa di spirituale,
di indescrivibile, che avviluppava tutto ci che questi artisti ebrei
facevano: il loro lavoro, i loro discorsi sull'arte, perfino le loro
battute di spirito e i loro scherzi equivoci. Anche le ragazze che
venivano nello studio erano un curioso miscuglio di libert e di
religiosit. Masha gli aveva parlato di suo nonno, il patriarca
Meshulam Moskat, di suo padre, dei suoi zii, e del rabbino di Bialodrevna.
Andava in giro con lui per la citt, e gli indicava le case
dove abitavano Nathan, Nyunie, Abram. Ogni volta che lui le
ricordava che non potevano aspettarsi altro che guai, dato che
lui era gentile e lei ebrea, con un gesto delle mani lei dissipava ogni
timore.
 semplice, diceva. O io mi far cristiana o tu ebreo.
S, una qualche forza misteriosa lo spingeva verso gli ebrei. I suoi
figli sarebbero stati nipoti di Moshe Gabriel e di Lia, avrebbero
portato il sangue di Meshulam Moskat. Sembrava che qualcosa attirasse
i suoi passi verso le vie ed i vicoli dei quartieri ebraici, dove
dinanzi ai suoi occhi si agitava un mare di strane forme, strani personaggi,
scene insolite. Qui, in questi quartieri, c'era sempre qualcuno
impegnato in un acceso discorso sulla religione. Talmudisti
dai lunghi riccioli passavano le notti a studiare il Sacro Libro. I
chassidim discutevano animatamente i loro rabbini e le loro capacit
di scacciare i dybbuk, I loro zaddik se ne andavano nelle foreste,
e l, in solitudine, vivevano in comunione con Dio. Sant'uomini
dalla barba bianca passavano la vita a meditare sui misteri della
Cabbala. Giovani sognatori abbandonavano la famiglia per andarsene
in Palestina a lavorare alla bonifica di paludi e deserti abbandonati
da secoli. Giovani ragazze lavoravano nelle soffitte a fabbricare
bombe da gettare ai dignitari zaristi. Ai matrimoni questa
gente piangeva come a un funerale. I loro libri si leggevano da destra
verso sinistra. La loro parte di Varsavia sembrava un pezzo di
Bagdad trapiantato nel mondo occidentale. Yanek non era mai stanco
di ascoltare di questo popolo che viveva da ottocento anni sul
suolo polacco e non aveva mai imparato la lingua polacca. Di dove
venivano? Erano davvero i discendenti degli antichi ebrei? O erano
forse i pronipoti dei cazari? Qual era l'idea che li univa? Da dove
gli venivano queste barbe nere come il carbone o rosse come il fuoco,
quegli occhi selvaggi, quelle pallide facce aristocratiche? Perch
la gente li odiava di un odio cos accanito? Perch venivano scacciati
da un territorio dopo l'altro? Che cos'era quest'ansia irrefrenabile
che li spingeva in Inghilterra, in America, in Argentina, in
Sud Africa, in Siberia, in Australia? Perch proprio questo popolo
aveva dato al mondo Mos, Davide, i profeti, Ges, gli apostoli,
Spinoza, Karl Marx? Yanek sentiva il bisogno di dipingere questa
gente, di imparare la loro lingua, di conoscere i loro segreti,
di divenire parte di loro. Per modelli assoldava le loro ragazze
povere, i facchini, i rivenduglioli ambulanti. I suoi compagni di
studio scrollavano le spalle e cominciavano a parlare yiddish con
lui.
Sei ammattito, diceva Mlotek. I tuoi ebrei sembrano dei
turchi.
Non sai a che cosa vai incontro, diceva Felix Rubinlicht. Sei
un vero Goyisher kop.

NOTE.

1. Festa delle Capanne (N.d.T.).
...
CAPITOLO SETTIMO.

Nei giorni della Festa dei Tabernacoli, Koppel, come al solito,
arriv in ufficio alle undici del mattino. Non c'era gran che da
fare. Gli inquilini non pagavano la pigione, ma v'erano le rendite
dei negozi, panetterie, piccole fabbriche, le varie attivit che facevano
parte del patrimonio Moskat. Le poche centinaia di rubli
che s'incassavano mensilmente, Koppel le ripartiva giudiziosamente
tra gli eredi secondo i loro bisogni. La parte pi grossa andava a
Jel, che era malatissimo. La pi piccola andava ad Abram. E
quando Koppel aveva finito di occuparsi degli affari della famiglia,
si occupava dei suoi affari personali, spostando le palline del
pallottoliere, emettendo nuvole di fumo dalle narici, e canticchiando
una canzonetta allora popolare:

 una cosa segreta
ma a te la voglio dire...

Seduto alla scrivania un tempo appartenuta a Meshulam Moskat,
meditando su fatture, interessi, ipoteche e valute, ud un passo
deciso per le scale. Alz gli occhi. La porta si apr ed entr Lia.
Fuori stava piovendo, e lei portava un ombrello col manico d'argento.
Indossava una pelliccia di caracul e un cappello con una
penna. Da un pezzo Koppel non l'aveva vista vestita con tanto
lusso. Si alz dalla sedia.
Lia sorrise. Buon giorno, Koppel, disse. Perch ti alzi?
Non sono un rabbino. E nemmeno la moglie di un rabbino.
Per me tu sei pi importante di mille rabbini con tutte le loro
mogli.
Lia si fece d'un tratto seria. Voglio che ascolti ci che ho da
dirti, Koppel, disse, in tono quasi adirato. Sei sempre della
stessa opinione? Riguardo a me, voglio dire.
Lo sai bene come la penso, a tuo riguardo.
E hai ancora un po' d'amore per me?
Non c' bisogno che te lo ripeta.
In questo caso, sappi che sono arrivata ad una decisione.
Koppel si fece pallido. Questa s che  una buona notizia,
disse con voce soffocata, la sigaretta penzolante dalle labbra.
Riacquist subito la padronanza di se stesso, fece il giro della
scrivania per aiutarla a togliersi la pelliccia. N si dimentic
dell'ombrello bagnato, che and ad appoggiare in un angolo. Lia
indossava un abito di satin nero, attillato. (Una volta Koppel le
aveva detto che quel vestito lo eccitava, che metteva in risalto
i suoi fianchi rotondi e il suo petto prominente). Quando si tolse
i guanti, Kopnel not che non portava l'anello matrimoniale.
Ti vanno tutte dritte, Koppel, disse lei. Sei proprio un
uomo fortunato. Non mi dici neanche di mettermi a sedere?
Ti prego, Lia. Tu sei la padrona, qui dentro.
Sentilo! Che razza di padrona! Ascolta, Koppel, non siamo
pi bambini.
No.
E prima di fare qualche sciocchezza, dobbiamo rifletterci seriamente.
Questa notte non sono riuscita a dormire un momento.
Guarda che occhi, che ho. Ho riflettuto su tutta la faccenda. Non
ho niente da perdere. Devo sbarazzarmi del mio stupido orgoglio
una volta per sempre. Ma se tu avessi qualche scrupolo, Koppel,
non me la prender. Non  poi cos facile distruggere una
famiglia.
Non ho proprio nessuno scrupolo. Questo  il giorno pi felice
della mia vita.
E allora perch sei cos pallido? Mi sembri a Yom Kippur prima
del tramonto.
Sto benissimo.
Se n' andato a Bialodrevna prima di Rosh ha-shan, riprese
Lia dopo una pausa, e si  portato con s Aronne.  ancora l.
Quel disgraziato s'immagina che io faccia la parte della moglie
abbandonata e passi il mio tempo a strapparmi i capelli per lui.
Be', sbaglia. Adesso andr a Bialodrevna a chiedere il divorzio.
Venticinque anni di questa vita mi bastano e m'avanzano.
L'avevo sempre saputo, che prima o poi ci saresti arrivata.
Come facevi a saperlo? Fintanto che  vissuto mio padre non
l'avrei fatto per tutto l'oro del mondo. Non volevo amareggiargli
gli ultimi anni di vita. Soffrivo in silenzio. La notte restavo sveglia
e bagnavo il guanciale con tutte le mie lacrime mentre Moshe
Gabriel passava il tempo nelle sue riunioni chassidiche. Era pi di
casa a Bialodrevna che a casa sua. E tutte le responsabilit erano
sulle mie spalle, la casa, il denaro per andare avanti, tutto. Lui,
l'unica cosa che facesse era di rimproverarmi perch tiravo su i
bambini in modo che non diventassero degli scemi buoni a nulla
come lui. Ma adesso basta. Per il resto dei miei anni voglio vivere
come un essere umano, non come un animale.
Hai ragione al cento per cento.
Koppel scosse la testa con aria risoluta, e tir alla sigaretta che
teneva ancora tra le labbra, ma che si era spenta da un pezzo.
Cominci a guardarsi attorno in cerca dei fiammiferi, tastandosi
le tasche, rovistando sulla scrivania, dentro i cassetti. Un pallottoliere
cadde in terra, i suoi dischi di legno si misero a girare facendo
un piccolo ronzio.
Che cosa cerchi? disse Lia.
Niente. I fiammiferi. Eccoli qua.
Non agitarti cos. Sono ventotto anni che mi vai declamando
il tuo grande amore. Soltanto l'altro giorno mi hai fatto uno
sproloquio che non finiva pi. Ma se hai cambiato idea, lasciamo
stare. Amici come prima. Una cosa come questa bisogna farla di
pieno cuore, altrimenti niente.
Ma Lia, non so perch dici cos.
Nemmeno io. Ma voglio una risposta precisa.
Sono pronto ad andare fino in fondo. Devi darmi soltanto
un paio di giorni.
Anche due settimane, se vuoi. Non c' tutta questa fretta.
Voglio solo una cosa. Cerca di non far del male a tua moglie.
Dovrai darle abbastanza per tirare avanti. Per lei stessa e per i
figli.
Non le mancher niente.
Come puoi dire che acconsentir al divorzio?
Non pretendo di sapere l'avvenire.
Capisco. Perci tutte le cose che mi hai detto in tutti questi
anni non erano altro che chiacchiere.
No, Lia, non  cos.
Non mi sembri molto entusiasta. Certo, venti anni fa ero pi
giovane e pi carina, immagino.
Per me sei sempre bella.
Non  il momento adatto per i complimenti. Non devi credere,
Koppel, che per me sia facile un passo come questo. Sono
stata sveglia tutta la notte, rivoltandomi continuamente come un
serpente. Non sono pi una giovinetta. Compir presto quarantaquattro
anni. La gente dice che sono una donna in gamba, ma
anche nelle persone pi in gamba c' una parte di sciocchezza.
Tutti dicono che tu sei un imbroglione ed un ladro, capace di qualunque
cosa; ma io ho sempre creduto in te. Perch sei diventato
cos pallido?Nonvolevo mica insultarti.
Chi dice che sono un ladro?
Che importanza ha? Io non lo penso.
Ma io sono un ladro.
Lia prov una fitta al cuore. Chi hai derubato?
Tuo padre.
Stai scherzando!
Se lo dicono tutti, sar vero.
Koppel, non fare cos. Lo sai come parla a vanvera la gente.
Dicono male di tutti. Dicono perfino che Masha sia tua figlia.
Magari fosse vero.
Dimmi la verit, Koppel. Che cos' che ti opprime? Se non
vuoi distruggere la tua famiglia, lasciamo stare. Per ora nessuno ne
sa niente.
Non sar per molto, te l'assicuro.
Che cosa vuoi dire?
Ci sposeremo nella Vienna Hall.
Sei ammattito? La gente divorziata si sposa senza chiasso. Ma
che cosa ti preoccupa? Sei afflitto per Bashele?
Mi fa pena, ma questo non mi fermer di certo.
Forse sei innamorato di qualcun'altra. Tu devi avere una dozzina
di donne.
Neanche mezza dozzina.
Credo di cominciare a capirti, Koppel. Tu mi dicevi sempre
che avevi un mucchio di donne, ma che non le prendevi sul serio.
Ti divertivi e basta. Ma, secondo me, quando un uomo va con
una donna per parecchio tempo, non  pi soltanto un divertimento.
Io non so i fatti tuoi, e neanche voglio saperli. Scusami, ma
sono cose che mi rivoltano. Ma se davvero sei innamorato di una
di quelle femmine, allora, per favore, ti prego, non prendermi in
giro. Dopo tutto, sono sempre una figlia di Meshulam Moskat.
Non sono innamorato di nessuna, e non ho paura di
nessuno.
E chi ha detto che tu avessi paura di qualcuno?
Non l'hai detto tu?
Hai paura che qualcuna ti getti il vetriolo?
E chi sarebbe questa "qualcuna"?
Senti, Koppel. Capisco benissimo che tu mi stai nascondendo
qualcosa. Non posso strapparti la verit, e neanche ci tengo. Non
parliamone pi. Fa' conto che non ti abbia detto niente. Io divorzier
comunque, ma questo non ti riguarder.
Dunque hai cambiato idea?
Prendila come vuoi.
Non scappare. Tu lo sai che ti ho amata da sempre. Fin
da quando venni a lavorare per tuo padre. Tutto quello che ho
fatto, l'ho sempre fatto per te. Ogni notte sognavo che sarebbe venuto
un giorno come oggi, un giorno in cui... Non so come dirti
quel che sento. In certi sogni chiamavo il padrone "suocero".
Gli occhi di Lia si riempirono di lacrime. Prese il fazzoletto
dalla borsa e si soffi il naso. E allora perch mi tormenti
cos?
Ai tuoi occhi, io sar sempre un servitore.
Non dire cos. Stai solo cercando di tormentarmi.
Soltanto un momento fa mi hai dato del ladro.
Ti pare che sposerei un ladro, se lo credessi davvero?
E poi, se avessi rubato, anche quello l'avrei fatto per te.
Suon il telefono. Koppel sollev il ricevitore, e poi lo rimise
gi. Tir fuori l'orologio, lo guard, e torn a riporlo nel taschino
del panciotto. Guard Lia confuso e impaziente nel tempo
stesso. Si morse le labbra, le guance gli si fecero esangui, poi di
nuovo accese. Prov il bisogno impellente di confessarle tutto.
Sapeva di fare qualcosa di cui in sguito si sarebbe pentito, ma
non riusciva a frenarsi. Lia, c' una cosa che devo dirti.
Parla.
Lia, ho pi di sessantamila rubli, a casa mia.
Lia inarc le sopracciglia. Be', e con ci? Sono contenta per
te.
 denaro di tuo padre.
Lia scroll le spalle. E perch vieni a dirlo a me? Per sgravarti
la coscienza?
Non posso rimanere qui a Varsavia. Non potr mai aver
pace.
E che cosa pensi di fare?
Andr in America.
Per Lia fu come una pugnalata. Da solo?
Con te.
E come? C' la guerra.
Possiamo fare il viaggio attraverso la Siberia. Che ne dici?
Che posso dire? Tutto quel che so  che sono affondata
nel fango fino al collo.
Lia non riusc pi a controllarsi. Cerc d'inghiottire il groppo
che le chiudeva la gola e scoppi in singhiozzi. Koppel and alla
finestra che era aperta appena per uno spiraglio, e la chiuse. Poi
si mise a passeggiare su e gi. D'un tratto prov uno straordinario
senso di leggerezza. Un vago sorriso gli apparve agli angoli
della bocca. Prov la netta sensazione di essersi liberato da un peso
che fino a quel momento l'avesse oppresso. Si accost a Lia,
cadde in ginocchio davanti a lei e le appoggi la testa in grembo.
Qualcosa di giovane e da lungo tempo dimenticato si gonfi dentro
di lui. Lia gli pos una mano sulla testa, carezzandogli i capelli
con la punta delle dita. Lui stesso non avrebbe saputo dire se
stesse piangendo o ridendo. Con tutt'e due le mani lei gli sollev
la faccia verso la propria... Le guance di lei erano bagnate,
ma gli occhi sorridevano. Koppel, e che cosa faremo in America?
mormor.
E Koppel rispose:Cominceremo una nuova vita.
...
CAPITOLO OTTAVO.

1.

Il rombo delle cannonate gi faceva tremare i vetri delle finestre,
a Varsavia. Dopo un contrattacco russo, i tedeschi stavano avanzando.
Le strade di Varsavia erano continuamente percorse da colonne
di soldati: cosacchi, kirghisi, baschiri, caucasici, calmucchi.
Gli ospedali della citt erano pieni di feriti. Le autorit si erano
affrettate a trasferire le loro famiglie fuor di citt, nelle retrovie.
Circolava la voce che il governatore generale si preparasse a partire,
e che si stessero minando i ponti sulla Vistola. Si diceva che
le truppe russe in ritirata avrebbero saccheggiato Varsavia. Nonostante
tutto questo, la Festa del Rallegramento della Legge fu celebrata
come sempre. I negozi di liquori autorizzati erano chiusi
ma i fedeli riuscirono ugualmente a procurarsi da bere dai distillatori
clandestini. Non v'era scarsezza n di vino n di birra. Nella
casa di preghiera di Bialodrevna i fedeli cominciarono a bere l'ottavo
giorno dopo la Festa dei Tabernacoli. Il giorno della Festa del
Rallegramento della Legge i chassidim erano gi ubriachi fin dal
mattino.
Nella casa di preghiera faceva un caldo soffocante. I bambini
portavano bandierine di carta e mele infilzate in cima a bastoni.
Donne e ragazze si affollavano per baciare la copertura di seta dei
rotoli della Torah. Giovanotti e ragazzi combinavano ogni sorta di
stupidi scherzi. Versavano acqua nelle tasche di fedeli distratti,
annodavano le frange degli scialli rituali, nascondevano libri di preghiera
e zucchetti. Il lettore inton il servizio aggiuntivo, ma nessuno
della congregazione rispondeva con le formule giuste.
Nathan Moskat fu scelto come presidente. Lui si lament che era un
uomo malato e che non aveva energie da dedicare agli affari della
Comunit. In pi, suo fratello Joel era in condizioni gravissime.
Ma i chassidim si rifiutarono di ascoltare queste scuse, e quando
le formalit della sua elezione furono ultimate, i pi giovani afferrarono
il nuovo presidente, lo distesero sopra un tavolo e lo picchiarono
cordialmente. Nathan grugniva e protestava, mentre i ragazzi
cantavano:

Uno e uno
uno e due
uno e tre...

Dopo che il didietro di Nathan fu ben bene tempestato di pugni,
lo lasciarono andare, lui si rialz, sorridendo, e invit tutti i presenti
a casa sua per brindare in onore della giornata. Saltsha aveva saputo
gi in precedenza che Nathan sarebbe stato eletto presidente, e
aveva fatto i preparativi del caso: vino, visnak, idromele, focacce,
tortelli e noci. In cucina bolliva un enorme paiolo di cavoli con
uva e zafferano. Nel forno arrostivano due oche. I fragranti odori
di cucina invadevano tutto l'appartamento. Abram port un bottiglione
di vino che teneva in serbo da prima della guerra. Si tolse
la giacca e le scarpe, e danz sopra il tavolo da pranzo di Nathan,
cantando una filastrocca di Bialodrevna:

Abramo gio al rallegramento della Legge,
Isacco gio al rallegramento della Legge,
Giacobbe gio al rallegramento della Legge,
Mos gio al rallegramento della Legge,
Aronne gio al rallegramento della Legge,
David gio al rallegramento della Legge.

Saltsha preg Abram di smetterla con queste sciocchezze, ma
Abram non le diede ascolto. Avvert anche i chassidim che i pavimenti
erano stati lucidati da poco, e che stessero attenti a non scivolare.
Ma nessuno le diede ascolto. I festaioli gi molto eccitati
si presero per mano, formando un circolo, e si misero a cantare tremuli
canti di Bialodrevna, battendo il tempo coi loro pesanti stivali
sul pavimento. I ragazzi s'intrufolavano in mezzo al circolo,
saltellando anche loro con i grandi. Donne e ragazze del vicinato
corsero ad assistere, battendo le mani e piegandosi in due dal gran
ridere. Quando Saltsha arriv con una delle oche, i chassidim vi
si buttarono sopra strappando con le mani i pezzi di carne fumanti.
In meno di un minuto non rimase che un mucchietto d'ossa.
Pinnie, rauco per il gran cantare e gridare, afferr Saltsha e cerc di
baciarla. Nathan si mise a ridere cos fragorosamente che il pancione
si scuoteva tutto.
Pinnie! grid. Devo dire a te quel che il re disse ad Haman:
"Vuoi usar violenza alla regina proprio davanti ai miei occhi, in
casa mia?"
Al Rallegramento della Legge, ogni ebreo  re, rispose Pinnie
con fermezza.
Saltsha fugg via, ma Pinnie la rincorse. Le donne in cucina si
misero a scappare qua e l, strillando. Abram rincorse Pinnie, lo
afferr per il colletto e grid: Idiota! Donnaiolo!
Oh, mamma! gridava una donna.  troppo! Non ne posso
pi!
Ti conosciamo, Abram, strill Pinnie in un comico falsetto,
vecchio rubagalline!
Buona gente, tenetemi! Casco! Non ne posso pi dal ridere!
muggiva una vecchia con una enorme pagnotta di capelli sulla nuca.
Ohi, ohi, mi fa male la pancia!
Abram sollev Pinnie come un fuscello e lo port via dalla cucina.
Pinnie strillava e scalciava come uno scolaretto che venga
portato via per dargli una sculacciata.
Dalla casa di Nathan i festaioli passarono compatti a quella di
Pinnie. Sua moglie Hannah e le quattro figlie, che si aspettavano
quell'invasione, si erano affaccendate tutto il giorno nei preparativi.
Hannah, ben nota per la sua tirchieria, aveva avuto cura di
togliere dal salotto tutti gli oggetti fragili e di valore, per tema
che i chassidim, nella loro eccitazione, potessero danneggiarli.
Aveva preparato uno strudel e del punch al cherry. I chassidim
cercarono invano qualche leccornia negli armadi e nei ripostigli,
ma tutto era chiuso a chiave. Mangiarono in fretta lo strudel, bevvero
un punch, danzarono qualcuna delle loro danze, cantarono
qualcuna delle loro canzoni, e via, in casa di Abram. Anche qui,
i visitatori non giunsero inaspettati. Hama e la sua figlia sposata,
Bella, avevano preparato un saporito stufato di cavoli e un'oca
arrostita. V'erano focacce al miele, polpette e cherry-brandy.
Abram aveva ammonito Hama a non farlo sfigurare con la sua
parsimonia. Perci lei aveva indossato un abito da festa e si era
messa tutti i suoi gioielli. Gli orecchini, la spilla, la catena d'oro,
gli anelli, stonavano sulla sua sgraziata persona. Bella si era messa
l'abito con cui si era sposata, Avigdor, suo marito, era pure
presente alla festa. Era proprietario di un negozio di stoffe in via
Mirovska, e quando l'aveva sposata era vedovo di una prima moglie.
Era un uomo di cultura, e un fervente chassid; aveva un volto
pallido, e un enorme paio di occhiali dalle spesse lenti. Abram avrebbe voluto che il genero frequentasse la casa di preghiera di Bialodrevna, ma Avigdor era un fedele di Sochatshov. Adesso, appena lo vide, Abram gli grid: Buona festa a te, mio bell'arnese! Sei ubriaco o sobrio?
Io non mi ubriaco mai.
E allora va' all'inferno!
Hama s'intromise: Abram, misura le parole!  questo il modo di parlare al marito di tua figlia?
Un uomo che non beve non  un uomo! grid Abram.
Non sar mai capace di generare un figlio.
Verggnati, Abram! Sei il disonore della famiglia.
Il naso di Hama si fece rosso, e gli occhi le si riempirono di lacrime.
Evidentemente Abram era gi ubriaco. Bella corse da lui e cerc di sussurrargli qualcosa all'orecchio, ma Abram l'afferr e cominci a baciarla.
Ah, povera figlia mia, tuo padre  proprio un poco di buono.
Ubriaco come Lot, sospir Hama.
Lot aveva una cura particolare per le sue figlie, tuon Abram.
Vergogna, Abram! lo ammon Pinnie. Bei discorsi per un nonno!
S, Pinnie, hai ragione! borbott Abram. Afferr Pinnie per la barba e cominci a tirarlo in giro come un capro. Gli altri ridevano a crepapelle.
Stepha usc fuori. Era alta, quasi quanto suo padre. Aveva un vestito rosso con una fascia nera lucida. Aveva ventisette anni, ma sembrava ne avesse di pi, sopra i trenta. Aveva un vasto petto, e i fianchi larghi. Il volto scuro, pieno di fascino. Ma v'era una certa stanchezza nel suo aspetto. Lo studente di medicina col quale andava in giro ormai da quattro anni non aveva ancora terminato il suo corso. N aveva alcuna voglia di sposarsi. In famiglia si sussurrava che Stepha si fosse gi trovata incinta e avesse abortito.
Quando i chassidim vedevano Stepha, si mettevano a sorridere imbarazzati e si ritraevano timidamente. Gli uomini anziani si allisciavano la barba e sussurravano tra loro.
Buona festa, a te, Sheba, disse Abram. Per tutti i buoni ebrei, oggi  una festa grande.
Buona festa anche a te, rispose Stepha.
Bene, va' a prendere i rinfreschi. Sei una figlia ebrea, dopo tutto.
Non posso negarlo.
Stepha si volt e torn nella sua stanza. Le seccava che suo padre l'avesse chiamata col suo nome ebraico, Sheba, n le piaceva quando lui si comportava come quegli altri ebrei ortodossi. Che cosa avr in mente, adesso, quell'ipocrita?  mille volte peggio di me, pens.  colpa sua se io sono come sono, senza n Dio n marito.
Nel salotto, i canti e i calpestii continuarono. Abram sal in piedi sul tavolo, tenendo alto i babkah che Hama aveva portato. Li distribu, come il mazziere Israel Eli soleva fare a Bialodrevna, e nel tempo stesso gridava:

Fatevi avanti,
venite, gente,
prendete un babkah,
non costa niente.

Hama cercava di nascondere un po' di acquavite e whisky per
loro uso domestico, ma Abram riusc a scovarlo tutto. Continuava
a riempire i bicchieri per tutti. Mand dei giovanotti a svegliare
i proprietari dei negozi chiusi, e tornarono carichi di mele, di pere,
di uva, di meloni e di noci. Dalle cantine di una bottega portarono
un cesto pieno di polverose bottiglie di vino vecchio. Altri avevano
messo le mani su un barilotto di birra e uno zipolo. Abram fece
saltare il cavicchio. La spuma riemp la tinozza. I canti e le danze
crebbero in ardore. Arrivarono altri chassidim. Ogni volta che
l'eccitazione accennava a calare, Abram era pronto a riattizzarla.
Forza, fratelli! Non dormite! Rallegriamoci nella Torah!
Alla salute! Alla salute, fratelli! L'anno prossimo a
Gerusalemme!
Hama se ne stava in piedi presso la porta con un gruppetto di
vicine. Rideva e piangeva, soffiandosi il naso e asciugandosi gli
occhi. Ah, fosse cos tutto l'anno! pensava. Neanche s'immaginano
quel che debbo sopportare! Abram le port un bicchiere
di birra. Bevi, Hama! Alla salute!
Ma, Abram, lo sai che non mi fa bene.
Bevi! Il diavolo non  ancora pronto per portarti via! E
le piant un bacio su una guancia.
Hama arross di gioia e d'imbarazzo. Le vicine ridacchiavano.
Cerc di buttar gi un po' di birra. Il primo sorso parve riempirla
di calore per tutto il corpo. Mordecai, il presidente scaduto, afferr
per il gomito Zeinvele Srotsker. Quell'uomo  un pazzo, ma
 proprio uno dei nostri. Un chassid fino alle midolla!

2.

Quell'anno Fishel non prese parte alle celebrazioni della famiglia
in occasione della festivit. Subito dopo le funzioni se ne and
dalla casa di preghiera. Nell'intervallo aveva bevuto un bicchiere,
com' consuetudine nel Giorno del Rallegramento, e ora aveva il
capogiro. Negli anni passati si era unito a tutti gli altri, ballando
e bevendo con loro, e invitandoli a casa sua. Hadassah e Shifra
avevano offerto il vino e i rinfreschi. Il suocero, la suocera, tutta
la famiglia si era unita a loro. Giovani e vecchi lo invidiavano per
la sua fortuna. Ma ora se ne tornava a casa da solo. Camminava
in fretta, furtivamente. La porta di casa non era chiusa. La spinse
ed entr. N Hadassah n la domestica erano in casa. Si tolse gli
occhiali e li deterse con un angolo della sciarpa. Si era arrivati
a un bel punto, se tutti uscivano e lasciavano la porta aperta. Era
piuttosto tardi. Aveva fame. Dopo qualche esitazione and in cucina,
prese del pane bianco, del pesce, e una zampa di oca arrosto.
Si sentiva piegare le gambe dalla fame, ma dopo i primi bocconi
l'appetito parve svanirgli. Cerc di cantare un inno rituale, mangiando,
ma ne usc un lugubre lamento. Una sgualdrina, ecco
quel che era diventata. Una dissoluta. Nei tempi antichi le avrebbero
fatto bere l'acqua amara. Se era impura, il ventre le si sarebbe
gonfiato e le gambe le sarebbero andate in cancrena. Che pensieri,
gli venivano! Non le sono nemico. C' un Dio nel cielo.
Lui vede la verit.
Ud entrare qualcuno. Hadassah? pens. O forse Shifra?
Alz gli occhi e vide un'estranea. Aveva uno scialle sulle spalle.
La conosceva? V'era qualcosa di familiare, in lei.
La signora non c'?
Che cosa volete?
Io sto in casa di suo suocero, Nyunie Moskat...
Oh, s. Che c'? Che cosa volete?
La mia signora vuole che andiate da lei, subito.
Che  successo? Mia moglie non  in casa.
La mia signora ha detto di venire subito. Sta molto male.
Che cosa  successo?
Non lo so. Si  sentita male tutt'a un tratto. Adesso sta un
po' meglio, ma...
Va bene. Vengo subito.
Si mise qualcosa addosso e usc con la ragazza, chiudendo la
porta a chiave dietro di s, e mettendo la chiave sotto lo zerbino.
Camminarono per la strada in silenzio. Una festa rovinata,
pens Fishel. Ma non ci si pu far niente. Provava una certa
soddisfazione per il fatto di essere stato chiamato; dunque non
era diventato del tutto un estraneo, per la famiglia. Nel suo dissidio
con Hadassah, Dacha era dalla parte sua. Camminava in
fretta, con la ragazza accanto. Strani pensieri gli si affollavano nel
cervello. E se avesse divorziato da Hadassah e avesse sposato
questa serva? Probabilmente era un'orfana. Gli sarebbe stata fedele.
E se invece le avesse chiesto semplicemente di peccare con
lui? Si vergogn di questi pensieri e cerc di scacciarli dalla mente;
ma senza riuscirvi. Non c'era da meravigliarsi, pens. Da mesi
Hadassah non era stata alla mikvah per la purificazione. Dopo tutto
un uomo  fatto di carne e di sangue.
Camminava in fretta dietro la ragazza che lo precedeva di qualche
passo. Meglio camminare dietro a un leone anzich dietro a
una donna... Ricord d'un tratto l'ingiunzione talmudica.
Arrivarono, e salirono le scale. La ragazza apr la porta e lo fece entrare.
In quel momento stesso Fishel si rese conto che la suocera
era molto grave. Un odore di medicinali gli punse le narici.
And in salotto. Suo suocero era in piedi in mezzo alla stanza.
Stava fumando una sigaretta, lo sguardo perduto nel vuoto.
Va' da lei. Vuole vederti. Ma non parlare troppo.
Che cosa  successo?
Pare sia molto grave.
Una porta del salotto dava direttamente nella stanza della malata.
Uno dei due letti era intatto, nell'altro giaceva Dacha. Era
giallastra in volto. Fishel la riconobbe appena.
Vieni. Non aver paura. La voce di Dacha era alta e robusta
in modo sorprendente. Siediti pi vicino. Mi sono sentita malissimo,
tutt'a un tratto. Forse un attacco di cuore o qualcosa del genere.
Hanno dovuto chiamare il dottor Mintz.
E che cos'ha detto?
Non lo so. So soltanto che non va niente bene. Dov'
Hadassah?
Per combinazione non era in casa.
Dov' andata?
A far visita a qualche vicina, immagino.
 chiusa la porta?
S.
Ti prego, va' a chiuderla a chiave.
Fishel obbed.
E adesso vieni qui. Voglio che tu mi prometta una cosa.
Voglio che tu dica il kaddish per me.
Ma... ma... Tu ti rimetterai presto. Guarirai perfettamente.
Se piacer a Dio. Vieni pi vicino.  vero che tu sei un chassid,
ma una donna malata non  neanche pi una donna. So tutto.
Lo so che Hadassah  su una falsa strada. Oh, Dio, perch ho dovuto
vedere questo!
Ti prego... non ti agitare cos.
Dai neri occhi di Dacha cominciarono a sgorgare le lacrime.
 tutta colpa sua.  lui che mi ha trascinato alla tomba, 
lui che ha rovinato sua figlia. Io gli perdono. Ma se gli perdoner
Dio, soltanto Lui pu saperlo.
Ti prego, madre, oggi  una grande festivit. Con l'aiuto di
Dio guarirai benissimo.
Qualunque cosa succeda tra te ed Hadassah, promettimi che
dirai il kaddish per me, quando me ne sar andata. Disporr che
vada a te la mia parte di propriet. Far le carte domani.
Ti prego. Non voglio niente.
Ho sacrificato la mia vita per lei. Non ho pensato altro che
al suo bene, giorno e notte. Ed  cos che lei mi ripaga. Non trover
pace nella tomba.
 giovane. Non sa quel che fa.
Dacha cominci a piangere dirottamente. Fishel si sent un
nodo in gola e gli occhi pieni di lacrime. Fece per dire qualcosa,
ma si udirono dei passi affrettati nella stanza accanto, e qualcuno
buss alla porta. Mamma, mamma, fammi entrare! disse la voce
di Hadassah.
Falla entrare, disse Dacha.
Fishel and alla porta, ma le dita gli tremavano e gli ci volle
qualche momento prima di riuscire a girare la chiave. La porta si
spalanc e Hadassah, nell'impeto di entrare, and quasi a cozzare
contro di lui. Gli volse uno sguardo adirato. Fishel pens che non
aveva mai visto tanto odio nei suoi occhi come in quel momento.
Si fece da parte, e Hadassah si accost al letto.
Mamusha...
Dacha apr un occhio. Che cosa vuoi? disse. Sono ancora
viva.
Mamusha! Che cosa ti  successo?
Niente. Una piccola fitta al cuore, nient'altro. Passer.
Hadassah si volse a Fishel. Va' di l, disse. Lasciaci sole.
Lascialo star qui. L'ho mandato a chiamare io, disse Dacha.
Chiuse di nuovo gli occhi.
Per qualche momento vi fu silenzio. Era difficile dire se dormiva
o pensava. Lievi tremiti le passavano sulla fronte. Le labbra
erano curiosamente piegate in un sorriso. Hadassah si chin sopra
il letto. Prese una boccetta di medicina dal tavolo da notte e l'annus.
Se fosse veleno, pens. Non ci resisto pi.  tutta
colpa mia. Dacha apr gli occhi come avesse indovinato i pensieri
della figlia. Parl.
Vieni qui. Dammi la mano.
Hadassah mise la sua mano tra le dita ossute della madre. Dacha
avrebbe voluto che la ragazza le facesse solenne giuramento che
avrebbe lasciato Asa Heshel. Invece non disse nulla. Tanto, non
manterrebbe la promessa, pens. Servirebbe soltanto a farle
aumentare i suoi peccati. Si assop. Le pareva che il letto con
lei dentro volasse nello spazio.  questa la morte? pens. 
di questo, che ha tanta paura la gente? No, non pu essere cos
semplice.
...
CAPITOLO NONO.

1.

La famiglia continuava a vessare Asa Heshel: se non voleva essere
arruolato e spedito al fronte doveva cercare di farsi riformare
in qualche modo. Gi sua madre aveva cominciato a leggere i salmi
bagnando ogni pagina del Salterio delle sue lacrime. Lo zio Zaddok
pensava che la maniera pi facile sarebbe stata che Asa Heshel si
facesse strappare i denti. Lo zio Levi gli consigliava invece di farsi
perforare il timpano; sua sorella Dinah era d'opinione che se Asa
Heshel avesse digiunato abbastanza, sarebbe stato riformato per
sottopeso. Ogni giorno Adele veniva a lamentarsi dalla suocera in
via dei Francescani. Sua madre ed il patrigno, Reb Wolf Hendlers,
parlavano apertamente di divorzio. Adele continuava a ripetere
che se Asa Heshel si fosse deciso a lasciare quell'ignobile donna,
lei, in cambio, gli avrebbe dato il denaro per farsi esentare
dal servizio militare. Ma Asa Heshel n si storpiava n tornava da
sua moglie. La paura del servizio militare che l'aveva colto nei
primi giorni gli era scomparsa. Quanto pi la gravidanza di Adele
avanzava, tanto pi forte diventava in lui il desiderio di fuggire.
Poteva gi prevedere la spaventosa confusione: la degenza, la levatrice,
l'ospedale, i medici. Lui avrebbe trovato rifugio nell'esercito,
come un assassino in una citt franca.
Le giornate di Asa Heshel erano una confusione di dissipatezze
e d'incombente catastrofe. Il nonno aveva smesso di rivolgergli
la parola. Lui passava i giorni festivi con le sarte. Per il Nuovo Anno,
Fishel and a Bialodrevna per stare accanto al suo rabbino. La
madre di Hadassah avrebbe voluto che la figlia frequentasse con
lei la sinagoga di via Panska, ma Hadassah aveva acquistato un
biglietto per un'altra sinagoga di via Granitchna. Usc subito dopo
il suono del shofar. Asa Heshel aveva ritirato dalla casa di Adele
il suo cappotto, i vestiti e la biancheria. S'incontr con Hadassah
ai Giardini Sassoni. Salirono su un droshky e Asa Heshel disse al
vetturino di alzare il mantice. Avevano trovato un caffeuccio in una
stradina non lontana dal parco Lazhenki. L presero il caff, mangiarono
pasticcini, chiacchierarono. Shifra aveva preparato un
pranzo festivo, ma Hadassah le aveva telefonato di mangiare da
sola e le aveva dato il permesso di restare dai suoi parenti a Praga
fino al giorno dopo.
Ritornarono in citt ognuno per proprio conto. S'incontrarono
sul portone di Hadassah in via Gnoyna. Hadassah fece salire Asa
Heshel in casa sua, e poi lo lasci per andare al pranzo festivo
in casa di sua madre. Asa Heshel rimase ad aspettarla al buio.
Suon il telefono, ma lui non rispose. And alla finestra e guard
il cielo stellato. Era pieno di disperazione e di speranza. Non sarebbe
andato al fronte, per ora. E anche se fosse rimasto ucciso,
non era detto che ci sarebbe stata la fine. Non era possibile che
l'intero cosmo fosse morto, e che la vita e la coscienza fossero contenute
soltanto nelle cellule del protoplasma? Cominci a passeggiare
avanti e indietro. I suoi occhi si erano abituati al buio.
Com'era drammatica la vita! Lei aveva un marito, e lui una moglie.
Lei era andata da suo padre e sua madre a mangiare il pane
ed il miele della festa. E lui era qui, ad aspettare il suo corpo. E
poi c'era il feto nell'utero di Adele. Stava subendo la sua preordinata
evoluzione. I centrosomi si dividevano, i cromosomi roteavano;
ogni voluta, ogni piega portavano l'eredit d'innumerevoli
generazioni.
Durante i Dieci Giorni Penitenziali, Hadassah e Asa Heshell
s'incontrarono ogni giorno. Hadassah veniva dalle sarte. Asa Heshel
veniva a casa di Hadassah. Shifra sapeva tutti i loro segreti. Fishel era
occupato tutto il giorno nei suoi affari. Anche se fosse rincasato
all'improvviso, Asa Heshel avrebbe potuto sgusciar via per la porta di
servizio. Le gelosie della stanza da letto erano calate per tutto il
giorno. Hadassah aveva perduto ogni senso di pudore. Aveva imparato
a svestirsi senza esitazione. Il suo corpo era snello come quello di
una ragazza, i capezzoli erano di un rosso vivo. Aveva strani desideri.
Fingeva che Asa Heshel era il suo signore e lei la sua schiava. Lui
l'aveva comprata al mercato degli schiavi e lei era caduta ai suoi piedi.
Lo tempestava di domande su Adele. Perch non l'amava?
Perch l'aveva sposata? Che cosa aveva, li, Hadassah, che Adele non
aveva? A volte gli parlava di Fishel: di come fosse stato scosso
da brividi durante la loro prima notte di nozze, di come si fosse
accostato a lei e poi allontanato; aveva recitato formule magiche,
e aveva pianto.
Per il Kol Nidre Asa Heshel and nella stessa sinagoga di
Hadassah. Lei and di sopra, nella sezione delle donne, lui rimase
in basso. Ogni tanto alzava gli occhi verso la grata che circondava
la balconata delle donne. La luce delle candele si fondeva con
quella delle lampade elettriche. Il cantore inton i tradizionali
gorgheggi e appoggiature. I sospiri dei fedeli si mescolarono al suo
artistico canto. Vecchi frequentatori della sinagoga, in bianche
vesti cerimoniali, con scialli di preghiera sulle spalle e berretti
ricamati d'oro sulla testa, pregavano e piangevano. Dalla sezione
delle donne giungevano continue lamentazioni. La guerra aveva
strappato mariti alle mogli, figli alle madri. Alla porta della sinagoga
v'era una folla di uomini senza casa, gente che era
stata espulsa dai loro paesi presso il fronte del granduca Nicola.
Questi ebrei pregavano alla loro maniera, a voce alta, con bizzarre
gesticolazioni. Asa Heshel stava l, muto. Prima del tramonto era
andato in casa di sua madre per l'ultimo pasto prima d'iniziare il
digiuno. Il nonno era gi uscito per recarsi alla cappella chassidica.
Un grosso cero era stato infilzato entro un vaso pieno di sabbia.
Sua madre aveva gi indossato l'abito dorato del suo matrimonio,
con lo scialle di seta. Gli era corsa incontro, abbracciandolo, aveva
gridato: Dio ti guardi e ti protegga dalle mani dei gentili!
Era stata colta dalle convulsioni. Per calmarla, Dinah aveva
versato qualche goccia di valeriana su una zolla di zucchero e
gliel'aveva data.
Dopo le preghiere, Asa Heshel e Hadassah s'incontrarono fuori
della sinagoga. Andarono ai Giardini Sassoni e sedettero su una
panchina. Sopra le nubi biancheggianti splendeva la luna all'ultimo
quarto. Le foglie vibravano lievemente fra i rami. Le loro
ombre si disegnavano con strana nitidezza sul terreno. Asa Heshel
e Hadassah stavano l in silenzio. Si alzarono e andarono in via
Gnoyna. Shifra non era a casa. Hadassah chiuse a chiave la porta
e tir i chiavistelli. Aveva commesso il pi nefando dei delitti ed
era pronta a ricevere la punizione.
Avendo profanato il giorno pi santo, cedette a tutti gli impulsi
di lui. Gli si diede sulla sedia, sul tappeto, sul letto di Fishel.
Asa Heshel si addorment e si svegli spaventato da un sogno,
ardente di passione. Hadassah sospirava nel sonno. Asa Heshel
si alz dal letto e si accost alla finestra. S, questo era lui, Asa
Heshel. Suo padre, mezzo demente, era morto in qualche sporco
villaggio della Galizia. Generazioni di rabbini, di santi, di mogli
rabbiniche, si erano purificate perch lui fosse generato. E lui era
qui, e passava la notte di Yom Kippur con la moglie di un altro!
E probabilmente sarebbe morto in qualche trincea, con una pallottola
nel cuore. Non era triste, soltanto pieno di stupore. Tutto
ci era nei piani di Dio? Era possibile che lui fosse una parte di
Dio, corpo del Suo corpo, pensiero del Suo pensiero? Che cosa sarebbe
accaduto se avesse aperto questa finestra e si fosse buttato
gi? Che ne sarebbe stato, in tal caso, del suo amore, delle
sue paure, dei suoi dubbi? No, c'era sempre tempo per morire.
Rabbrivid e si volse verso il letto di Hadassah.

2.

Il giorno del Rallegramento della Legge, Asa Heshel aveva
appuntamento con Hadassah davanti alla banca, vicino al colonnato.
Ma era passata mezz'ora e Hadassah non si vedeva. Asa Heshel
telefon a casa di Fishel: nessuno rispose. Aspett un'ora e dieci.
Hadassah non comparve. Le sarte erano andate fuori, quel giorno.
Non sarebbero tornate a casa prima delle due o tre del mattino.
Avrebbe potuto passare l'ultimo giorno delle feste con Hadassah.
Ma ora quella possibilit stava sfumando. Torn a casa da solo.
And nella sua stanza buia; accese la lampada a gas e si sedette.
Tir fuori una valigia di sotto il letto. Tra una pila di camicie,
di calzini, di fazzoletti, c'era un manoscritto in lingua tedesca.
Il titolo era Il laboratorio della felicit. Asa Heshel lo tir fuori
e cominci a sfogliarlo. La maggior parte dei capitoli non erano
finiti. Su un pezzo di carta era scritto un gruppo di tesi: 1) Il
tempo quale attributo di Dio; 2) La divinit come somma totale
di tutte le possibili combinazioni; 3) La verit della falsit; 4) Causalit
e gioco; 5) Paganesimo e piacere; 6) Trasmigrazione dell'anima
alla luce del pensiero di Spinoza. Sotto c'era una nota: Se
non la faccio finita con X, tanto vale che muoia!
Mentre se ne stava l a sfogliare il manoscritto, suon il campanello.
Corse ad aprire. Doveva essere Hadassah! Il corridoio era
buio. Apr la porta e sent un profumo di comino. Riconobbe la
sagoma di Adele. Adele!
S, sono io. Che razza di porcile  questo?
Come mai sei venuta? domand, pentendosene subito.
Spero che non mi butterai fuori.
Dio ne guardi. Entra.
La condusse nella sua stanza. Alla luce della lampada la faccia di
Adele era gialla e maculata. Portava un cappello fuori moda, come un
vaso da fiori rovesciato. Si sedette subito sulla sedia.
Dunque,  qui che abiti! Una vera reggia! Mangiare, mangi?
Certo che mangio.
Mia madre sa un detto: "Quello che uno mangia gli si vede in
faccia".
Asa Heshel rimase zitto.
Immagino che sarai sorpreso della mia visita. Dovevo parlarti.
Vedi la mia condizione.
Devo andare militare. Lo sai, no?
S, lo so. Se uno si vuol uccidere, non c' mezzo per impedirglielo.
Voglio parlarti francamente.
Bene, parla.
Se tu vai via, io rimango completamente a terra. Tu conosci
la legge ebraica meglio di me.
E allora, vuoi il divorzio?
Non so pi nemmeno io quel che voglio. Tu mi hai rovinata,
la mia vita  finita, ormai, anche se continuo a vivere.
Non  pi il caso di fare questi discorsi.
 il caso, eccome! Non hai mica settant'anni, ancora. Che cosa
intendi fare, della tua vita? Stai uccidendo tua madre... E tutto
per colpa di quella scema.
 meglio che tu mi dica chiaramente quel che vuoi.
Che fretta c'? La stai aspettando?
Pu anche darsi.
Pensa pure. Le sputer in faccia. Per adesso, io sono tua
moglie e lei  una puttana. Io sono tua moglie e tu sei mio marito.
Porto tuo figlio sotto il mio cuore.
Adele, che bisogno c' di tutti questi discorsi? Dobbiamo
mettere una fine, a questa faccenda.  colpa tua se sei rimasta...
S'interruppe.
Non dobbiamo fare proprio niente. Se voglio, ti trasciner
per tutto il resto della mia vita. Il matrimonio non  un gioco,
per me. Vi render la vita impossibile, a tutti e due.
Parli proprio come tua madre.
Dico la verit.  quella donna che ti ha portato alla rovina.
 per colpa sua che siamo tornati in Polonia alla vigilia della
guerra. Avresti potuto studiare, avresti potuto realizzare qualcosa.
Adesso, che cosa sar di te? In tutti i casi, avrai perduto i
tuoi anni migliori. Non credere che lei ti aspetter. Tu marcirai
in una trincea, e lei se ne infischier. Prova, prova a tornare da
lei senza una gamba!
Dimmi semplicemente quel che vuoi.
Voglio aiutarti, anche se non lo meriti. Non ti nascondo che
spero di guadagnarci qualcosa anch'io. Non devi gettarti in questa
guerra pazzesca. Noi possiamo salvarti. Il mio patrigno, mia
madre. Siamo riusciti a ritirare il denaro dalla banca. C' anche
una possibilit di ritornare in Svizzera. Basta che tu faccia soltanto
una cosa: metter fine a questa pazzia.
Adele, io l'amo.
 la tua ultima parola?
 la verit.
Ti sei suggestionato. Tu non sei capace di nessuna specie di
amore.
Adele rest in silenzio per un poco, a capo basso, le labbra
increspate. Il naso le si era fatto lungo e appuntito. La fronte, le
sopracciglia alzate, avevano un che di mascolino, di razionalistico.
Asa Heshel ebbe una strana sensazione, era come se dietro il suo
aspetto femminile fosse affiorato lo spirito di suo padre, lo studioso.
Strano, ma sentendosela vicina, non provava alcuna repulsione
per lei. No, non la odiava affatto. La cosa che temeva, era il peso
di dover mantenere un figlio, la vergogna di essere marito e padre,
circondato da parenti, mentre ancora non aveva realizzato nulla.
Gli venne in mente che se avesse potuto vivere con lei in segreto,
come faceva con Hadassah, non gliene sarebbe importato di averle
tutt'e due. Gli sarebbe piaciuto spiegarlo ad Adele, ma sapeva
in anticipo che lei non avrebbe afferrato il concetto. Non era chiarissimo
nemmeno a lui, del resto.
Adele si alz in piedi d'un tratto. Che razza di stanza  questa?
Dove d questa finestra?
Si accost alla finestra che dava su un muro cieco. Da essa si
scorgeva un cortile, e il tetto di paglia di alcune baracche festive.
Si sporse talmente che Asa Heshel si spavent.
Adele, sta' attenta!
Lei si trasse indietro, si raddrizz e si volse verso di lui.
Sei tu che ti stai uccidendo, non io.
S, hai ragione.
Poveretto!
Lo guard, e sorrise. Aveva ancora dell'attaccamento per lei!
Aveva avuto paura che cadesse gi. Chiss? Magari provava gi
un sentimento per la creatura che lei portava in seno. Era suo
figlio. Adele si rese conto d'un tratto che non avrebbe ascoltato
n sua madre n il patrigno. Non avrebbe divorziato. Mai! Legalmente,
lui sarebbe sempre rimasto suo marito, e lei sua moglie.
Vieni qui, disse. Puoi ancora darmi un bacio, no?
E d'un tratto fece una cosa del tutto inattesa. Allung una mano
e spense la lampada. Rimase l, in piedi, spaventata della sua
propria stupidaggine.
...
CAPITOLO DECIMO.

1.

Dopo che Lia se ne fu andata dall'ufficio di Koppel, quel giorno,
la vigilia della Festa dei Tabernacoli, Koppel si mise a passeggiare
avanti e indietro. I suoi stivali di capretto cigolavano. La sigaretta
gli si era spenta, anche se ancora gli penzolava attaccata al labbro
inferiore. And nella stanza accanto, dove teneva un piccolo fornello
a gas e una teiera. C'era uno specchio sulla parete, sopra il
tavolo. Koppel vi si guard. Dunque quella pollastra di buona
famiglia non  riuscita a sfuggire alle mie grinfie, pens. Ah,
se il vecchio lo sapesse, si rivolterebbe nella tomba. Sogghign
alla propria immagine. Sei un formidabile bastardo, Koppel.
Torn nell'ufficio, apr una finestra e guard in cortile. Una
bambinetta gentile era seduta sopra un mucchio di pietre. Una
donna scalza stava vuotando un secchio di acqua sporca. Koppel
si mise a scarabocchiare con la punta dell'unghia sul vetro appannato
della finestra. Come sarebbero andate a finire le case di Reb
Meshulam se lui e Lia fossero scappati in America? Sarebbe andato
tutto in rovina.
S'infil la giacca e usc in strada. C'era stata un'epoca in cui
Koppel pensava che se Lia avesse fatto tanto da baciarlo, lui sarebbe
addirittura impazzito dalla beatitudine. Ma era questo il guaio,
nella vita, le cose che pi desideriamo hanno la specialit di arrivare
troppo tardi. Era facile dire: Divorzia da Bashele! Vttene
in America! Ma come poteva, un uomo, fare una cosa simile?
Bashele era una moglie fedele, la madre dei suoi figli. Se lui adesso
fosse andato a dirle che voleva divorziare, l'avrebbe preso per
uno scherzo. E che avrebbe detto la gente? La cosa avrebbe fatto
chiasso nell'intera citt.
Non era mai tornato a casa cos presto come oggi. Non vedeva
l'ora di essere a casa, nella sua stanza. L, allungato sul vecchio sof,
era solito riflettere sui suoi progetti. Fece segno a un droshky, vi
sal, e appoggi la testa contro la spalliera del sedile. Allung
le gambe e chiuse gli occhi. Gli bastavano i rumori, gli odori, per
sapere in quale strada stesse passando. Per via Zhabia l'odore
di foglie avvizzite gli disse che stava passando davanti ai Giardini
Sassoni. In via Senator si sentiva gi un vago sentore della Vistola
e delle foreste di Praga. Nemmeno i lontani rombi delle cannonate
riuscivano a sopraffare i rumori familiari. Gli strilloni annunciavano
un'edizione straordinaria: le truppe russe stavano respingendo
l'offensiva tedesca. Koppel apr gli occhi, chiam uno strillone,
e gli gett una monetina da un copeco. Scorse il giornale,
mentre il droshky riprendeva il cammino.
L'orso non  ancora finito, mormor tra s.
Al ponte, il droshky dovette fermarsi. Stava passando una colonna
di ambulanze. Attraverso i finestrini si scorgevano soldati
con la testa o gli arti fasciati. Infermiere si chinavano sui feriti.
Dentro un'ambulanza era distesa una figura completamente avvolta
di bende. Soltanto la punta del naso era scoperta. Due infermieri
in camice bianco si stavano affaccendando intorno con un
qualche apparecchio con dei tubi di gomma. Koppel prov una fitta
acuta alla bocca dello stomaco.
Ahi, mamma, mormor.
A casa trov soltanto Shosha, la figlia maggiore, una ragazza
di sedici anni, di undici mesi pi giovane di Manyek. Era pi alta
del padre, ma con un viso ancora infantile. Due lunghe trecce
bionde legate con nastri le scendevano fino alla vita. Non era
certo molto brava a scuola, stava ripetendo la quarta. Prima che
Koppel potesse dire una parola gli gett le braccia al collo e gli
si strinse al petto. Tatush!
Koppel cerc di liberarsi. Dov' tua madre? le domand.
 andata in drogheria.
E dove sono Yppe e Teibele?
Teibele dorme. Yppe  dal falegname.
Bene. Che novit a scuola?
Gli occhi di Shosha brillarono. Oh, tatush, ci siamo talmente
divertiti! La professoressa di storia ha fatto un capitombolo. C'era
da morire dal ridere! Ho ancora male, per quanto ho riso. E la
ragazza eruppe in una risata infantile mostrando una chiostra di
denti irregolari.
Koppel scroll le spalle. Che cosa c' da ridere se uno cade?
disse.  una cosa che pu succedere a tutti.
Oh, tatush! Era cos buffa. Ha fatto un ruzzolone in mezzo ai
banchi. Voglio darti un bacio!
Di nuovo la ragazza lo abbracci e lo tempest di baci per tutta
la faccia. A fatica Koppel riusc a liberarsi. Proprio come sua
madre, pens. Sciocca ed espansiva. Pi d'una volta gli era venuto
in mente che se questa cavallina s'innamorava di qualche ragazzo,
in men che non si dica gli sarebbe arrivata a casa con la pancia
grossa.
And in camera sua, tir il chiavistello, e si distese sul sof.
Quanto pi fumava e rifletteva tanto pi non riusciva a credere
a se stesso. Come aveva potuto venirgli un'idea cos pazza?
Distruggere una famiglia e scappare in America! E chi avrebbe guardato
Shosha? E chi si sarebbe occupato di trovare a Yppe un marito
decente? Tanto pi che la poverina era zoppa. E che cosa
ne sarebbe stato di Teibele e di Manyek? Neanche se Lia fosse
stata una ragazzina. Aveva quarantaquattro anni, se non di pi.
Se lo amava come diceva, perch non doveva accontentarsi di diventare
la sua amante qui a Varsavia?
Quando si ricord che aveva detto a Lia d'aver svaligiato
la cassaforte di suo padre, si sent salire alla bocca una bile amara.
Dovevo essere impazzito, pens. Mi sono pugnalato con
le mie mani.
Si volt verso il muro e si addorment. La moglie lo svegli
verso le sette, quando la cena era gi in tavola. Koppel si alz
e si trascin stancamente nella stanza da pranzo. Tutto gli appariva
estraneo, il lampadario smaltato che pendeva dal soffitto,
la tavola apparecchiata, i ragazzi seduti intorno a essa. Yppe e
Shosha stavano parlando animatamente tra loro, scoppiando in
fragorose risate. Manyek se ne stava zitto, con la sua corta giacchetta
da studente, coi bottoni dorati. Il suo testone dai capelli
tagliati cortissimi gettava un'ombra sulla parete.
Bashele si affaccendava intorno al marito, offrendogli altra
carne, dei cetrioli sottaceto, dei crauti. Koppel, te ne stai l come
fossi un estraneo, che cos'hai? Hai mal di testa?
Che cosa? No, no, sto benissimo.
Non  mai successo che ti mettessi a dormire durante il
giorno.
Koppel si volse a Manyek. Che novit, a scuola? gli
domand.
Prima che il ragazzo potesse rispondere Shosha interloqu,
ridacchiando. Avresti dovuto vedere il cascatone che ha fatto
la nostra professoressa!
Quando si ha una vacca per moglie, si hanno vitelli per figli,
pens Koppel. Non aveva pi appetito. Non appena terminato il
pasto, s'infil il soprabito e s'avvi per uscire.
Koppel, non fare tardi, gli grid dietro Bashele, bench lui
avesse l'abitudine di non rincasare mai prima delle due del
mattino.
Le scale erano al buio. Uscito in strada, si avvi verso sinistra.
In via Mala, non lontano dalla stazione di Pietroburgo, abitava
la famiglia Oxenburg, che Koppel frequentava spesso. Al piano di
sopra, nella stessa casa, abitava la signora Goldsober, giovane vedova
di un vecchio mercante di tappeti. Koppel e i suoi intimi si
riunivano in casa Oxenburg diverse sere della settimana. Gli
Oxenburg avevano un vasto appartamento di cinque stanze. Le
pigioni erano basse, nel quartiere di Praga. L'unico inconveniente
era il fischio delle locomotive che s'udiva per tutta la notte. Ma gli
Oxenburg vi si erano talmente abituati che d'estate, quando erano
in campagna, non riuscivano a dormire.
Il silenzio ti fischia nelle orecchie, si lamentava Isador
Oxenburg.
Un tempo, Isador Oxenburg era stato proprietario di diversi
ristoranti, a Praga e a Varsavia vera e propria. Le trippe di Oxenburg
erano famose. Ma da quando aveva perso la salute, la sua unica
attivit era di affittare batterie di cucina e servizi da tavola per
matrimoni. Sua moglie Reitze faceva l'agente di collocamento di
domestiche. Avevano un figlio che, si diceva, faceva il ricettatore.
Peraltro, i genitori avevano grandi consolazioni dalle figlie, Zilka e
Regina. Il marito di Zilka, impiegato in una ditta di confezioni
di via Gensha, guadagnava trenta rubli la settimana. Regina era
fidanzata. La signora Oxenburg da giovane doveva essere stata
una bellezza, ma ora era cos grassa che riusciva a malapena a passare
dalle porte. Pesava quasi centocinquanta chili. Ci nonostante
si occupava attivamente dell'andamento domestico, affaccendandosi
con la servetta e litigando col marito. Oxenburg, alto e magro,
con un collo scarno e percorso da grosse vene, un paio di baffi
color birra accuratamente impomatati e appuntiti alla maniera
polacca, era un gran bevitore, ed era pi il tempo che passava disteso
sul sof che in piedi. Era un appassionato di solitari. Ogni
volta che aveva una discussione con sua moglie si batteva il pugno
sul petto e gridava con quanto fiato aveva in corpo: Lo sai con
chi stai parlando? Con Isador Oxenburg! Tu mi hai succhiato
come una sanguisuga! Guarda come mi hai ridotto!
E le mostrava le guance incavate che avevano una tinta bluastra,
malata, come vi fosse rimasta soltanto la pelle a coprire le ossa.

2.

Isador Oxenburg e Koppel appartenevano entrambi alla societ
Anshe Zedek. Dagli Oxenburg, Koppel era considerato praticamente
un membro della famiglia; aveva perfino la chiave di casa. Nel
corridoio si tolse il soprabito e il cappello e li appese all'attaccapanni.
Poi si diede una passata ai capelli col pettinino da tasca. Quando
entr nel soggiorno trov tutta la compagnia riunita: David Krupnick,
Leon il Rigattiere, e Motie il Rosso stavano giocando a carte
con la signora Goldsober. Itchele Peltsevisner stava giocando a
domino con Zilka. Erano talmente assorti che si accorsero appena
dell'arrivo di Koppel. Entrando, ud la signora Goldsober che diceva:
Me ne vado con la mia coppia di re.
Io le tengo compagnia, disse David Krupnick, un commerciante
di mobili, notoriamente ricco. Vedovo anche lui, aveva un
debole per la signora Goldsober.
Passo.
Sei groszy.
Pi dieci.
La signora Goldsober era seduta a capotavola, avvolta in uno
scialle fatto a maglia. I suoi capelli castani con striature rossastre
erano pettinati all'indietro. Un pettine ornamentale era infilzato
sulla sommit della pettinatura. Aveva la fronte arrotondata, il
naso piccolo, il mento sporgente mostrava una chiostra di denti
bianchi. Aveva le sopracciglia depilate. In passato aveva sofferto
di asma, e da allora aveva preso l'abitudine di fumare un certo
tipo di sigarette lunghe e sottili che si diceva facessero bene ai
bronchi. In questo momento stava emettendo piccoli sbuffi di fumo
dalle narici.
Be', uomini disse, che cos'avete?
Io ho soltanto mal di testa, sospir Motie il Rosso, un ometto
dalla faccia butterata e capelli rossi tagliati a spazzola.
Tre donne, dichiar David Krupnick scoprendo la sua
mano.
Prendi, prendi, disse Leon il Rigattiere, spingendo verso di
lui il piattino pieno di soldi. Fortunato come un ladro!
La signora Goldsober si volt e vide Koppel. Lo guard con
un'aria vagamente maliziosa. Perch cos tardi? disse.
Cominciavo a pensare che avremmo dovuto fare a meno di lei,
stasera.
Koppel alz le sopracciglia. Penso che avreste potuto cavarvela
ugualmente, no?
Niente affatto. Non lo sa che io mi struggo per lei dalla mattina
alla sera?
Senti, senti! grid Motie il Rosso calando un pugno sulla tavola.
Si strugge per lui!
Oh,  un vecchio amore. Sono anni che va avanti, disse Leon
il Rigattiere.
Ah,  cos? E io che pensavo fosse innamorata di me! disse
David Krupnick raccogliendo le carte e cominciando a mescolarle.
Lei  troppo fortunato al gioco, disse la signora Goldsober.
Che cosa vuole da me questa manzetta? pens Koppel.
Magari avr litigato con Krupnick, o vuole semplicemente civettare
un poco. Usc dalla stanza, e con la disinvoltura di chi si
sente in casa sua, and nella stanza da pranzo. Voleva far due
chiacchiere con la signora Oxenburg, ma l non c'era. Seduto a
capotavola c'era il marito che stava disponendo le carte sul tavolo
per un solitario. Una bottiglia d'acquavite a portata di mano.
All'entrata di Koppel, Oxenburg, con gesto rapido, afferr la
bottiglia, come per nasconderla, ma quando vide chi era entrato,
ritir la mano.
Buona sera, Isador.
Le labbra sottili e bluastre di Oxenburg si piegarono in un
sorriso storto. Non giochi, stasera?
Che gusto c'? Il gioco  una gran stupidaggine.
Oxenburg scosse la testa con afflizione. Ah, disse, lo chiamano
giocare a carte, quello! Oggi si gioca a birilli.
Anch'io la penso cos.
Oxenburg pos una mano sul tavolo coperto da un'incerata.
Che c' di nuovo, nella societ? Sei sempre il primo reggente?
Nemmeno il secondo.
Sei nel comitato?
Non ho nemmeno quest'onore.
Che cosa  successo? Ti hanno buttato fuori?
E chi potrebbe buttarmi fuori?
Sei un osso duro, tu. Voi giovani siete fortunati. Non prendete
niente sul serio. Ai tempi miei era tutto diverso. La societ,
allora, era in via Stalova. Per regolamento dovevamo portare i viveri
all'ospedale ebraico di viale Chista. Non c'erano tram, a quell'epoca,
soltanto un omnibus a cavalli, ma al sabato non potevamo
viaggiare. Riempivamo un cesto con pane bianco, cipolle con lardo,
trippa, fegato, e facevamo la strada a piedi. Che scarpinata! I polacchi
sul ponte ci prendevano a sassate. Se ne acchiappavamo uno,
di quei bastardi, gli allisciavamo il pelo.
In via Krochmalna c'era una banda che ci sbarrava la strada.
La prima volta ci fecero neri. Tutta la roba che portavamo and
persa, tutta sparpagliata per terra. A Yossel Batz gli ruppero una
costola. Io me la cavai con un bernoccolo in testa grosso cos.
Quella sera tenemmo una riunione. "Sentite", dissi io, "non avrete
mica paura di quella banda di farabutti?" "Ma che cosa possiamo
fare?" dicevano i ragazzi. "Di sabato, non possiamo mica usare
i bastoni". Avevamo un rabbino lituano. Si chiamava Reb
Feifke. Disse: "Se si  in pericolo, si pu". "Bene", dico io,
"se questo sant'uomo dice che si pu, vuol dire che si pu".Lui
studiava su un volume grande come questa tavola.
Il sabato seguente, le donne ci venivano dietro con le ceste
dei viveri, noi andavamo avanti, a gruppetti. Presso il vicolo
Yanash sentiamo un fischio. Io ero davanti a tutti con altri quattro.
D'un tratto siamo circondati da quei bastardi con a capo
Itche l'Orbo, un delinquente famoso, violento e manesco. Le rivendugliole
dovevano pagargli una tassa per essere lasciate in pace.
"Be'?" dice Itche, "Krochmalna  mio territorio". "Che cosa
vuoi?" dico io. "Non siamo qui per nostro piacere, portiamo
da mangiare ai malati". "Non abbiamo bisogno della vostra carit",
dice lui. "Sgombrate, o vi torco il collo". E mi d un pugno
sul petto. Io vidi che non c'era via di uscita, perci alzai il bastone
e gli diedi un colpo sul mento. Lui fu cos sorpreso che rimase
l per un attimo con gli occhi di fuori. "Forza, ragazzi", dico,
"datemi una mano!" Cominci il ballo. I nostri ragazzi gli diedero
quel che gli spettava. La notizia che le stavano suonando a Itche
l'Orbo si sparse in un baleno. C'erano dei calzolai, in via Krochmalna,
che dovevano pagare anche loro una tassa ad Itche perch
non disturbasse le loro donne. Quando sentirono che ci stavamo
azzuffando con la sua banda vennero fuori anche loro. C'era un
solo poliziotto nei paraggi e pens bene di svignarsela. Insomma,
per fartela breve, li facemmo neri. Da quel giorno, tutta Varsavia
seppe che Isador Oxenburg non si lasciava bagnare il naso da nessuno.
Oxenburg si asciug il sudore dalla fronte. Forse gradisci
un bicchiere?
No.
Che notizie ci sono dei Moskat? Come te la passi con quella
gente?
Sto pensando di piantare tutto, qui, e di andarmene in America,
disse Koppel, senza sapere lui stesso perch si confidava
con questo sbornione.
Oxenburg rimase a bocca aperta, poi ebbe un moto convulso
delle mascelle, come volesse ingoiarsi la pnta dei baffi. Perch?
Stai scherzando!
Dico sul serio.
Ma che ti prende? Varsavia  diventata troppo piccola per te?
E che cosa farai, in America? Avrai da sgobbare, per guadagnarti
la vita, l.
Dov' tua moglie? chiese Koppel.
E chi lo sa? Dammi retta, qui a Varsavia sei un padreterno.
In America dovrai metterti a stirar pantaloni.
Koppel non gli rispose nemmeno. Si alz e usc dalla stanza.
Nel corridoio esit, incerto se andare in soggiorno a unirsi agli
altri, oppure andarsene via addirittura. Quello sbornione aveva
ragione, pensava. Che cosa avrebbe fatto in America? Immagin
come sarebbe stato, laggi, abitare in un altissimo palazzo con
Lia, con i treni che corrono sopra i tetti, e altri treni che corrono
sottoterra, stracarichi di gente che parla inglese. Lui sarebbe dovuto
andare in giro, solo, in un mondo sconosciuto, senza figli,
senza amici, senza donne. Lia sarebbe diventata vecchia e bisbetica.
Bashele lo avrebbe rimpianto per un poco, e poi avrebbe sposato
il carbonaio di fronte. Lui avrebbe dormito nel letto di Koppel, e
la mattina Bashele lo avrebbe svegliato dicendogli: Chaim Leib,
tesoro mio, il caff si raffredda.
Al diavolo tutte le donne, pens Koppel. Ipocrite e puttane,
dalla prima all'ultima.
Si sent d'un tratto un povero verme indifeso, come si era sentito
tanto tempo fa quando era un giovincello orfano di provincia
che guadagnava due sporchi rubli la settimana. Si sentiva talmente
gi, a quei tempi, che se ne andava alla casa di preghiera il sabato
mattina presto e rimaneva l finch il Sabato non fosse terminato.
In sguito la fortuna era cambiata. Era divenuto un membro
della congregazione, aveva imparato a conoscere Meshulam
Moskat, aveva sposato una ragazza povera ma perbene, aveva generato
dei bambini, aveva accumulato un po' di denaro. Che
cos'aveva da agitarsi tanto? Perch distruggere due famiglie? Dove
stava scritto che doveva proprio diventare il genero di Mshulam
Moskat? Mentre se ne stava a rimuginare su queste cose nel corridoio
la porta del soggiorno si apr e usc fuori la signora Goldsober
tutta rossa e sorridente. Sotto lo scialle, si scorgeva la blusa di
merletto. Di sotto la gonna pieghettata le sporgeva l'orlo della sottoveste.
Guard Koppel con una certa sorpresa. Guardatelo. Se
ne sta l come uno scolaretto in castigo.
Va gi via? Cos presto?
Neanche per sogno. Ho lasciato di sopra le mie sigarette per
l'asma.
Rimasero un momento in silenzio. La signora Goldsober ebbe
un moto nervoso della testa. Senta, disse, mi tenga compagnia
su per le scale.
Perch no?
Salirono le scale; la signora Goldsober gli si appoggiava contro
la spalla. Giunti al suo pianerottolo, lei apr la porta con la chiave.
Venga, disse. Forse lei ha un fiammifero.
Dentro era buio; un greve odore di cera da pavimenti impregnava
l'aria. Si aveva la sensazione della casa ben ordinata di una
donna sola. D'un tratto la vedova circond con le braccia il collo di
Koppel e gli diede un bacio sulla bocca. Sapeva di fumo e di cioccolato.
Puntini di luce danzavano davanti agli occhi di Koppel.
Ah,  cos, mormor.
S,  cos, rispose lei.
Di nuovo prese a baciarlo, con l'abbandono di una donna che
si  disfatta dell'ultimo residuo di pudore.
Che diavolo sta succedendo? pens Koppel. Mi vanno tutte
bene. Dovr capitarmi qualcosa.

3.

La signora Goldsober si strapp dalle braccia di Koppel.
Bisogna che torni gi, disse. Dio sa che cosa penser
Krupnick.
Non voglio dargli nessuna ragione di far chiacchiere. Senti
che cosa ti dico. Vieni su pi tardi. Verso le undici. Voglio solo
farmi vedere di sotto per un po'.
Koppel riflett un momento. Non voglio passare tutta la serata
dagli Oxenburg. Torner pi tardi.
Dove te ne vai, Koppel? Che strano tipo, sei; sempre pieno
di segreti. Ti dico una cosa. Scendi tu per primo. Se rientriamo
insieme, si metteranno subito a fare un mucchio di chiacchiere.
Koppel scese di sotto. Nel corridoio degli Oxenburg si ferm
davanti allo specchio per darsi una ravviata ai capelli. Poi entr
nel soggiorno. La partita era finita. David Krupnick stava parlando
con Leon il Rigattiere che commerciava in antichit e in
gioielli. Zilka, la figlia sposata degli Oxenburg, era andata via
dalla stanza, lasciando gli uomini ai loro discorsi da uomini soli.
 un mucchio di sciocchezze, diceva Leon il Rigattiere.
Ogni donna ha il suo prezzo. Afferr Krupnick per i risvolti
della giacca, come stesse per confidargli un segreto. Prendi il
mio caso. Eccomi qui, non giovane, non bello. Per di pi, che Dio
ve ne scampi sempre, ho anche l'ulcera allo stomaco, e un giorno
o l'altro dovr farmi operare. Be', la settimana scorsa, mi pare, era
mercoled, mi telefonano di andare in una certa casa di gentili in
viale Rose. Dovevano sposare una figlia, e volevano vedere dei
gioielli. Prendo un po' di campioni da Yekel Dreiman e vado l
con un droshky. Salgo i gradini di marmo e suono il campanello.
Viene ad aprire una donna. Guardo la ragazza e, vi dico, c'era da
strofinarsi gli occhi per esser certi che quel che vedevo era vero.
Alta, bionda, con un sorriso che ti dava i brividi. "Mi scusi",
dico, " lei quella che si deve sposare?" Lei ride e dice che  la madre
della sposa. A momenti ci restavo secco. "Be'", dico, "se
tanto  la madre, chiss la figlia!" Lei ride di nuovo, e mi dice
che la figlia  andata dalla sarta a misurarsi dei vestiti, ma che
torner presto. Dunque, lei era l sola in casa. Chi ci pensava
pi agli affari. Tiro fuori la mia mercanzia. Lei guarda i pezzi,
se li prova addosso, e sospira. "Perch sospira?" le faccio. "Stia
tranquilla che le faccio buoni prezzi". Insomma, una parola tira
l'altra, e mi racconta tutta la storia. Suo marito si era mangiato
tutto. Sua figlia stava per sposare un conte. Dovevano far le cose
per bene, ma non c'erano soldi. E allora, per scherzo, le faccio:
"Signora, io non sono ricco. Sono soltanto un incaricato, un intermediario,
in questi affari, ma per quel che ho, lei vale la pi bella
spilla di brillanti che si possa comprare". Appena ho detto questo
mi  venuta paura che mi facesse rotolare gi per le scale. Invece
lei spalanca quei suoi occhi enormi... mi potete credere se vi dico
che mi tremano le gambe... e mi fa: "Per i miei figli sono pronta
a qualunque sacrificio". Se non mi ha preso un colpo si vede proprio
che sono a prova di bomba.
Motie il Rosso cal una manata sulla tavola. Dunque, disse,
hai avuto ci che volevi?
Se l'ho avuto, non vengo certo a raccontarlo a te.
Koppel intrecci le mani dietro il dorso. Prosegui pure, con
tutte queste frottole. Ti ascoltiamo.
Dove sei stato? disse Itchele Peltsevisner. A dar la caccia
alla signora Goldsober?
Io non do la caccia a nessuno.
Siediti e gioca una mano.
No, devo andare via. Koppel usc nel corridoio, s'infil il
soprabito e si mise il cappello. Usc in strada e si avvi verso il
ponte. Era abituato ad avere fortuna con le donne, ma la visita
di Lia all'ufficio, e questa resa inaspettata della signora Goldsober
lo sorprendevano ugualmente. Si ferm presso un lampione ed accese
una sigaretta. Ho tutto, pens, denaro, donne, propriet.
Che altro posso desiderare? Che senso avrebbe andarmene da dove
sono?
Alla congiunzione delle vie Mala, Stalova, e Mlinarska, entr in
un ristorante e, dopo qualche esitazione, telefon a Lia.
Lia, sono io.
Koppel! grid Lia. Non ho fatto che pensare a te tutto il
giorno. Mi sembra un sogno, tutta questa storia.
Posso vederti?
Dove sei? Vieni qui. Non c' nessuno in casa, soltanto i
ragazzi.
Koppel prese il tram numero cinque. Lia abitava in via Tshepla.
Scese dal tram dopo il mercato centrale. Doveva fare ancora un po'
di strada a piedi. Pass davanti alle caserme ed al panificio militare.
Pi avanti c'era la gendarmeria. Nel cortile buio palpitavano delle
luci. Una sentinella armata stava dentro la garitta. Nel silenzio
della notte il rombo delle artiglierie, sul fronte, si udiva pi chiaramente.
Cominci a cadere una pioggerella. Tutto era appeso a
un filo, pens Koppel. D'un tratto si ricord di una cosa che gli
avevano detto a scuola da bambino: che la terra era sostenuta dal
Leviathan, il grande mostro marino, e se al Leviathan fosse venuta
la voglia di afferrarsi la coda con la bocca, l'intero mondo sarebbe
rotolato gi. Salendo le scale, trasse di tasca un fazzoletto e si asciug
la faccia umida. Suon il campanello e ud i passi di Lia. Sgran
gli occhi: non l'aveva mai vista abbigliata in modo cos studiato.
Intorno ai capelli portava una fascia di seta. Una vestaglia di seta
ricamata, e babbucce col pompon. Al dito le brillava un anello con
brillanti. Lo prese per un braccio e lo trasse nella stanza di Moshe
Gabriel. Era la prima volta che Koppel entrava l dentro. C'erano
degli scaffali, un leggio con un volume del Talmud. Non fosse stato
per il letto, Koppel avrebbe pensato di esser capitato in una casa di
studio chassidica. Prov un senso d'imbarazzo. Sembra la moglie
di un rabbino, pens. Sedette con qualche esitazione. Ora gli pareva
di non aver visto Lia da chiss quanto tempo.
Gradiresti un bicchiere di visniak?
Usc, e torn con un vassoio sul quale erano posati una bottiglia
d'acquavite, due bicchieri, e dei biscotti al miele.
Aveva le mani malferme, e camminando il vassoio le tremava.
Srviti, Koppel. Pos il vassoio. Perch sei cos pallido? 
accaduto qualcosa?
No, Lia. Non  successo niente, rispose. C' solo che ti
amo.
Su, bevi. Ho ripensato a tutta questa faccenda. Ah, Koppel, ho
paura. Che cosa succeder ai ragazzi? Zlatele e Meyerl hanno ancora
bisogno della madre. Come posso lasciarli, questi passerotti? Forse
dovrei portarmeli con me.
Non  una cosa impossibile.
Ma come? In mezzo a queste sparatorie? Koppel... Io... io...
Non so proprio che cosa dire. Su, vienimi pi vicino, tu non sei un
chassid.
Le si accost e le prese una mano.
Dimmi, le domand, sei pentita di ci che  successo?
Pentita? No, Koppel. Che cosa potrei rimpiangere? Quella che
facevo qui non era una vita. E i figli sono tutti dalla parte mia, salvo
Aronne, naturalmente. Soltanto l'altro giorno Meyerl mi diceva:
"Mamusha, sei sempre sola". Anche Masha conosce i miei guai, ma
lei non dice mai una parola. Zlatele  dolce come la seta. Fa la bambina,
ma di cervello  matura. Dimmi che cosa devo fare, Koppel.
Perch mi avevi telefonato? Avevi desiderio di me?
S, Lia.
Volevo stare un po' sola con te. Per questo ti ho portato qui
dentro. Aspetta un momento. Vado a preparare del t.
Nell'alzarsi, il suo ginocchio sfior quello di lui, e i lembi della
vestaglia si scostarono. Koppel vide la linea morbida della sua gamba.
Si alz anche lui e si accost al leggio. Apr il volume. Sulla pagina
c'era un filo della frangia di uno scialle di preghiera e un pelo
rossastro. Probabilmente della barba di Moshe Gabriel. Koppel si
sent soverchiare da un senso di umilt. Un rabbino, e lei era sua
moglie, pens. La figlia di Meshulam Moskat, e io sono Koppel, il
factotum.
Quando la porta si apr di nuovo e Lia entr con un vassoio col
servizio da t, tartine e fettine di limone, Koppel prov un angoscioso
desiderio di gettarsi ai suoi piedi e di baciarle l'orlo della veste,
come aveva visto fare ai personaggi del teatro polacco. Le si fece
incontro e la circond alla vita con un braccio.
Che cosa fai, Koppel? Ti scotterai.
Lia, tu devi esser mia, emise Koppel con voce tremula. Ti
amo. Ti ho sempre amato, da quel giorno che venisti in ufficio e tuo
padre ti dava della shiksa.
Lei pos il vassoio. Koppel la circond con le braccia e la baci.
Le labbra piene di Lia si premettero con ardore contro le sue.
Il suo volto era soffuso di un rossore giovanile e gli occhi sembravano
diventati pi grandi e di un azzurro pi intenso. Koppel diede
un'occhiata verso il sof, ma Lia si strapp dal suo abbraccio.
No, Koppel. A Dio piacendo ci sposeremo. Avremo tempo, per
questo.
Quando Koppel usc, la pioggia era cessata, ma i marciapiedi
erano ancora bagnati e sdrucciolevoli. I lampioni erano avvolti da
una leggera nebbiolina. Koppel guard l'orologio. Mancava un quarto
alle undici. Al diavolo quella Goldsober, pens. Mi manca
soltanto di cacciarmi in qualche storia con quella donna. Ma non
aveva nessuna voglia di andare a casa. Era troppo eccitato. Era
come se gli mancasse qualcosa. Che senso hanno, tutti questi
scrupoli, si diceva. Bashele non sar certo la prima donna al
mondo che si sia separata dal marito. Star benissimo. Non le far
mancare nulla. Quanto a Dio, non ci penso nemmeno. Che esista
proprio davvero, nessuno lo pu dire. Stringi un po' il collo a uno, e
 bell'e finito.
D'un tratto si rese conto di ci che gli mancava. Sentiva il bisogno
di confidarsi con qualcuno sugli eventi della giornata, di avere
un orecchio che lo ascoltasse. Non come quel disgraziato di Leon
il Rigattiere quando si metteva a chiacchierare delle sue conquiste,
ma un vero amico comprensivo con cui parlare sopra un bicchiere di
birra. Una volta aveva degli amici. David Krupnick era stato un suo
amico del cuore. E a quei tempi si poteva anche fare dei discorsi
intimi con Isador Oxenburg, con Motie il Rosso, o anche con qualcuno
dei Moskat. Ma col passar degli anni tutto era cambiato.
Krupnick adesso gli era nemico, anche se lo dissimulava. Motie il
Rosso aveva una moglie che lo menava per il naso, e non gli interessavano
pi i discorsi da uomini. Isador Oxenburg era diventato uno
sbornione. Koppel si ferm un momento e ascolt il lontano rombo
delle artiglierie. No, quei tempi non sarebbero tornati pi. Un'intera
generazione gli era trascorsa sotto gli occhi.
Prese il tram per tornare a Praga, e scese in via Mlinaska. Aveva
deciso di non passare per via Mala, ma di andare direttamente a
casa. Quella via, peraltro, parve attirarlo. Era troppo presto per andare
a letto. Il portone del cortile degli Oxenburg era gi chiuso,
ma il portiere gli apr subito. Koppel era generoso nelle mance.
Alz gli occhi e vide una luce alle finestre della signora Goldsober.
Sal le scale e buss lievemente alla porta.
Chi ? sussurr una voce.
Sono io.
La porta si apr. La signora Goldsober portava una vestaglia rosa
e un paio di babbucce rosse. Aveva i capelli sciolti che le ricadevano
dietro le spalle. Si era tutta incipriata e truccata con gran cura.
Koppel aspir il tenue profumo di rosa. Lei lo prese con tutt'e due
le mani e lo trasse dentro. Ridacchi piano. Che uomo!
...
.
...
FINE Parte 2.